Ti pensavo con un po’ di confusione,

tra il vecchio e il nuovo. La luce era spenta e quanto a lungo dura la fiamma di un cerino? Chissà dove avevo lasciato l’ennesimo accendino. Non fanno mai piacere le critiche, no, spesso sono accuse camuffate e nulla più, il cercare di sminuire la persona che si ha davanti per non mettere in discussione il proprio atteggiamento. Qualche volta i tergicristalli muovendosi mi rubano gli occhi, sabato notte eri stata tu a farlo e non me li hai restituiti. Le cose sembrano distorte, mentre in realtà è solo la prospettiva dalla quale le si guarda – mi ero messo via troppo a lungo – a non consentire la messa a fuoco. E tra andate e ritorni, qualche sorpresa del tutto inattesa si affaccia alla porta e ti prende alla sprovvista. C’è chi entra  senza chiedere permesso, chi si trova direttamente a proprio agio come se albergasse la tua vita da sempre. Nemmeno saluta. E allora ben arrivata. Pochi rumori, qualche macchina sulla via principale, qualche ombra fuori e dentro. Non sono riuscito ad essere il miglior me stesso come avrei voluto, non in questa occasione, elementare scuotere la testa, gli errori vanno anche pagati, ma poi mi dico che no, che gli errori non esistono, perché il fallimento non esiste, il fallimento è soltanto l’ennesimo tentativo utile nel far andare le cose come vorremmo e allora sì, non assume più un peso costrittivo, significativo. In passato mi sono violentato per non sentire quel peso, mi sono imposto alcune condizioni non all’altezza delle possibilità che offriva quel presente e mi sono chiuso dietro porte e non ho percorso strade che potenzialmente avrebbero potuto garantirmi vantaggi maggiori. Sì, lo so, avrei dovuto provare, ma è l’esperienza a spiegarti come funzionano le cose e devi passarci per comprendere davvero, pure se lo trovassimo scritto su Wikipedia, non riusciremmo ad assimilarlo come vorremmo. E tra un pensiero e un altro, inizia a farsi tardi, mi giro l’ultima, sotto passa qualche canzone che non conosco e che se avessi la prontezza  di raccogliere l’iPhone potrei titolare attraverso Shazam. Un altro cerino, un altro sguardo e la luce è chiaramente spenta. Riparto, la pausa è finita, tra l’aspettare e l’andare, preferisco venirti incontro.
Lancio la cicca, sbuffo il fumo, su il finestrino, lo Start, la prima e inizia un nuovo paragrafo.

This entry was posted in Gianni D'Ambra and tagged , , , , . Bookmark the permalink.

10 Responses to Ti pensavo con un po’ di confusione,

  1. piera says:

    bello, molto bello il pezzo, bravo!

  2. Gianni Gianni says:

    Grazie Piera, sempre gentilissima 🙂 un abbraccione!

  3. nonconta says:

    Cos’è questo Già? Fammi il piacere. Ti prego.

  4. Gianni Gianni says:

    Io te lo faccio pure il piacere: spiegarmi a cosa ti riferisci e chi sei? Grazie.

  5. nonconta says:

    Non capiresti Già, lascia stare.

  6. Gianni Gianni says:

    Ne ho visti tanti di mitomani qui sopra, non mi preoccupo più: ciao.

  7. ale says:

    ciao gianni!
    bellissimo questo post!:)) è vero! alcune persone entrano dentro di noi senza che ce ne rendiamo conto..!
    stupenda la frase “tra l’aspettare e l’andare, preferisco venirti incontro”!!
    peccato che il nuovo paragrafo abbia la password:)
    un abbraccio!

  8. nonconta says:

    Ma sei curioso di sapere chi sono Già.

  9. Gianni Gianni says:

    Ciao Ale, buondi’, confermo: alcune persone hanno un accesso spontaneo al nostro mondo, pure se stiamo ben attenti. Anche a me piaceva quella frase, ogni tanto mi viene in mente di scrivere un romanzo, potrei farcela XD Momento idiota (ecco Sabrina, so essere anche idiota ^^)
    Il “nuovo paragrafo” si’ 🙂
    Un abbraccio a te!

  10. Gianni Gianni says:

    Hai ragione, sono curioso di sapere chi sei, soprattutto perche’ ti sei comprato/a la parola “Già”: pensi di ripeterla ancora spesso? Ciao.

Rispondi