Tu sì, tu sai proprio tutto:

ogni dettaglio, ogni sfumatura, ogni segreto.  È davvero incredibile come ci si possa spogliare di ogni filtro, di ogni atteggiamento canonico per difesa o per impressionare, semplicemente per via della completa accettazione che abbiamo l’uno dell’altra. Sei – d’altronde – il sinonimo sincero del termine amicizia, nell’invalidazione della regola che impone non possa essercene tra uomo e donna: il nostro rapporto è speciale anche per questo.
Mi hai visto affranto dalla tristezza, col cuore sbucciato dal dolore nel tentativo di lasciarmi sfogare tutto il rammarico che covavo dentro. Mi hai visto crescere – interiormente intendo – nella costante e perché no, emozionante, evoluzione che mi è passata attraverso. Mi hai visto padrone del mondo che ho edificato con tanta dedizione e allo stesso tempo mi hai visto buttarlo all’aria, stanco di un ruolo che non sentivo più mio.
Mi hai visto raggiungere mete, obiettivi e spingermi avanti con ogni forza, anche quando la vita – inspiegabilmente, in alcuni frangenti – mi ha chiuso la porta in faccia. E ti ho vista affrontare il tuo mare aperto, il cielo che ti ha piovuto addosso di tutto, le giornate da dimenticare e quelle da incorniciare, il tuo impegno, la voglia di riuscire ed ogni risultato ottenuto, dottoressa.
Si può chiedere di più in un rapporto di amicizia? Io credo sia impossibile, credo che – nonostante le distanze – siamo riusciti in un piccolo miracolo. Non ho troppi punti fermi, lo sai, sono in movimento, non riesco a starmene fermo da una parte, tuttavia tu rimani la costante, insieme a pochissime altre persone.

Andiamoci a prendere quello che viene dopo: buon proseguimento di percorso, Silvie’.

..sei qui per dire,
mi devi dire,
il meglio deve ancora venire..
(Ligabue – Il meglio deve ancora venire)

Accodo poche altre righe, per spiegare un paio di cose che mi sono state chieste o che sono state travisate più volte:
il tag “Tu” non equivale necessariamente al tag “Fra’ D.”, “Fra’ T.”, “Samy”, “Pasticcio”, “C.” e compagnia bella.
Il “Tu” lo utilizzo per il soggetto del “momento”, per la persona che in una qualche maniera è nei miei pensieri nel presente in cui lo scrivo. Può essere chiunque, certo, anche una persona del mio trascorso, ma sia per una forma di tutela nei suoi/miei confronti – la persona in questione potrebbe essere in un’altra storia o potrebbe reagire in maniera strana rispetto ai miei pensieri (non sarebbe la prima volta) – e sia perché potrebbe divenire una sorta di vantaggio, soltanto più tardi quel “Tu” viene modificato nel tag effettivo che avrebbe dovuto essere da principio.

Per il resto, auguro un buon proseguimento a tutti, ci sentiamo prossima settimana al ritorno dalle vacanze all’estero con un bel po’ di aggiornamenti.

Un abbraccio enorme,

Gianni

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