Ti ho ascoltata in quel monologo,

non tanto per l’esattezza di quanto esprimevi, ma perché non ti avevo mai vista così determinata nelle tue esternazioni. Avevi questa gestualità – la stessa che ho riportato nel romanzo – che mi impallava lo sguardo. Chissà cosa sarebbe successo se fossimo stati gli stessi, ben sei anni fa.
Forse staremmo ancora insieme. Non so.
Proprio ieri stavo sistemando i post dedicati al nostro periodo –  non finirò mai di ripristinare tutto – e la cosa che mi ha colpito maggiormente, è stato il vedermi così diverso da quello che ero: quanta strada camminata.
Ci sarebbe stato quasi da ridere, se non fosse che ti ponevi con una serietà disarmante.
“Ma che ti serve ancora?”
Niente più, Ste’, le due frasi che ti ho riportato – fidati – mi sono rimaste incollate sulla pelle e su di queste ho fatto leva dal primo istante.
Io, l’ombra che andò via, costeggiando il muro o restando lì.
“Io da te mi aspetto determinate reazioni”.
Una vita che non bevevo una corona e poi mi ha fatto piacere farlo così, in mezzo alla strada, senza vincoli strutturali, sociali. Una delle cose che mi piace di più del nostro rapporto attuale, è che io non debba mai star lì a far calcoli, ma, semplicemente, dire ed esprimere quello che ho voglia di esprimere.
Quella coppia un po’ triste nella Ka, mi aveva distolto.
Se almeno i miei avessero capito da principio, invece di farmi passare una notte in bianco a discutere a chiudere legami e rapporti così importanti, probabilmente sarei stato in parte riposato.
Sonno di amnesia, che non dormo più, ma non ho finito di esistere. Con quest’energia, cresco la virtù di resistere.
“Ma tu che vuoi? No perché altrimenti il problema saresti tu e alzerei le mani”.
E le avevi già alzate sul serio: eravamo un buon teatro filtrati dai vetri sporchi di acqua stantia. Sul cosa voglio, beh, ti ho evitato discorsi generali, perché era inutile girarci intorno: ho sempre obiettivi definiti.
Se il passo determinante di questi giorni è l’acquisto di casa, quello immediatamente successivo o contemporaneo ruota attorno alla pubblicazione del secondo romanzo con tutto il marketing annesso e, infine,  pensando all’amore, mi è tornata in mente quella frase di Palahniuk che mi era rimasta impressa mentre leggevo “Soffocare”:

Io ho bisogno che qualcuno abbia bisogno di me, ecco cosa. Ho bisogno di qualcuno per cui essere indispensabile. Di una persona che si divori tutto il mio tempo libero, il mio ego, la mia attenzione. Qualcuno che dipenda da me. Una dipendenza reciproca. Come una medicina, che può farti bene e male al tempo stesso.

Poi il sonno della notte trascorsa a litigare, è venuto a farmi visita e allora mi hai riaccompagnato, abbracciato e ho capito, dopo tutto questo tempo, che io sono proprio contento di tutto quello che è accaduto finora, ho capito che è servito pure il male che ci siamo fatti noi due, se adesso riesco a parlarti così e a viverti con l’affetto e la stima che provo.

Sogno di colei che è la mia follia – mai questa ferita, rimargina – che dai libri miei ha strappato via l’ultima pagina.
Non ho mai smesso di cercarmi e mi sono ritrovato, anche riflesso da te.
Grazie Ste’, davvero.

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