Se ne va il weekend

di Pasqua, si torna al lavoro dopo una settimana di malattia e con poca voglia di rimettersi al computer tra carte e voli da sistemare. È così che va è così che si farà. È stato un bel fine settimana, precisa continuazione delle giornate appena passate. Sono riuscito a vederti anche venerdì sera, nonostante non fosse nei piani e dopo aver fatto un bel giro a Parco Leonardo. Come consuetudine sei impazzita davanti a qualcosa di impacchettato e io mi godo quei momenti come solo con te riesco. Spero il libro ti piaccia davvero, così come è piaciuto a me a suo tempo e che il peluche abbia trovato una collocazione tra i milioni di altri che hai in camera. Poi come già detto c’è stato l’incontro con mia mamma e ancora Ninfea, la corsa da Gallandt, per poi lasciarti al lavoro e tornare a cena con Marco – furastico – e tornarti a prendere quando hai staccato.  Le chiacchiere tranquille sul lungomare e l’andare a dormire sereni per lasciarti giustamente riposare. E poi la Domenica, Pasqua, giornata di ozio prevalentemente, di grasse mangiate in famiglia, di Cesaroni, di messaggi non risposti, di “ammazza chi si risente” che non ho considerato. E arrivano le nove e mezza e vengo a prenderti e dall’andare al cinema e stare tranquilli, finiamo al clown perché sei vestita scialla. Prima di entrare ci scambiamo le uova – a te il Galak, a me il Kinder – E stiamo bene, stiamo proprio bene, tra una Caipiroska alla fragola mal fatta, un Baileys ed i pistacchi, stiamo davvero bene. Chiacchiere, cazzeggio, coccole, progetti più piccoli e più grandi, le risate in bagno e il buio di strada e i racconti sul passato, sui nostri casini di famiglia, quello scoprire dettagli e sfumature di noi che ancora non conoscevamo. E l’ora di rientrare arriva spedita – al solito quando si sta bene il tempo scorre troppo in fretta – e torniamo a casa. E la Pasquetta passa spedita, si fondono un po’ due mondi diversi fra loro e che comunque ben coesistono, devo dare atto alle signore di aver ben organizzato la situazione, di aver fatto ottimamente la spesa – davvero esigua in termini economici – e che ci sia stato un impegno da parte di tutti. Poi verso le quattro sei arrivata anche tu, un po’ stanca dal lavoro e ti sei subito ambientata conoscendo chi della truppa non avevi mai visto. E il resto è chiacchiere serrate, racconti, risate, mangiate, fino a tarda serata dove sei rimasta contro tutti i pronostici e nonostante il ginocchio dolorante. Grazie per tutto quello che ci hai messo in questi giorni, l’ho apprezzato davvero.
Ho pensato che mi spetti per tutto quello che ci diamo insieme; che devo averti costantemente accanto, perché stiamo costruendo qualcosa di bello; che le cose ora hanno un senso perché insieme siamo la chiave di tutto; che non ho più paura di esserci dentro, perché mi hai accettato per quello che sono; che ti amo con passione e semplicità perché sei proprio come ti vorrei; che ci sono solo poche cose che non capisco, ma sono certo – col tempo – mi aiuterai nel farlo.
Buona giornata a te e buona giornata a tutti.

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