Proporre arroganza, non intende quasi mai un certo acume:

un po’ di umiltà è auspicabile, anche quando si evince una sorta di superiorità in determinati contesti.
Sbagliare e capire di sbagliare, è una fortuna che in pochi si rendono conto di possedere.
Non parliamo di errori grossolani – lo zucchero al posto del sale -, bensì di quelli che accadono solamente in situazioni limite, che in altri modi non si verificherebbero.
Spesso, spessissimo, siamo convinti di conoscerci, di sapere come siamo fatti, di avere una visione a 360 gradi della nostra persona e di quelle intorno a noi.
Nulla di più falso: ciò che si affronta nella routine probabilmente potrebbe farlo supporre, ma gli ostacoli che possiamo incontrare sono molteplici e non tutti rintracciabili nel quotidiano.
Le varie ed eventuali, come quando da ragazzini giocavamo al Monopoli e pescando una carta non sapevamo mai cosa avremmo trovato dietro di essa, sono tantissime e sempre pronte a sorprenderci.
L’errore, in fondo, è un figlio della pressione.
Rimanere calmi e soppesare, è di norma la decisione migliore, ma qualche volta questo non è attuabile.
I condizionamenti che giocano a sfavore sono molteplici: una mancanza di tempo utile al ragionamento, un’offesa particolare, un gesto che non accettiamo istintivamente, un dolore emotivo.
Quale che sia la motivazione, in quel momento, sbagliamo.
Sbagliamo i modi, sbagliamo le parole, sbagliamo la risposta.
Comunque sbagliamo.
Questo, di fondo, ci urta, perché viviamo l’errore come un fallimento, come se le conseguenze dello stesso siano ripercuotibili sotto ogni aspetto delle nostre vite.
Un errore, in ultima analisi, non è che un tentativo, un tentativo utile affinché si raggiunga un determinato risultato.
Quando mi rendo conto di averne commesso uno, uno di un certo peso, al di la dell’empasse che bisogna attraversare affinché questo venga superato da me stesso e da terzi, sono contento che sia accaduto.
Certo, meglio ancora sarebbe evitarlo, imboccare la strada giusta dall’inizio, ma quantomeno so, che quando si ripresenterà una vicissitudine analoga, dopo una corposa analisi, non potrò ripeterlo, dato che avrò lavorato su me stesso e ne avrò compreso le motivazioni.
Lavorare su se stessi però, non è un gioco.
La favoletta dello “sbagliando si impara”, è vera se veramente si ha voglia di farlo, di andare al nocciolo della questione per assimilare cosa ci ha spinti in quella via.
Mettersi in discussione, pesa.
Ammettere a se stessi di non aver fatto del proprio meglio fin da subito, pesa.
Viverne le conseguenze, pesa.
Conosco decine di persone che si giustificano davanti ad uno sbaglio – oggettivo – reiterato.
È un modo come un altro per discolparsi, per scappare da quelle che sono ovvie responsabilità.
Dire a chi lo subisce “Ehi è colpa tua! Hai detto/fatto/ecc” è una scusa ottima per poi rimanere immobili e non evolversi.
Improve yourself, dicono altrove.
Inutile lamentarti, viceversa.
Essere il miglior sé per offrirsi il massimo da questo percorso che abbiamo, dovrebbe essere un dovere nei nostri confronti prima di tutto e se dall’altra parte, chi ha dovuto scontare un nostro errore, possiede una sensibilità di rilievo, saprà capire e superarlo.
Non si smette di imparare, tuttavia nemmeno di insegnare, anche se non ce ne accorgiamo.

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2 Responses to Proporre arroganza, non intende quasi mai un certo acume:

  1. Sabrina says:

    Ciao Gianni,
    hai ragione da vendere..
    Purtroppo il processo che spesso affrontiamo, è quello di rimpiangere l’accaduto e voler tornare indietro, senza mai correggerci..
    Ho una domanda per te, ma penso tu in maniera diversa abbia già risposto in altri post..
    Dove trovi la tua determinazione?
    Ti auguro una splendida giornata!

  2. Gianni Gianni says:

    Ciao Sabri,
    proprio perche’ – giorno per giorno – scopro persone sempre fossilizzate negli stessi comportamenti che non apportano nessuna crescita, ho scritto quanto hai letto.
    La determinazione e’ propria del mio carattere, e’ vero, pero’ e’ altrettanto vero che nascono dietro piu’ impegni che voglio rispettare con me stesso.
    Come scritto e detto altrove, non abbiamo garanzia che vi sia un’altra possibilita’, conclusa questa vita 🙂
    Una splendida giornata a te!

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