Osservavo senza leggere.

Centinaia di caratteri riversati sul display del notebook. Chat, siti web, posta elettronica. Un mondo nel mondo. In ogni istante, fra milioni di invisibili bytes in movimento, nascono, crescono e si fondono nuove identità.
E come in una sessione di Chat, dove nessuno sa realmente chi sei, avrei voluto cambiare identità. Tornare negli stessi luoghi, con le stesse persone, con la stessa faccia e presentarmi alla maniera di una prima volta. Uno sconosciuto qualsiasi che ti viene incontro con un “Ciao, come va?”, scoprendosi poco, quel tanto che basta per suscitare interesse, congedandosi con un arrivederci. Forse, solo così potremmo provare a vivere quello che non sapremo mai di non aver vissuto.
Ma potremmo mai essere totalmente nuovi? Reinventarsi per rimettersi in gioco o rassegnarsi all’idea che tutti abbiano un’opinione definita su quello che siamo?
Se è vero che le impressioni contano, sono i fatti che marcano la differenza. Possiamo intuire, supporre o credere di sapere, ma mai essere certi, almeno non fino a quando la realtà non ci conforta. È simile ad una partita di calcio: sulla carta una delle due squadre è la favorita, ma solo quando si arriva alla fine dei novanta minuti di gioco si può essere sicuri del risultato.
Scommesse.
La vita è un’eterna scommessa. Davanti ad ogni bivio una voce si fa insistente fra i pensieri: “cosa farai ora?”
Ho vissuto il mio tempo pensando di aver sempre attuato le scelte migliori, ma è stato così veramente? Davvero ho sempre scelto ciò che sosteneva maggiori benefici? E se avessi vissuto al rovescio, chi o cosa sarei ora?
È la notte delle incertezze.
Non sai mai quando e come sarà il prossimo colpo di scena.
Credevo di essere in grado di vedere, almeno nel breve, le mosse del destino, ma la fiera delle sorprese della vita ti sorprendi ogni volta: una foto, uno squillo, una telefonata, un messaggio o un incontro che non avevamo considerato ed ecco stravolto ogni piano.
Forse dovremmo lasciare che il tempo ci prenda senza averne paura. Quasi fosse la mano di un padre a difesa che ci spinge verso il nostro futuro così come sarà: le difese non sono mai abbastanza, ma ergere muri soffoca e immobilizza.

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