Roma spoglia d’Agosto,

Roma calda, umida e affannata. Roma di treni che partono con lentezza, di gente che è scomparsa altrove, di rumori che danno meno fastidio, Roma un po’ isolata. Roma di un lunedì che ti prende solo per dovere. È passato in fretta il weekend. È passato con la cena a casa di Luca grande di Venerdì sera, tra risate, pettegolezzi e troppo, troppo vino; con i festeggiamenti di Sabato per il compleanno del trittico Germano-Sandro-Roberto e con la discoteca a seguire; con la Domenica al mare in una situazione di stress cumulativo d’alti (altri?) livelli; con la ricerca disperata di un posto dove cenare per poi rifugiarsi al McDonald’s sulla Colombo; con il pensiero alla ragazza della metro che oggi alla fine non ho incontrato; con le risate incontrollabili e le malinconie degli ieri appena appena avvertibili. Se ne va il tempo e cambiano le priorità, come si rimescola tutto per trovare la soluzione giusta per ogni cosa. Perché dire che tutto va bene è prendersi in giro, come lo sarebbe dire l’esatto contrario. Conta cercare di rimanere in attivo, far funzionare le cose meglio che si riesce, cercare di sentire il minor peso possibile addosso. Non smanio per nulla, non ho urgenze particolari, ci sono dei vorrei che restano lì, qualcuno diventerà realtà, qualche altro sfumerà o lascerà il posto ad altri vorrei. A volte la vita ci piace, altre meno. Bisogna un po’ prenderla come viene, capire quanto e cosa bisogna variare e se lo si capisce, in quale modo farlo. Nulla è perfetto anche se vorremmo che tutto lo fosse. La donna perfetta, la famiglia perfetta, la casa perfetta, il lavoro perfetto, l’amico o l’amica perfetto/a, la macchina perfetta, il romanzo perfetto. Ma non si può richiedere perfezione quando noi stessi siamo imperfetti. Va così, proviamo a migliorarci un po’, potrebbe essere sempre un passo in più per avvicinarci alla perfezione e a qualche sogno realizzato.

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