Perché spesso

a quell’età è sempre per una ragazza che compiamo qualche gesto che ci portiamo dietro da scontare nel proseguo. Silvietta doveva proprio averti stregato, se per esserle vicino avevi preferito cadere nel tunnel dell’eroina assieme a lei, piuttosto che tirarla fuori. Per amore, so che almeno è stato per amore e per questo hai sempre avuto la mia stima. Eri il terzo fratello grande, solo che tu sei nato in un’altra famiglia, ma sono proprio certo che mi hai sempre voluto bene proprio come Marco e Massimo. Per te sono sempre stato “Giannino” Cla’, pure adesso che vado verso i trent’anni. Per te non è mai passato un giorno, per te è stato sempre come allora. E’ che la vita non è sempre comprensibile e certi vuoti non li riempi mai e tu di vuoti ne sai quanto e più di me. Mi ricordo scene pazzesche dove troppo piccolo per darti una mano, ti facevi picchiare da quei due sotto casa per chi sa quale impiccio o troppo fatto per rialzarti che barcollavi per via degli Aldobrandini. E’ che fondamentalmente sei sempre stato un buono, duro nei pugni, ma tenero nel cuore. Sei stato uno che se voleva bene, voleva bene per sempre, prescindendo ogni parola ed ogni gesto che confutasse questi affetti. Quando poi come dicevano “hai messo la testa a posto” e ne sei uscito fuori sono stato ancora più fiero di te, ti avevo sempre stimato e allora sono stato ancora più contento dei risultati che avevi raggiunto. Si diceva che eri cresciuto, che eri cambiato. Stronzate. Non avevo bisogno di gesti eclatanti per caprie che eri già grande. Avevi solo paura, come tanti di noi, avevi paura di non farcela, avevi bisogno anche tu di una qualche sicurezza e non arrivando l’avevi cercata altrove. Negli anni ’80 poi il boom dell’eroina ne aveva catturati tanti, io ho solo vaghi ricordi di allora ma non è difficile rammentare che solo pochissimi avevano scansato il problema grazie a delle famiglie unite e molto forti. Negli anni ’90 poi, ti ricordo nei filmati di San Patrignano, vittorioso della tua partita, un Claudio superiore alle debolezze del passato e ai colpi bassi della vita.
Poi ci siamo un po’ persi di vista, ognuno con i suoi viaggi, io a Milano e tu qui a crearti un’altra strada dopo aver scontato qualche condanna che una storia come la tua non poteva evitare.
Mi ricordo quando mi hai detto di avere un figlio, ero contentissimo, perché evidentemente ti sei sentito forte abbastanza per dare sicurezza ad un’altra persona totalmente dipendente da te. Quando l’ho visto quasi mi sono commosso per quanto ti somigliava. E poi stavi bene, negli occhi nemmeno l’ombra della roba che ti sparavi nelle vene, solo la stanchezza di chi con un lavoro manuale manda avanti una famiglia. Sotto casa quella volta mi hai detto “io non voglio che mio figlio un giorni pensi che non ho fatto tutto quello potevo per lui, è per questo che ogni giorno mi alzo alle sei e mi spacco la schiena con piacere”.
Applausi Cla’, applausi. Mi ha reso felice vederti in forma per tutti questi anni, col sorriso in faccia, che sembrava non potesse mandarti buttarti giù nemmeno un terremoto. Che come mi intravedevi mi chiamavi con la tua solita voce stilosa di periferia: “a Giannino!”. E Giannino è qua Cla’, perché non ha capito bene che è successo quando il mese scorso ti ha rincontrato e ti ha abbracciato forte appena tornato, perché avevano deciso che dovevi scontare qualche mese ancora per condanne vecchie. E poi sotto casa quando mi hai fatto vedere i certificati medici per qualcosa alla spalla che ti stava mangiando dentro. Non lo sapevo Cla’ che sarebbe stata l’ultima volta che ci saremmo visti, altrimenti non sarei andato via con tutta quella fretta, non avevo capito che stavi così male. Penso che non sia giusto che si muoia a quarant’anni, con un figlio così piccolo da crescere e dopo una svolta incredibile ad una vita fatta di difficoltà clamorose. Ma se fossi morto allora Cla’, quando per i più eri solo un tossico o un pericolo, nessuno ti avrebbe pianto, come invece accade ora. Lasci un vuoto grande sai, non solo nella tua famiglia. Mancherai tanto a me a Marco che forse è stato il tuo migliore amico, a Massimo che rispetto a voi è stato più impaurito dalla vita. E a tutte le persone che negli ultimi anni hanno capito che Claudio era un uomo con le palle e che per un’amicizia, per un affetto e per amore, si proprio per quell’amore che l’ha fregato in adolescenza, avrebbe dato tutto. Allora buon viaggio, qualunque sia la tua destinazione. Mi mancherà sentirmi chiamare da te. Ti voglio bene a Cla’.

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