Ho voglia di te

Ho voglia di te

Dopo circa due anni dal primo episodio, i protagonisti di 3msc, tornano sul grande schermo con il proseguo ideale delle loro avventure. Cambio di vertice alla regia – contestata tanto quanto è stata amata la storia narrata  – tutto passa nelle mani dello spagnolo Luis Prieto. I fatti raccontano di uno Step estremamente più posato e maturo, che torna a Roma dopo aver passato due anni in America nel tentativo mai concreto di dimenticare Babi (molti si domandano quale sia il vero nome di codesta donzella). Fortuna vuole che Step conosca Ginevra (Gin per gli amici) e perda la testa per lei, ma nemmeno troppo. Il punto è che molte delle persone che si sono ritrovate al cinema a vedere questo film da incassi record, avrà letto, probabilmente, il libro di Federico Moccia dal quale viene estrapolata la sceneggiatura scritta sempre da lui (e da Teresa Ciabatti). E se nel libro si evince un amore totale da parte di Step nei confronti di Gin, con un ruolo marginale relegato a Babi e al suo ricordo, nel film invece avviene quasi tutto il contrario. Step infatti vive la sua storia con Gin sempre disturbato dal ricordo ossessivo che ha per Babi, tanto che qualcuno in sala, avrebbe potuto pensare che nel film precedente la loro storia sia stata da strapparsi i capelli. Questo, come detto, è però vero solo in parte. Il tutto ha generato una gran confusione differenziando totalmente ciò che il film vuole far intendere rispetto a quanto era scritto nel romanzo. E rimango senza parole davanti ad orrori di sceneggiatura basilari.
Credo innanzitutto  che nella stesura del copione abbia dato troppe cose per scontate. Presumendo che tutti, il giorno prima di entrare in sala, abbiano acquistato e letto il romanzo. Inoltre, mi viene da pensare che Moccia, così come tutto il cast tecnico, non abbiano visto il film prima dell’uscita in sala o, garantisco, che l’avrebbero posticipata, tentando di rimediare ai buchi assurdi che ci sono fra una scena e l’altra.
Il film non è da buttare, anzi. Prieto, forse perché straniero, nei tagli e nelle inquadrature, ha dimostrato di avere ottimo intuito visivo anche e soprattutto nel mostrare Roma. Personalmente ho apprezzato moltissimo quell’immagine di Step nei pressi del Colosseo sotto la pioggia battente.
Katy Saunders, (Babi) mi è sembrata molto più ispirata rispetto al primo film e il suo italiano è molto più naturale. La Chiatti (Gin) è nel suo momento d’oro ed anche il poco che le si richiede, le viene oggettivamente bene.
Scamarcio, prescindendo le sue interpretazioni che personalmente giudico nella norma interpretativa, in alcuni situazioni si comporta egregiamente, peccato che vi siano stati dei cali vistosi di attenzione… Forse non sentiva troppo la parte.
Film da bocciare? Da vedere? Da bruciare?
I fans della serie (ormai si prospetta una trilogia) non potranno fare a meno di vederlo al cinema o di acquistarne il Dvd che non tarderà ad uscire e chiuderanno gli occhi davanti agli errori palesi che ci sono nella realizzazione della pellicola, ma per chi non ha visto la prima e non ha letto il libro, il film risulta troppo veloce ed alcune connessioni non si comprendono nell’assenza di una spiegazione esauriente.
La scena di sesso fra la Chiatti e Scamarcio è troppo hard considerando il target al quale è indirizzato il film.
Da bocciare però è soprattutto Federico Moccia. Sì, certo, senza di lui non esisterebbero gli splendidi libri (anche se all’interno di essi ci sono delle scene da tagliare al 100% per quanto brutte), ma è impossibile che non sia reso conto di quello che ha scritto e fatto girare da Prieto. Come non dimenticare Gin nel momento più malinconico della storia dove Step le ricorda il suo dolore per Pollo, l’amico scomparso… Pensavo “Ora lei lo abbraccia e lo consola.. e passano la notte così” e invece lei che dice? “Ho voglia di te” Ho voglia di te? Come, ho voglia di te! Lui ti parla del suo dolore e tu gli dici che vuoi fare sesso? Assurdo. Ad ogni modo un po’ come per l’autore di O.C., Moccia ha perso totalmente la bussola nella costruzione della trama.. dal libro voleva far capire, senza alcun dubbio, che Gin era più importante di Babi, che il primo amore ti segna, ma che non è per forza di cose il migliore, invece si esce dal cinema pensando che sia l’esatto contrario.
Speriamo che nel prossimo film, si rilegga quello che ha scritto prima della stesura della sceneggiatura.

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