Metto la sveglia prima del solito

e alle sette meno qualcosa sono in piedi. Sbarello, anche cinque minuti in più nel letto mi cambiano la giornata. Ma è un’occasione in più per stare con te, no me la lascio scappare e poi mi scoccia che prendi il treno da sola, quindi mi trascino in bagno strisciando, come un militare, e provo a riprendermi. Nel giro di mezz’ora ho una parvenza umana e scendo di corsa per raggiungere la stazione, mi passa quello che dovrebbe essere il tuo treno davanti e salgo. Ma sei in ritardo e scendo a Ostia Antica e aspetto il prossimo dove sei effettivamente tu. Sorpresa bruciata, ma va bene così, perché quando ti vedo si fa realmente giorno. Sono, nonostante l’impegno, in stato confusionario post-risveglio e tu sei dolce e mi riempi subito di attenzioni e provo a ricambiare come meglio posso. Penso che siano le piccole cose a fare la differenza tra di noi. Sì, chiaramente tutte le sorprese, tutti i regali, sono importanti, ma è con la tua naturalezza, con il tuo essere te stessa che mi freghi, mi freghi veramente. Come ti dicevo, quando  mi sono svegliato di soprassalto l’altra notte per via del termosifone e mi sono spostato un attimo dal nostro incastro, mi hai istantaneamente ricercato e nemmeno te ne sei accorta. Le piccole cose. I sorrisi che hai da regalarmi, il modo in cui mi guardi, le carezze, gli abbracci, quando ascolti e ti ricordi effettivamente tutto. Normale poi chiedersi dove fossi prima di questo presente. E mi scorrono in mente tutti i nostri momenti, le tue espressioni, quella tenerezza di intenti che hai senza accorgertene. Le risate di quando ti faccio il solletico a forza, le tue sicurezze e anche le insicurezze, le labbra incollate, il tuo ringraziarmi sempre come se non fosse la normalità dare il massimo per noi, i tuoi “mi manchi” che arrivano inaspettati, i tuoi “sei perfetto”, che perfetto davvero non sono. Che io ero diventato così scettico che non speravo sarebbe successo, che ho filtrato il cuore per così a lungo che non ho idea di come ci sei entrata . Che seppure si tratta di pochi minuti, faccio l’impossibile per stringerti. Questa vena emotiva di solito la riservo nello scrivere un romanzo, una canzone, non per ciò che concerne la realtà, hai cambiato tanto. Che ho imparato sì a sapere quello che voglio, ma soprattutto quello che non voglio. Ora più che mai. Credo che in fondo il succo sia tutto qui, nelle parole che mi hai lasciato in commento sull’ultimo post.

e rimango basita, perché è la prima volta che ho tanto tra le mani, e ancora non so bene come rapportarmi con questa situazione..

E ancora.

e torno a casa contenta, mi sento completa…e ti ringrazio…perché io queste cose non le ho mai fatte, non mi sono mai impegnata tanto,e non ho mai ricevuto tanto…

Immagino tu stia in mezzo al tuo esame, spero, ovviamente, che stia andando nella maniera migliore…


..questa vita talmente breve che non è un delitto se,
Se la offro a te..

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