Un po’ di rabbia

Si ricomincia, altro giro. La vita generalmente è merda secca da spingere giù per la gola e tutto quello che spesso è possibile è indorare la pillola, mandare giù il “lauto” pasto nel migliore dei modi. Ci provo a svegliarmi e a mantenere il sorriso che mi ha accompagnato prima di addormentarmi, nonostante la stanchezza, nonostante tutto. Alcuni lutti non sono fisici, ma emotivi. Ho trovato il dialogo morto in adolescenza, riverso in un angolo del salone senza che riuscisse a dirmi nulla, senza che potessi fare nulla. Nemmeno a dire che fossi arrivato tardi, solo che lei, mia madre, non ci aveva mai badato. E se inizialmente non ho avvertito il peso di quell’assenza, oggi mi devasta per tutto ciò che non riusciremo a scambiarci mai. Odio rimanere sui contorni superficiali e incerti della comunicazione, dove nel mio patetico e costante tentativo di apertura, mi rendo conto che le cose possono funzionare – quindi si può parlare – soltanto se avallo le argomentazioni che preferisce, i punti di vista che si è costruita con tanta dedizione. Forse un giorno si renderà conto di preservare un ruolo di vittimismo che non soltanto le ha fatto perdere la possibilità di vivermi appieno, ma di vivere tutte quelle sfumature di un percorso che sono lontane o semplicemente diverse, da quello che è sempre stata. Non posso giudicarla, non lo farei mai, conosco quante prove ha dovuto e saputo affrontare durante la sua infanzia, nei primi anni in cui da ragazza è diventata donna, solo che siamo così distanti che questo investirmi di amore e affetto costantemente mi allontana e non avvicina. In alcuni frangenti sembra che un genitore non sia mai stato bambino, ragazzo, che non abbia vissuto le stesse tappe che abbiamo vissuto noi, come se fosse nato già adulto. Possibile? Sì, ma per via dei tempi. Che poi mia madre è una donna di cultura, ancora bellissima e di buona famiglia e che cerca di mitigare la distanza, appunto con le attenzioni che mi pone addosso – sterili – pensando di poter resuscitare quel dialogo quasi fosse un Cristo. Non può essere così, amo mia madre eccome, come ogni figlio è normale che faccia, ma avrei voluto amarla anche per tutto il resto che non c’è stato. Mio padre invece sarà sempre l’eterno amico un po’ scanzonato e generoso, con gli impeti del ruolo che proprio da padre deve ricoprire. Non dico che sbagli nel suo modo di essere, ma passarmi da un estremo all’altro mi spinge a puntare i piedi pure quando non è oggettivamente necessario. Ciò che ti coglie alla sprovvista ti pone inevitabilmente sulla difensiva. Io non ho mai pensato di saperne più di loro, ma non ho mai accettato l’empasse costante di un dialogo aperto che di fatto non ho mai vissuto. Un amore eterno mai espresso fino in fondo. Mi sarebbe piaciuto fossero stati in grado davvero di cogliere le mie capacità e  non capacità, non soffermandosi soltanto sui difetti oggettivi che mi porto in giro come tutti, di notare la sensibilità che è la parte portante del mio carattere, non soltanto l’ironia e le battute che si evincono spontaneamente. Ma sono quello che sono anche e soprattutto grazie a loro e se ho potuto tanto, se mi piaccio tanto e spesso e volentieri le persone mi stimano, è dipeso per buona parte proprio per il loro modo di crescermi. Poi mi bastano dieci minuti con te per mettere a tacere ogni pensiero meno felice, mi basta averti stretta addosso, la nostra allegria, la tua abilità di capirmi e ascoltarmi di essere noi due come siamo. Buon inizio di settimana Amore, buon inizio di settimana a tutti.

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