Lo so, dovrei lavorare…

ma non mi va, non ho voglia. Guardo i voli senza davvero guardarli, non ho idea di cosa devo chiedere o non chiedere: è un momento autistico. Silvia è andata in segreteria, pare abbiano trovato casa a Parigi o giù di lì, Ilaria studia con Chiara in cucina. Gli altri contatti di MSN non li ho ancora salutati, ma ho qualche finestra che lampeggia di arancione sulla barra delle applicazioni.
Il cielo di Roma è di un grigio intenso, mi ricorda la Milano dei giorni migliori, quella che ancora dovevo scoprire, amare e odiare.
Qualche volta si, mi domando come sarebbe stato se invece di scegliere di tornare, avessi scelto di rimanere su. Non so quante cose sarebbero cambiate. Senza dubbio avrei avuto più risorse economiche. I soldi non fanno la felicità dicono, ma forse lo dice chi deve sopperirne alla mancanza. Non sono fondamentali chiaramente. Non ho bisogno di lusso sfarzoso per vivere anche se né i miei prima né io oggi, abbiamo fatto realmente a meno di qualcosa. In realtà però ho un’idea molto povera della vita. La persona giusta accanto, una casa adeguata alla coppia più eventuali figli, uno stipendio discreto a fine mese, una vacanzetta all’anno, una macchina che mi piaccia, qualche soluzione high-tech. Ma non ho chiesto Ferrari, case sparse per il mondo, una vita da re o condizioni similari.
Per gradi, sto arrivando a tutto. Lo stipendio non è male e la macchina che mi piace c’è, di case mi capita di guardarne, presto o tardi mi farò questo mutuo e la persona giusta, arriverà.
A Milano però il discorso economico non lo contemplavo davvero, ricordo quando entravo nei locali e pagavo da bere a Tizio o a Caio, senza problemi o quando entravo nel Mondadori Informatica e prendevo quello che volevo con una strisciata di carta. Sesso occasionale, nessun legame. Ma ero felice? No, non lo ero. Ero stato felice quando avevo conosciuto Elena e l’avevo vissuta e i soldi erano solo un mezzo per poter stare insieme, non per riempire il vuoto che mi aveva lasciato. E mi viene in mente Renato e la “Pace sia con te” e forse si, ho bisogno di un attimo di pace. Sono in continua, costante evoluzione e anche quando punto i piedi le cose cambiano a prescindere. Lanciare su una monetina in cielo e scegliere oggi: Milano o Roma?
Potrei si, tornare li e in barba alle persone ritrovate, alle nuove persone incontrate, a quelle appena perdute, tornare su. Ma sarebbe giusto? O sarebbe una fuga? Un evitare di vivere coerentemente quello che viene? E mentre Rocco mi ha appena portato il mio decaffeinato (l’abbiamo in comune questa cosa Ila) vi lascio queste righe e guardo il via vai di vita per le strade.
Stay tuned.

E Dio se la mandava giù a dirotto..

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3 Responses to Lo so, dovrei lavorare…

  1. decaffeinato… profani.

    è come mangiare pane e nutella senza nutella!

    o_O

  2. HILLY83 says:

    In realtà ho letto il post qui sopra, ma voglio lasciarlo pulito, non voglio intromettermi in quella che è una poesia, una lettera alla persona che hai amato tanto. Ammiro la tua forza ed il coraggio di non sparare cattiverie, di trasformare il rancore in qualcosa di pacato, in un dialogo. O forse è solo un dolce monologo? Ma che importa…

    Ti apprezzo.

    Senti che bel rumore (“Sally”, Vasco)

  3. HILLY83 says:

    Sembra che tu mi conosca più di chiunque altro…e forse è davvero così.

    Un abbraccio dolcissimo 🙂

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