Quella piazza

non sarà mai più la stessa. Ogni volta che guarderò quelle scalinate, proverò una sensazione diversa, un’emozione irreale per quanto vera.
Penserò a noi rannicchiati e incatenati in un abbraccio, penserò al tuo odore, sempre più intenso, sempre più mio. Penserò agli occhi tuoi calamitati nei miei, alle risate, alle punzecchiature, alle finte arrabbiature, a te di spalle che finisci di scrivere il “libricino”, alla mia finta raucedine.
E poi il primo bacio, quello leggero, quello quasi rubato, e quell’incastro tra teste, spalle e braccia. Quel bacio che cambia il passo. E poi il bacio quello intenso, quello che ti scuote dentro, quello che ti rende apogeo del mondo, che ti fruga nei pensieri, quelli che non sapevi nemmeno di avere.
Quello che tira su la diga dei brividi, che ti ricorda che sei vivo, che ti sbatte in faccia la felicità e che non si è mai troppo pronti a cogliere.
Quello della paura, quello delle possibilità, quello delle speranze.
E mani fra i capelli e parole sussurrate e silenzi densi e voglia che non finisca mai.
E poi tu, tu e le tue parole, tu e le mani da accarezzare, tu, solo tu.
E mano nella mano, scorre via la città, scorrono via le persone, altri baci, strappare tempo al tempo, per trattenere il sogno.

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