Emotive, empatiche?
Ci rincorriamo come gocce d’acqua che scivolano dal collo di una bottiglia a metà per raggiungerne il fondo. Ci mischiamo un po’ insieme, ci diamo qualcosa e poi, un altro giro di bottiglia e si ricomincia.
È una nenia infinita.
Questa necessità di qualcosa che non c’è.
Riempire vuoti che si fanno sempre più grandi, sempre più esigenti. Vuoti che sono più simili a dei buchi neri.
Siamo contenti a momenti: non esiste continuità nella felicità.
L’innata capacità di adattamento svilisce anche condizioni più che favorevoli.
E così finiamo per sputarci addosso, mentre milioni di persone bramano anche una piccolissima parte di quello che abbiamo noi.
Paradossi.
Dovremmo imparare che nulla ci è dovuto e che tutto andrebbe mantenuto, alimentato.

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7 Responses

  1. No, non esiste continuità nella felicità. Bisogna assaporare ogni momento, senza pretendere, solo vivere. E gettando un occhio al passato potremo capire se era un’emozione da brivido o un’illusione.

  2. Dovremmo imparare che nulla ci e’ dovuto

    Sapessi quante volte lo dico a me stessa e quante di più me ne dimentico…

  3. Forse è anche la società in cui viviamo che ci impone certe tipologie di pensiero.. Ma a volte penso davvero dovremmo tornare alla vita “semplice”. Ma d’altronde sarebbe come combattere con i mulini a vento..

    Un abbraccio

  4. A volte però la ricerca, il cambiamento continuo servono al percorso. La vera meta è il percorso.

    Non credo che le cose che si lasciano creino vuoto e la sostituzione è solo illusoria. E’ più una somma e forse la felicità è sedersi e guardare quella somma. Gran bel post, affronti un argomento su cui c’è dvvero tanto da riflettere.

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