In Polonia,

ed in altri paesi dell’est Europa, i film importati dall’estero non vengono doppiati, bensì tradotti e narrati da un’unica voce – spesso maschile – che sovrasta quella originale degli interpreti. Allo stesso modo il nostro cervello – aiutato dai retaggi del passato – cerca di sovrapporre un unico schema da seguire per cercare di ordinare le migliaia di sensazioni, emozioni e riflessioni che compiano quotidianamente con noi stessi.
Non sappiamo se questo schema sia giusto o sbagliato, perché per via dei contesti sociali nei quali siamo cresciuti, interiorizziamo anche morali che non ci appartengono. Il migliore amico dello stesso, è l’orgoglio, che ha fregato un po’ tutti tante e tante volte, bruciando occasioni di ogni genere.
Io sono contro l’orgoglio, sempre. Se c’è una crociata che combatto da quando ne ho preso coscienza, è quella di andare oltre, di metterlo via, di non ascoltarlo, per non perdermi nulla e non rimpiangere niente.
Per questo io non ho mai chiuso una porta, per questo riesco a perdonare e perdonarmi.
Tanto non esistono né buoni e né cattivi, esistono le persone e le persone sono costrette al cambiamento e all’evoluzioni e una scelta che ieri aveva un senso, domani potrebbe non averne e non rendersi conto che siamo tutti responsabili di quel che succede, affidandoci soltanto al destino sarebbe un po’ da idioti.
Un abbraccio

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2 Responses to In Polonia,

  1. nonconta says:

    Non capiranno, lascia stare Già.

  2. Gianni Gianni says:

    Chissà, forse hai ragione e forse no

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