Il traffico sostenuto della mattina,

una via alberata, una fontana – che pare eterna – osserva ogni cosa dal centro della piazza. Le persone intorno camminano la fretta in un’urgenza di andare, con i loro pensieri che non si possono ascoltare,  forse intuire. È  un giorno come tanti altri – anche se nessuno di questi è uguale a quelli trascorsi – ciascuno con una propria sceneggiatura, una propria arte recitativa, in un film che chiamiamo vita. Luci spente, un leggero brusio in sala e si apre il sipario: il grande schermo racconta una storia, la nostra.
Sorrido nel ritrovare certi passaggi, momenti che non torneranno  e che osservo con tenerezza, contesti non più contestuali, ma giusti per l’allora. I primi calci ad un pallone, i sorrisi dei giganti intorno, la luce accesa per addormentarsi la sera, gli incubi e le corse nel letto dei miei, le montagne di lego, i primi videogiochi e il nascondino nel cortile. Il primo giorno di scuola, il grembiule imbiancato dal gesso della lavagna, le partitelle per i corridoi, la ricreazione e la pizza genovese per merenda,  i compiti mai fatti di pomeriggio. Il primo batticuore, l’estate dai nonni, Babbo Natale che non esiste e un attimo dopo gli esami e quel quinquennio di apprendimenti basilari fugge via. L’ultima estate da bambino (Cit.), il distacco da alcuni amici, una nuova scuola e il grembiule rimosso, lo zaino Invicta con i libri pesanti, i primi sguardi maliziosi, qualche cotta e il carattere che viene fuori. Il primo amore, il primo bacio, la prima volta e la prima delusione, i pugni presi e i pugni dati: uno strappo ed già adolescenza, quella del tutti contro tutti, quella dei silenzi  e le grida con i miei, quella delle cose decise da solo. Le canne, le birre, le storie finte, le panchine di notte, le occupazioni a scuola, la maturità, la patente e il servizio di leva e tutto cambia. Il lavoro, gli orari scomodi, le alzatacce, le storie vere, quelle che ti segnano, il petto che scoppia, la felicità tangibile, i “per sempre” promessi, poi la noia, la routine, i tradimenti, la rabbia delle incomprensioni, le parole non mantenute, le sigarette bruciate sparato in macchina, il dolore lancinante, gli addii collezionati. Milano, andata e ritorno e un giorno ti svegli e sei un uomo e non è cambiato nulla, c’è solo la consapevolezza del sé, altri amori, vecchi e nuovi amici, un romanzo, le canzoni e una strada da proseguire con l’intensità, con il desiderio di andare a prendersi il resto. La testa tra le mani, un rifiatare dovuto e di nuovo il sorriso, poi arriva l’applauso: che gran bel film.

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6 Responses to Il traffico sostenuto della mattina,

  1. Valerio Valerio says:

    La cosa più bella non è questo grande film di cui tutti noi siamo protagonisti nel nostro personale, ma il fatto che ci siano persone -come te- che si fermano a ragionare su questi concetti.
    Molti prendono l’evolversi della propria esistenza, con un piglio di rassegnazione: sono qui, quindi vivo.
    Invece è affascinante, fermarsi e pensare perché siamo qui, perché certe cose accadono e perché noi reagiamo in determinati modi a quegli eventi.

    Noi da piccoli abbiamo quella magica, che da adulti perdiamo: la magia del ‘perché?’
    E mi rallegro di vedere che ancora oggi, ci sono dei non-bambini che ancora si chiedono il ‘perché?’ di tante cose.

    Il campionato è lungo, Brò 😉

  2. Gianni Gianni says:

    Si’, non riuscirei minimamente a vivere le cose senza soffermarmi nel mentre, osservare, guardare, capire. D’altronde lo stadio che sottolinei, quello di bambini, e’ proprio il migliore, perche’ si e’ ancora incontaminati dagli schemi che inevitabilmente ci provano ad imporre passo passo. Non smettiamo dunque di chiedere “perche'” 🙂
    Decisamente il campionato e’ ancora molto lungo 😉

  3. Sabrina says:

    Ho letto questo tuo scritto tre volte e mi sono emozionata..
    Ho pensato alla mia vita e a tutte le cose che sono successe..
    Ho ricordato momenti che posso capire solo io..
    Grazie Gianni per condividere con noi le tue emozioni e la tua vita, fai davvero tanto bene!
    Ho ordinato il tuo libro perché sono sicura che riuscirà ad emozionarmi come la tua vita..
    Buona giornata!

  4. Gianni Gianni says:

    Cantava Vasco, anni fa: “ho guardato dentro un’emozione e c’ho visto dentro tanto amore, che ho capito perche’ non si comanda al cuore”. Perche’ le emozioni che racconto non sono soltanto le mie, ma sono quelle che viviamo tutti, o almeno, tutti quelli che non si fermano alla superficie delle cose 🙂 Grazie per l’acquisto del libro, ogni critica sara’ ben accetta 🙂
    Buona giornata a te!

  5. Martina says:

    Bellissimo questo Post l’ho letto diverse volte e più andavo avanti e più riaffiorivano ricordi lontani e altri più vicini….davvero commovente e vero…
    un saluto con un sorriso 🙂

  6. Gianni Gianni says:

    Quanto mi sento viziato Marti’ 🙂
    Ti ringrazio per la consueta gentilezza e presenza, ti auguro un buon inizio di weekend, che qui Dio la manda giu’ a dirotto..
    Un sorriso a te 🙂

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