Il tempo dice che un altro anno ci saluta

e quello del tempo che passa è però un concetto abbastanza astratto, più utile a giustificare la consequenzialità degli eventi, che un vero e proprio elemento indistinto. Un gioco per orologi e calendari. Tuttavia è il tipico giorno dei bilanci, dei ricordi di quello che è stato, di quanto abbiamo vissuto e di importante, più di tutto, c’è che possiamo raccontarlo, appagati dall’oggettività di esserci, ancora. Perché quello che conta veramente è quanto deve arrivare, la strada che dobbiamo ancora camminare. Personalmente è stato un periodo intenso, un anno che ho vinto e che mi ha vinto, in un continuo scambio di ruoli dove da cacciatore sono diventato preda e da preda di nuovo cacciatore. Atterrato, rialzato. Ho pianto, ho riso, ho urlato, ho chiuso la bocca. Ho visto un amore scoppiarmi dentro il petto trasformarsi in un dolore lancinante a pulsarmi dentro le vene e vuotarmi di tutto quello che credevo di possedere, di poter dare, di poter avere. Ho vissuto l’incredulità delle non comprensioni, degli equivoci dai quali non c’è una via d’uscita, dove amare non è sinonimo di capire. Ho stretto mani, abbracciato amici vecchi e nuovi, ho chiuso rapporti, cambiato molto di me o forse, semplicemente, evoluto ancora. Ho camminato le notti stringendo una sigaretta fra le dita, per il solo piacere di essere uno dei pochi svegli mentre il resto del mondo riposa. Ho cantato guidando a squarciagola le canzoni che ho sentito mio, quando per le vie non c’è nessuno. Ho ascoltato consigli, accettato l’idea che le cose non possano sempre andare come vorremmo, ho incrociato occhi nella traiettoria di occhi, ho compreso, una volta di più, che il passato è tale solo se riesci a lasciarlo scivolare alle spalle, ricavandone i giusti insegnamenti, non certo una zavorra che ti impedisce di vivere quell’immenso regalo sottovalutato che è il presente. Ho combattuto battaglie professionali che – sfinito – ho rivalutato dalla vetta della conquista. Ho scoperto le proprietà della Corniola. Mi sono prodigato in mille situazioni da portare a termine, non con la consueta volubilità delle cose lasciate a metà, ma con la voglia e l’impegno di finirle. Perché forse è stato proprio la parola “impegno” quella che meglio ha rappresentato questi miei ultimi 12 mesi. E poi un giorno qualunque, dopo aver ridefinito per me stesso lo spazio necessario dove contare più di tutto, mi è spuntato fuori un incredibile Pasticcio a strapparmi dal cuore quelle emozioni, quei sentimenti che pensavo di non poter offrire più, in un crescendo di impulsi quotidiani, persistenti nel costruire passo passo una strada, un cammino a forma di noi. E grazie a lei, mi sono reso conto che le favole durano l’impeto di un momento, non sono per sempre, che l’amore ha bisogno di essere costruito con naturalezza, attenzione e passione, come dei mattoncini di Lego che adagiati nella maniera corretta permettono qualsiasi realizzazione. Dunque, più che un buon anno, vi auguro tutta la voglia, tutta la forza e la salute – perché che ci piaccia o meno, dimentichiamo troppo spesso di non essere eterni – per ogni vostro progetto, per ogni desiderio e se, purtroppo, qualcosa non andrà come previsto, non sarà finito nulla, sarà soltanto un nuovo inizio, perché ogni giorno può essere un giorno nuovo.

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