E un giorno il passato è passato

e non inficia nella stessa maniera in cui quel passato era presente, predominante, severo.
Perde peso e i contorni definiti che aveva.
Le ansie che offriva.
Cambia tutto, cambiano i protagonisti del film che viviamo, presi nell’unico ruolo che ci è concesso interpretare: il nostro.
Cambiano le emozioni, involvono, evolvono, comunque si trasformano, comunque non muoiono.
Sottobanco si vive anche in attesa, mentre interagiamo.
Una telefonata, un esame, una lettera, un messaggio, un lavoro, una promozione, un concorso, una carezza.
Siamo come pendolari sulla banchina della vita.
Qualche volta col buonumore, qualche altra scorbutici, ci si addormenta e sveglia anche col culo scoperto.
Si offre un lato, di solito quello migliore, tuttavia c’è chi non disdegna di offrire lamentele e l’indignazione la vita che gli capita.
C’è quello che fa finta che ogni cosa vada bene, che va oltre i piccoli drammi personali che affronta e quello che si lagna anche di un mal di gola. Così come c’è quello che pensa di avere la risposta a tutto e quello che è convinto di avere sempre ragione e, anche, quello che non capisce quand’è il momento di smetterla.
Protagonisti e comprimari di questo immenso show personale, il grande fratello quotidiano di cui siamo i registi.
Io ancora sento di non essere compreso, ma in fondo, ha importanza? L’esperienze che mi passano sulla schiena, a conti fatti, sono soltanto mie e soltanto io so quel che provo.
Il bello, però, è che in quel nostro primo bacio c’eri tu con me.

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One Response to E un giorno il passato è passato

  1. ale says:

    gianni!:):)
    finalmente!!:) bellissima questa frase “Siamo come pendolari sulla banchina della vita.”…anzi! bellissimo tutto il post!:):)
    un abbraccione!:)

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