Difficile che tutto vada bene a tutti:

qualunque questione si discute nel momento, ognuno dice – giustamente – la sua, questo perché veniamo da retaggi differenti, da esperienze dissimili e lo stesso comunque simili. Quello che ha perso il lavoro e ne ha trovato uno migliore cozzerà sempre con quello che ha perso il lavoro e non ne ha trovato uno migliore.
Ogni vissuto è a sé.
Vi siete mai ritrovati a guardare la stessa cosa con un amico e scoprire che le reazioni tra voi e l’altra persona non è proprio la stessa? Figuriamoci quando due persone c’è da metterle d’accordo sotto una sfera del tutto razionale partendo da due punti estremamente lontani.
Fatevi tranquillamente il segno della croce in casi del genere.
Non ce la farete.
Ho avuto un amico fino a metà estate, al quale a pelle, ho voluto istantaneamente bene e che stava attraversando le pene dell’inferno per un amore finito – per il male comune per il quale tutti gli amori finiscono, non per sbagli oggettivi che possono determinare un distacco – e che non ha ascoltato una mezza parola dei consigli offerti, perché assimilava ogni concetto credendo che volessi (e qualche volta volessimo) allontanarlo da lei.
Non so se un domani, a freddo, rivaluterà quanto ho potuto offrirgli, di certo, una volta di più, mi sono reso conto di quanto siamo distanti gli uni dagli altri.
Non credo di essere perfetto, anzi. E proprio per questo accetto – a volte a malincuore, è vero – ogni critica che posso ispirare da chi mi vive intorno. Più di una volta, anzi, sono stato io a chiedere direttamente – dato che non tutti hanno voglia o sufficiente faccia tosta per esporre un pensiero duro – cosa, dal loro punto di vista, avrei potuto migliorare di me.
Perché il mio intento, per quanto possibile, è quello di continuare a evolvermi e per quanto possa distaccarmi e guardarmi da fuori con la più sincera obiettività, gli altri riescono a farlo almeno un pochino meglio di me.
Quando parlo con voi, che sia in giro, sotto l’ufficio mentre fumiamo, piuttosto che per telefono o davanti ad un caffè o, addirittura, attraverso il blog e i messaggi privati, c’è sempre una sorta di ammirazione mista ad affetto nei miei confronti, eppure, di cazzate io ne faccio tante.
Non sto scrivendo di casi particolari, ma anche io mi ritrovo una parte di persone che proprio non mi vede di buon occhio e allora mi domando: sono io che sbaglio completamente approccio e modus operandi in alcune condizioni o parte di queste persone non si rende conto che non ha bisogno di badare agli altri perché può essere davvero in gamba?

Finché non trovi qualcosa per cui lottare ti accontenti di qualcosa contro cui lottare.”
(C. Palahniuk – Soffocare)

Probabilmente la verità si trova nel mezzo o giù di lì. Eppure le verità siamo costretti a costruircele da soli, continuano così ad essere soggettive e perciò si torna coi dubbi iniziali del post.
È un cane che si morde la coda.
Sapevo che quanto scritto giorni fa avrebbe suscitato (per le più disparate motivazioni) assenso, dissenso, sarcasmo e ironia, mai avrebbe potuto essere altrimenti, ma non ho dimenticato chi sono, quanto valgo, quanto fatto fin qui e né quanto non ho fatto, semplicemente, ci sono situazioni in cui bisogna prendersi le proprie responsabilità e rimboccarsi le maniche.
Puntare il dito non serve proprio a niente, tanto meno giustificarsi.
“Non c’è tempo da perdere”, mi ha detto una persona cara e sono portato a pensarla come lui. L’essermi appellato come “pezzo di merda” non intende che lo sono sempre stato o che lo sarò ancora o che (anche se molto probabilmente non si verificheranno nuovamente) in condizioni analoghe o simili a quelle commetterò gli stessi sbagli.
Una cosa è certa, da qualche settimana, prima di aprire bocca, ci peno miliardi di volte e pondero con attenzione ogni affermazione, così per non offendere nessuno, essere travisato e, in qualche caso, strumentalizzato.
Se vi facessi l’elenco delle cose che mi sono state riportate sgranereste gli occhi, alcune anche verosimili, tuttavia non me la prendo di certo con chi le ha espresse, ma con me stesso per aver dato modo di poterlo fare.
Chiarito, definitivamente, questo discorso, non rimane che far di meglio, ancora, e vivere al massimo quello che c’è da vivere, che tanto i palliativi sono completamente inutili.
Stasera, rincasando, dopo non so quanto, ho ritrovato la mia espressione ebete in un incontro inaspettato, è proprio vero: non c’è mai fine al viaggio anche se un sogno cade

«Io sono il tuo errore più grande» afferma Mattia, distante meno d’un passo «ma anche l’unico che una parte di te vorrebbe commettere ancora.»
(Gianni D’Ambra – Siamo proprio io e te)

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3 Responses to Difficile che tutto vada bene a tutti:

  1. nonconta says:

    Hai acceso la luce Già.

  2. ale says:

    siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!! siamo proprio io e te!!:):) bello bello! quando lo pubblichi?
    mi sono fatta prendere troppo dall’impeto!:D
    con chi ce l’ha mattia in quella frase? con chiara?
    mi sembra giusto questo post di spiegazioni.. anche perchè quando finisce qualcosa non c’è mai un solo colpevole!:)
    e nero? pensavo nel weekend mettessi qualcosa e invece..:):)
    un bacione!

  3. Gianni Gianni says:

    @nonconta
    Se non l’avessi fatto io, non l’avrebbe fatto nessun altro 🙂

    @Ale
    C’e’ tempo, c’e’ tempo, durante il 2012 senza dubbio pero’!:-) Non ti dico per chi era la frase, perche’ rovinarvi la sorpresa?
    Ma guarda Ale, la colpe stanno da ambo le parti sempre, ma gli errori grossi sono i miei. Ci sono state cose di me che proprio non mi sono piaciute.
    Nero, piu’ tardi, avra’ un nuovo paragrafo: “Serena”.
    Bacione a te!

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