Ci sono silenzi da osservare, da fissare con gli occhi,

così densi che appaiono come tangibili. Quelli del mattino quando può capitare di alzarsi prima del solito ed ogni cosa è immobile e il caos della routine ancora distante, quelli della notte quando proprio la notte è venuta giù da un pezzo e si rimane svegli mentre il mondo dorme, dove da lontano riesci a scorgere soltanto vaghi brusii o qualche macchina che corre troppo per le vie. I silenzi di quando a scuola era in corso un compito in classe, quelli che anticipano l’attesa, quelli davanti o dietro un bacio, quelli di fronte ad una carezza, nei respiri forti prima di fare l’amore. I silenzi di quando la vita non gira, di quando tutto sembra stonato, non congruo con quello che dovrebbe essere, di quando non sai cosa dire o di quando aspettare è dolore. I silenzi del telefono che non squilla, eppure è lì, accanto a te, i silenzi di quella voce che è rimasta al passato in quella incapacità di tagliare col passato. I silenzi che ti imponi, quelli dovuti per degli errori, per evitare discussioni. I silenzi sereni, quelli che abbinati ad un sorriso colorano il tempo, le riflessioni, i desideri. E sei lì, con i tuoi silenzi, che presto o tardi saranno rumore e parole e nuove voglie e nostalgie e paure e risate e allegrie tanto a lungo trattenute. Per tutti quei silenzi che non avresti voluto, per quelli che non hai mai capito, per quel cuore miope che pure se non sa vedere lontano, continua a sentire, a provare le sensazioni che gli somministriamo giorno dopo giorno. Perché i silenzi sono soltanto una preparazione.

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