Avevo guardato il tempo muoversi di tre quarti,

con la stessa non attenzione che si riserva a qualcosa che fondamentalmente non ha importanza. La pigrizia tipica di quando non si ha fretta, nessuna ansia e nessuna urgenza. Rivalutare senza prevaricare. Mi sono domandato spesso se fosse ciò che mi aspettavo o meno, tuttavia una risposta univoca non potrebbe esserci e forse non ci sarà mai. A volte ho solo il desiderio di potermi rilassare, poter staccare la spina, potermi godere quello che ho e quello che voglio senza preoccuparmi del resto, dei contesti esterni, della superficie e considerare solamente il nocciolo, il succo, il nucleo delle mie esigenze. Ci scontriamo ogni giorno contro molteplici condizioni dettate dalla realtà che abbiamo intorno, pendolari di vite che non vorremmo viaggiare in questo modo. Ci impongono – ci imponiamo – regole che poi non riusciamo ad osservare, correndo da una parte e dall’altra con l’inadeguatezza solita di chi sente che potrebbe non farcela. Ma farcela a fare cosa? Non c’è bisogno di essere ipocriti. I concetti di bello a tutti i costi e il bisogno costante di soldi, tanti soldi, ci martellano quotidianamente. Siamo tutti nella rincorsa – affannata – per riuscire a raggiungere il risultato quanto prima ed una volta raggiunto, se mai ci si riesce, non riusciamo ad esserne contenti. Apprezzare, almeno in parte, quello che si ha appare troppo difficile. Ma come facevano le persone trent’anni fa ad accontentarsi del poco che avevano? Me lo sono chiesto spesso e nonostante molteplici risposte al riguardo, ho provato un moto di invidia in quella capacità naturale che avevano di riuscirci. C’erano meno distrazioni, forse. C’era meno pubblicità, forse. C’era un occultamento maggiore di quanto non si aveva, forse. Forse, invece, c’era solo il desiderio di far star bene le persone che si amavano e il resto era semplicemente accessorio. Non voglio smettere di viziarmi, sia chiaro, non voglio smettere di avere mete, sogni da realizzare, il miglioramento è intrinseco nel mio carattere, ma quando poi mi stringi e mi tieni addosso e negli abbracci e nelle parole che ci scambiamo sento che non ho bisogno d’altro se non un ancora e ancora di quello che abbiamo, allora mi capacito di quanto superfluo ci sia, di quanto almeno sia necessario valorizzare veramente i capisaldi delle necessità, di non perdere inutilmente tempo dietro a qualcosa che in fondo in fondo, non ci darebbe un vero compiacimento. Ho l’impressione che non ci si fermi mai veramente a dare valore e spessore a cosa conti davvero. Quantomeno ho trovato la mia scala dei valori, quantomeno so che una giornata passata insieme a te, vale più di qualunque oggetto, situazione, condizione favorevole possa capitarmi.

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One Response to Avevo guardato il tempo muoversi di tre quarti,

  1. Francesca says:

    amore…amore mio…ma mio davvero…non mi capacito di come tu possa ancora pensare queste cose dopo avermi vista la mattina appena sveglia,ma apprezzo lo sforzo…!!!
    la cosa bella è che noi avremo davvero un ancora,e un altro ancora,e tanti altri giorni da trascorrere sempre insieme,e momenti,e risate,e giochi,e pizze in macchina e tanto altro che solo noi sappiamo:)ti amo davvero amore,buon inizio di settimana…e già mi manchi…

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