Alcune sensazioni si ramificano sotto la pelle

e poi lì restano a tenerti compagnia per non permetterti di distrarti nemmeno un secondo. Sai quel che chiedono, quello che vogliano, nonostante il tentativo inutile di ignorarle. Le cose non accadono mai per caso, impari a capire che quello che avviene – in un modo o in un altro – lo hai cercato, forse calcando la mano più su quanto non volevi avvenisse che non il contrario. Ci sono calibrazioni difficili, anche per chi nella vita è davvero navigato. D’altronde le attese disattese sono tante per tutti. Si pianificano molte strade che in seguito si percorrono a stento e nemmeno in parte. Ho sentito una moltitudine di persone dire “domani inizio questo, farò questo, cambierò quest’altro”, ma si era trattato soltanto di una serie di sproloqui per dare adito a vorrei che sarebbero rimasti tali. Io ci provo a crederti, credimi, ci provo davvero. Nei contrasti di discorsi che un senso vero non ce l’hanno. Provo ad uscire dai miei vestiti ai quali tanto sono affezionato ed entrare nei tuoi e per quanto i miei creino più o meno simpatia, sono ad ogni modo ben definiti, mentre i tuoi rimangono un collante di colori abbinati a caso e niente più. So bene che affrontare una condizione che tanto ci sta a cuore imprime del male quasi fisico, ammettere di aver sbagliato è necessariamente un dolore per l’orgoglio velleitario che ci portiamo a spasso, ma è comunque una cura per il poi, quindi prima si riconoscono limiti ed errori, prima si può andare controtendenza e uscirne fuori, smetterla di calarsi in un ruolo che esiste solo nella nostra mente e smetterla di preoccuparci per quel che pensano gli altri, quando dovremmo preoccuparci di quel che pensiamo di noi stessi. E mentre passavo sotto casa tua, tra i ninnoli di allegrie sterilizzate, sono stato contento di scorgerne i mutamenti.
Lo ascolti bene il cuore?

Quali porte avresti chiuso?
Quali fuochi avresti spento?
Che scriverai? Chi fermerai?
(Raf – Mai del tutto)

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