Ti ho pensata stasera

e ho pensato che sarebbe potuta essere una delle nostre sere, una delle tante condivise insieme, una di quelle costruttive. Se pensi che scrivo dall’iPhone e che mi sono estraniato dal resto per qualche minuto, forse ti renderai conto di quanto ti ho avvertita presente. Ho pensato al modo che avevi di sorridere, di osservarmi nei minimi movimenti o anche a quello di prendrermi in giro: ne conoscevi di difetti miei e quante risate ci siamo fatti per via di questi non saprei dirlo. Alcuni sono rimasti sai, io stesso ne sono innamorato, altri completamente rimossi. Avrei dovuto ascoltarti di più alcune volte, darti più attenzione e invece ho creduto fossi una di quelle che passano e non lasciano niente, che poi a dirla tutta, hai lasciato più tu che persone maggiormente blasonate tra queste pagine. Non è male – ogni tanto – riguardare le cose a posteriori. E in parte mi manca il poterti raccontare quante ne sono accadute o quegli abbracci che strappavano il fiato anche quando avevamo appena cinque minuti. Sono diventato più cattivo poi, ho imparato che non si può dare niente per niente, che prima vengo io e poi tutto il resto. Che ci si può dare, lanciarsi, per pochissime persone. Non è egoismo, sai? Soltanto la semplice assimilazione di un concetto basilare: se non sei tu a fare le cose per te, difficilmente qualcuno lo farà al posto tuo. Se potessi tornare indietro fino a noi lo comprenderesti, ma troveresti un’altra versione di me: la costante evoluzione che non riesco e non voglio frenare. Ti parlerei delle soddisfazioni che mi sono tolto in seguito e di quelle che mi sto togliendo adesso, dei mie prossimi progetti e di chi mi ha imbrigliato il cuore. Vige ancora quel mio modo d’essere però, quello per cui nulla è veramente finito, ma anzi tutto è appena cominciato. Ho ancora l’entusiasmo di un ragazzino. Mi sono domandato se mi pensi mai, se hai mai avuto voglia di scrivermi, di chiamarmi, di avvicinarti, se in fondo in fondo non mi hai rimpianto o se hai la testa così impegnata altrove e quindi non ti viene naturale farlo. Quale che sia il tuo stato, voglio credere tu sia felice, serena, lo hai sempre meritato. Forse a rimpiangerti sarò io o forse no, di certo farò quello che devo fare e che sentirò di fare di volta in volta e quando ti penserò come stasera, mi relazionerò a quanto ho appreso insieme a te.
Il cielo ha le sue stelle: quante ce ne sono nel mio, nel tuo? Tuttavia andando avanti ti rendi conto che soltanto alcune di queste sanno brillare più delle altre, perché non tutte le persone che abbiamo incrociato valgono come le altre, ad ogni modo spero sempre di essere smentito, che chi oggi considero poca cosa domani possa sorprendermi.
E che cos’è la vita non saprei spiegarlo: un gioco, una giostra, un attimo, ma posso dirti che per quanto sia stata difficile, quella di quel breve trascorso insieme, ne è stata una parte fondamentale. Non so Dio quali piani abbi per noi, ma so quelli che io ho per me e tu ne farai comunque parte – seppure indirettamente – dovresti ricordare che quando mi metto in testa qualcosa vado avanti fino in fondo, fin quando non ottengo quello che voglio. Ci sentiamo al prossimo pensiero, al prossimo incrocio e la cosa che mi fa sorridere ora che ti saluto, è che non ti aspetti che io stia scrivendo proprio di te.

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