..quarantadue

Ci sono compleanni che servono soltanto a ricordarti una data e altri che, se li guardi bene, sembrano contenere una specie di rendiconto del tempo. Non quello aritmetico, fatto di candeline, calendari e numeri che continuano ad aumentare con una puntualità anche un po’ arrogante, parlo del tempo vero, quello che passa attraverso le persone e, quando è generoso, invece di limitarsi a consumarle le costruisce.

Quando ci siamo conosciuti avevi ventisette anni, io trentatré. A quell’età sei già adulto abbastanza da pensare di sapere molte cose e ancora abbastanza giovane da scoprire, negli anni successivi, quanto fosse approssimativa buona parte di ciò che credevi definitivo. Avevamo idee, desideri, convinzioni, probabilmente anche parecchie certezze che oggi ci farebbero sorridere. La vita era ancora in buona parte qualcosa da immaginare, la guardavamo davanti a noi come si guarda una strada di cui conosci la direzione generale, ma non hai ancora visto le buche, le salite, le deviazioni e quei pezzi in cui improvvisamente finisce l’asfalto.

Poi abbiamo cominciato a percorrerla davvero e qualche volta siamo passati noi sopra la vita: abbiamo deciso, costruito, cambiato, insistito, sbagliato, ricominciato. Altre volte, invece, è stata lei a passare sopra di noi senza chiedere permesso. Sono arrivati problemi che non avevamo ordinato, paure che avremmo volentieri restituito al mittente, responsabilità che nessuno ci aveva insegnato a sostenere. Ci sono state cose che abbiamo conquistato e altre che abbiamo semplicemente imparato a sopportare, perché è questo che fanno gli anni quando li vivi davvero: non aggiungono soltanto tempo, aggiungono strati.

E così quella ragazza che avevo conosciuto è rimasta da qualche parte dentro di te, ma nel frattempo intorno a lei è cresciuta una donna. All’epoca alcune cose si intuivano, oggi si vedono. Si vedono nel modo in cui ti prendi cura delle persone, nel modo in cui senti le cose, a volte persino troppo, nella capacità che hai sviluppato di accorgerti di quello che succede agli altri prima ancora che venga detto, nella delicatezza che non è fragilità e nella forza che non hai mai avuto bisogno di esibire per dimostrare di possedere.

Ci sono qualità che da giovani sembrano promesse e il tempo decide se mantenerle. Tu molte le hai mantenute, altre le hai costruite strada facendo, ed è forse questo che mi colpisce guardandoti oggi: non penso che il tempo ti abbia semplicemente cambiata, penso che abbia reso tangibili parti di te che allora potevo soltanto intuire. La ragazza c’era già tutta, la donna, invece, doveva ancora accadere, ed è forse la parte più bella del tempo che ti ho visto attraversare.

Anche la femminilità, in fondo, è una cosa strana. Non credo abbia molto a che vedere con ciò che si indossa, con il trucco, con il modo in cui qualcuno decide di mostrarsi, quelle sono forme, bellissime quando vuoi, ma forme. La femminilità vera credo abbia più a che fare con una presenza, con il modo in cui una donna entra in una stanza e, senza fare niente di particolare, quella stanza cambia appena temperatura, con il modo in cui può essere forte senza diventare dura, sensibile senza diventare debole, bellissima senza aver bisogno di accorgersene continuamente. Tu questa cosa ce l’hai, forse l’hai sempre avuta, ma adesso non è più un’intuizione, è diventata evidente.

Poi ci sono loro, Queeny soprattutto. Non credo abbia mai avuto dubbi su chi fosse la sua persona. Ti guarda con quella devozione assoluta che i cani riservano soltanto a qualcuno e che noi esseri umani, probabilmente, non riusciremo mai a meritare completamente. Lupo conserva un contegno più diplomatico, ma anche lui sa perfettamente dove sei, quando torni e quale equilibrio cambia quando non ci sei. E forse proprio loro spiegano una cosa meglio di quanto riuscirei a fare io.

Una casa non è fatta dai muri, lo scopri col tempo. Puoi comprare mobili, scegliere colori, sistemare ogni dettaglio, puoi riempire stanze di oggetti che ami e costruire il posto più bello del mondo, ma casa diventa casa soltanto quando contiene le presenze giuste. Quando riconosci un rumore dall’altra stanza, quando sai chi sta entrando dal modo in cui gira una chiave, quando un cane alza la testa perché ha riconosciuto dei passi, quando l’assenza di qualcuno modifica uno spazio anche se apparentemente non è cambiato niente. Casa nostra è casa anche perché ci sei tu, forse soprattutto per questo.

Adesso sono quarantadue. Scritto così sembra un numero importante, probabilmente lo è. I venti sono diventati trenta, i trenta quaranta e continuiamo a stupirci ogni volta come se nessuno ci avesse spiegato il funzionamento del calendario, ma non è questa la parte interessante. La parte interessante è guardare ciò che quegli anni hanno fatto: le cose che hanno tolto e quelle che hanno lasciato, gli angoli che hanno smussato, le paure che hanno ridimensionato, le sensibilità che hanno aumentato, le persone che siamo stati e quelle che abbiamo scelto, qualche volta faticosamente, di diventare.

E allora quarantadue non è semplicemente l’età che hai, è la distanza tra la ragazza che avevo incontrato e la donna che ho davanti adesso, e la cosa bella è che, guardandole entrambe, riesco ancora a riconoscere la stessa persona. Solo più completa, più consapevole, più profonda, più tua.

Il tempo qualche volta è stato gentile, altre ci ha preso a schiaffi con una certa convinzione. Abbiamo costruito cose che allora non esistevano nemmeno nei nostri pensieri e abbiamo dovuto imparare a convivere con altre che non avremmo mai scelto. Siamo cambiati, ci siamo incazzati, abbiamo avuto ragione e torto, presi, persi e ritrovati, qualche volta contemporaneamente, e siamo arrivati fin qui.

Stasera arriveranno gli auguri, le persone che ti vogliono bene, le risate, il brindisi, la “torta” e poi, e da mezzanotte, il calendario batterà questa nuova cifra. Io, invece, volevo regalarti questo: la fotografia di qualcosa che una macchina fotografica non potrebbe prendere, la ragazza che ricordo, la donna che vedo e tutto quello che c’è stato in mezzo.

Perché se oggi devo guardare ciò che il tempo ha fatto a te, almeno una cosa gliela devo riconoscere: non ti ha soltanto fatto diventare più grande, ti ha resa ancora più bella nel modo in cui conta davvero.

Buon compleanno, Sveva.

E tra tutte le cose che questi anni hanno spostato, cambiato, costruito e qualche volta rotto, ce n’è una che continuo a riconoscere con una precisione assoluta: io, te, Queeny e Lupo non abitiamo semplicemente la stessa casa. Abbiamo edificato una famiglia.
La nostra.

E loro, lo hanno capito molto prima di noi.

5 commenti su “..quarantadue”

  1. Auguri Sveva…quanta verità in queste parole e quanto amore evidenziano, amore tra voi, per voi e nella vostra famiglia. Ancora auguri

  2. Auguri Sveva…quanta verità in queste parole e quanto amore evidenziano, amore tra voi, per nella vostra famiglia. Ancora auguri

  3. Mio marito non mi ha mai picchiata, ma molte volte mi ha violentata verbalmente e presa in giro davanti a persone care ed amici. Quando ci siamo separati ho avuto una sensazione di assoluta libertà. Ma di mezzo c’era la mia gravissima malattia e mai e poi mai pensavo di verne fuori. Invece i miei neurologi hanno trovato le medicine giuste per me. Sono invalida al 100%, vivo in un appartamento popolare con la mia micia. La mia salvezza perché se non ci fosse stata lei, non avrei superato tanti momenti di depressione e malinconia. Lei è tutto per me:. Caro Sandro, ogni giorno per me è uguale, non posso guidare nemmeno la bicicletta e quando esco e gli extracomunitari mi vedono camminare male, mi sputano in faccia. Ho paura degli uomini e per questo non vado neanche in cerca. Però, un domani, quando mamma morirà (papà ci ha lasciate due anni fa a causa di due tumori) cosa faccio io? Non ho né fratelli né sorelle e i rapporti con mie zie non sono affatto buoni. Questa è l’unica cosa che mi preoccupa. Non di invecchiare, ma di rimanere sola e dimenticata!

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