chi scrive
Chi è Gianni S.
..scrivo romanzi, frasi e vita per dare un nome a quello che fa male anche quando fingiamo di aver voltato pagina, anche quando un’assenza si trasforma in un dolore muto con cui dobbiamo imparare a convivere.
Mi firmo Gianni S.. Punto. Non perché mi serva una maschera, e nemmeno perché voglia costruirmi addosso un mistero da quattro soldi. La S. è l’iniziale del mio cognome, certo, quella sulla carta d’identità. Ma nella scrittura è diventata altro.
È il punto esatto in cui ho scelto di fermarmi: abbastanza vicino da metterci la faccia, abbastanza distante da lasciare qualcosa in ombra. Dentro quella S. ci sono storie scritte quando fuori taceva tutto, sbagli pagati cari, scelte fatte nel momento peggiore, stanze vuote, perdite e persone rimaste addosso anche dopo la fine.
Ma c’è soprattutto la S. di speranza. Non quella pulita, profumata, da frase motivazionale con il tramonto dietro. Una speranza più sporca, più testarda, quasi fastidiosa. Quella che resta anche quando hai visto abbastanza merda da diventare cinico e invece continui, contro ogni buon senso, a credere che si possa fare meglio.
Racconto relazioni, illusioni, colpe, desideri e tutto quello che continua a fare rumore quando una storia sembra finita solo perché qualcuno ha smesso di nominarla. Io non sono qui per consolare: sono qui per guardare la verità in faccia, anche quando sarebbe molto più comodo girarsi dall’altra parte.
Amare meglio. Perdere meglio. Raccontarsi meno bugie.
sotto la superficie
Prima di ogni riga, ci sono io che guardo il disastro da vicino.
..quello che leggi non nasce a tavolino. Viene dalle notti insonni, dagli schiaffi presi dalla verità e dai graffi che ci lasciamo addosso mentre proviamo a restare in piedi.
Molti mi trovano per caso: leggono un post di sfuggita, una di quelle frasi scomode che ti colpiscono al fegato perché dicono esattamente quello che cercavi di nasconderti.
Ma non sono un distributore automatico di parole. Quelle righe sono solo una fessura nella porta. Se entri davvero, trovi i romanzi, i personaggi, le colpe che ci portiamo addosso come tatuaggi invisibili, le stanze vuote e tutto quello che continua a fare rumore anche quando una storia è finita.
Le frasi sono schegge. I romanzi sono il vetro che va in frantumi.
cosa racconto
Racconto quello che resta, quando smettiamo di inventare scuse.
..nei miei post, nei miei testi, torno spesso negli stessi luoghi: l’amore quando smette di salvare e comincia a chiedere il conto, le relazioni quando diventano conseguenze, la memoria quando non è più nostalgia, ma una stanza chiusa dove continuiamo a rientrare anche controvoglia.
Mi interessano le persone quando perdono la posa, quando dicono una cosa e in verità ne stanno pensando un’altra. Quando provano a sembrare corrette, pulite, risolte, ma dentro nascondono desideri distorti, paure vecchie, mancanze mai dette e quella fame di essere viste che spesso le porta a scegliere nel modo sbagliato.
Non racconto eroi. Racconto gente che commette errori, che si racconta bugie credibili, che confonde l’amore con il bisogno, la fuga con la salvezza, il silenzio con la serenità. Persone che cercano un modo per restare, ma senza sapere più bene dove.
I miei libri non servono a rendere tutto più bello. Servono, almeno, a togliere il trucco alle cose.
romanzi
I romanzi sono il posto dove le frasi prendono forma.
..le frasi arrivano subito. Colpiscono, tagliano, a volte fanno male perché spiegano in breve qualcosa che stavi cercando di non guardare. Ma una frase, prima o poi, finisce lo spazio. Resta lì, sospesa, come un pensiero.
I romanzi, invece, fanno un altro lavoro. Ti costringono a restare dentro la ferita, a conoscere e riconoscerti nei personaggi quando smettono di essere presentabili, quando amano male, scelgono peggio, scappano nel momento sbagliato e poi devono convivere con le conseguenze che non avrebbero voluto.
Da qui nasce la trilogia: Quello che resta, Di questi amori, Siamo proprio io e te. Tre romanzi legati dallo stesso conto emotivo, ma anche tre titoli che, messi insieme, diventano una sola frase.
Quello che resta di questi amori siamo proprio io e te.
Non è solo un gioco tra titoli, è il senso profondo del percorso: quello che rimane dopo le fughe, le colpe, le illusioni e gli amori sbagliati non è mai soltanto una storia finita, ma qualcosa che continua a parlarci addosso. A volte con la voce di chi abbiamo perso, altre, con la nostra.
Quello che resta è il punto in cui la ferita si apre e il castello cade in frantumi. Di questi amori è quello che succede dopo, quando credi di essere scappato e invece ti sei solo portato il disordine altrove. Siamo proprio io e te è il ritorno alle conseguenze adulte: dieci anni dopo, quando il passato non torna come nostalgia, ma come richiesta di verità.
Accanto alla trilogia esistono anche altri progetti narrativi, tra cui Per sempre e Nero. Non sono ancora pagine da aprire al pubblico, ma appartengono allo stesso bisogno: raccontare quello che resta sotto la superficie, quando nessuno ha più voglia di fingere di stare bene.
Quello che resta
Il primo romanzo della trilogia. Il punto in cui una storia finisce solo in apparenza e comincia a produrre tutte le sue conseguenze.
Di questi amori
Il secondo capitolo, completo e leggibile anche autonomamente. Più corale, più adulto, più scuro: il dopo delle fughe e delle scelte.
Siamo proprio io e te
Il terzo capitolo, in scrittura. Dieci anni dopo, quando ciò che sembrava finito torna a chiedere il conto.
stile
Niente guru. Niente favole lucidate. Niente frasi col fiocco.
Il mio tono è diretto, emotivo, realistico. A volte tagliente, a volte più intimo. Ma sempre lontano dalla motivazione facile, dal buonismo automatico e dalle frasi che sembrano nate per stare bene su una tazza.
Scrivo di relazioni, identità, perdita, verità nascoste, disillusione, desiderio, memoria e redenzione possibile. Non quella comoda, non quella cinematografica. Quella più difficile: continuare a stare in piedi anche quando qualcosa dentro non è tornato esattamente al suo posto.
Non provo a vendere speranza. Provo a togliere un po’ di trucco alle cose.
In fondo, scrivo di questo.
Di quello che resta. Di quello che non sappiamo lasciare andare. Di quello che avremmo dovuto dire prima. Di quello che ci cambia anche quando nessuno se ne accorge.
Le frasi sono l’ingresso. I romanzi sono le stanze. La newsletter è il modo per restare in contatto quando fuori c’è troppo rumore.