
..stamattina al parco c’è un’aria quasi piacevole, figlia del brutto tempo che ha attraversato questi ultimi giorni e che, almeno per qualche ora, sembra aver convinto settembre a ricordarsi di essere settembre. Ho ancora la faccia stropicciata di chi si porta appresso una notte interrotta, perché a un certo punto mi sono alzato quasi per sbaglio per salutare la mia donna mentre si preparava per andare al lavoro e, una volta tornato a letto, dormire era diventata un’ipotesi piuttosto che una possibilità concreta.
Mi sono girato per quasi un’ora cercando inutilmente una posizione che convincesse il cervello a spegnersi, poi ho fatto quello che faccio sempre quando capisco che non c’è più niente da negoziare: ho cominciato ad annotare. Pensieri, riflessioni, qualche frase che magari diventerà qualcosa e qualche progetto che probabilmente cambierà forma altre dieci volte prima di esistere davvero. Ho questa abitudine di raccogliere pezzi mentre passano, come se avessi paura che lasciandoli andare non tornino più nello stesso modo. Probabilmente è vero.
Adesso Lupo e Queeny se la godono nel parco. Oggi la passeggiata non è una prova di resistenza, non devo calcolare continuamente ombra, fiato e distanza, anche se il sole ha già cominciato a bussarmi sulle spalle per ricordarmi che non ha ancora nessuna intenzione di arrendersi. Loro annusano, si fermano, ripartono, seguono informazioni che io non posso comprendere e che evidentemente per loro hanno un’importanza enorme. Ogni tanto li guardo e penso che possiedano una capacità che noi abbiamo complicato fino quasi a perderla: stare esattamente dove sono.
Noi siamo molto meno bravi.
Passiamo una quantità impressionante di tempo altrove. Dentro quello che è successo, dentro quello che potrebbe succedere, nelle conversazioni che avremmo dovuto avere, nelle risposte che non sono arrivate, nei problemi che ancora non sappiamo risolvere. Costruiamo futuri ipotetici con una precisione quasi ingegneristica e continuiamo a ristrutturare passati sui quali, peraltro, non abbiamo più alcun diritto di intervento. Nel frattempo l’unico pezzo di vita sul quale potremmo davvero mettere le mani ci passa davanti senza fare troppo rumore.
L’adesso.
Non sono mai stato particolarmente bravo a lasciar stare le cose. Se qualcosa non funziona cerco di aggiustarla, se non capisco cerco di capire, se intravedo una possibilità difficilmente riesco a non verificare fin dove possa arrivare. È una parte di me che non voglio perdere, perché mi ha permesso di costruire molto di quello che ho e probabilmente anche di diventare quello che sono, ma sto imparando che esiste una differenza enorme tra perseverare e rimanere ancorati.
Non tutto può essere sistemato.
E soprattutto non tutto deve esserlo da me.
Ci sono cose che possono restare storte senza obbligarmi a passare il resto della giornata a guardarle. Persone che possono scegliere direzioni che non comprendo. Domande che possono non avere la risposta che avrei voluto. Progetti che possono fallire, rapporti che possono cambiare forma, convinzioni che posso scoprire sbagliate senza che questo renda sbagliato tutto ciò che è venuto prima.
Forse stare bene comincia anche da qui: smettere di subordinare la propria serenità alla soluzione di ogni cosa.
Per molto tempo credo di aver pensato che la pace arrivasse dopo. Dopo aver sistemato quel problema. Dopo aver raggiunto quell’obiettivo. Dopo aver capito quella persona. Dopo aver guadagnato abbastanza, scritto abbastanza, chiarito abbastanza. C’era sempre un’ultima cosa da mettere a posto prima di concedersi il lusso di respirare.
Solo che quell’ultima cosa ha una straordinaria capacità riproduttiva: ne sistemi una e ne arrivano due.
E allora forse la pace non è il premio che ricevi quando finalmente tutto è al proprio posto. Forse è riuscire a sederti per qualche minuto anche mentre qualcosa, da qualche parte, continua ostinatamente a essere fuori asse.
Lupo si è fermato davanti a un cespuglio da un tempo che considero francamente sproporzionato rispetto all’importanza del cespuglio. Queeny è qualche metro più avanti, poi si gira per controllare dove siamo. Io respiro.
L’aria entra fresca, riempie i polmoni e per qualche secondo non c’è niente da interpretare. È una sensazione quasi rivoluzionaria. Perché essere se stessi non significa soltanto difendere ciò che siamo, significa anche smettere di consegnare continuamente il nostro equilibrio a ciò che non possiamo controllare. Continuare ad avere desideri, certo. Ambizioni. Mancanze. Persone che vorremmo più vicine e altre che abbiamo imparato bene a lasciare andare. Continuare a progettare il domani e ogni tanto voltarsi verso ieri, perché siamo fatti anche di quello, ma senza permettere né all’uno né all’altro di mangiarsi tutto il presente.
La vita non comincia quando avremo finito di sistemarla, questa forse è la fregatura più grande e, insieme, la scoperta più semplice. La vita era questa notte interrotta. Era alzarmi mezzo addormentato per un saluto. Era tornare a letto e non riuscire più a prendere sonno. Erano quelle frasi annotate nel buio che magari non userò mai. È questa passeggiata, il sole sulle spalle, Lupo che finalmente ha risolto il mistero del cespuglio e Queeny che ha già trovato qualcos’altro per cui vale la pena fermarsi.
È tutto qui.
Non nel senso che non esista altro, ma nel senso che questo sta esistendo adesso.
Tra un’ora ci saranno altre cose da fare, il lavoro, la spesa, un’uscita. Domani qualche problema tornerà a bussare, qualche pensiero pretenderà attenzione e io probabilmente ricomincerò a cercare di aggiustare ciò che posso, perché rimango quello che sono e va bene così. Però magari riuscirò a ricordarmi che non devo aspettare che il mondo sia finalmente in ordine per sentirmi in pace dentro di lui.
Lupo e Queeny ripartono e io li seguo senza fretta.
Il sole ormai si sente, l’aria buona probabilmente durerà poco e settembre tornerà a fare quello che gli pare.
Ma c’è adesso.
E adesso, per una volta, non manca niente.
Già abbiamo il brutto vizio di aspettare la Pace quando tutto si aggiusta, ma non è così,. finché viviamo che sempre qualcosa da aggiustare..GRAZIE AMICO, TROPPO SPESSO LO DIMENTICO.