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Quello che resta
Mattia sta lasciando Sara. Si è innamorato di Chiara, la migliore amica di lei. Il problema è che questa scelta non riguarda soltanto loro.
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Tra Ostia e l’entroterra romano, Mattia prova a uscire da una relazione in cui non sa più restare. Il suo legame con Chiara cambia gli equilibri di un gruppo di amici, mentre Gianluca cerca di convivere con l’assenza di Serena e con i segreti di un vecchio diario.
Quello che resta è il primo romanzo della storia di Mattia. Questa è la nuova edizione rivista dall’autore. Puoi cominciare a leggerla qui.
Primo capitolo · Anteprima
I – Piove
Piove.
Non ha smesso un attimo. Sara mi aspetta da ore, eppure non sento alcuna urgenza. Lascio che il tempo scorra così, regolare, perché vorrei che tutto si risolvesse senza doverle parlare, senza vivere ciò che dobbiamo comunque affrontare.
La verità è che sto mentendo a me stesso.
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Piove.
Non ha smesso un attimo. Sara mi aspetta da ore, eppure non sento alcuna urgenza. Lascio che il tempo scorra così, regolare, perché vorrei che tutto si risolvesse senza doverle parlare, senza vivere ciò che dobbiamo comunque affrontare.
La verità è che sto mentendo a me stesso.
È il momento dei saluti: del «grazie di tutto», del «ci abbiamo provato, ma non ha funzionato». E, in fondo, spero che finisca così. Mi piacerebbe che fosse indolore, che bastassero poche parole: un «abbi cura di te», magari un abbraccio, un’ultima carezza. Poi mettere ogni cosa alle spalle, trovare una ragione e andare avanti.
Perché non si può mai, mai tornare indietro.
E comunque non riuscirò mai a fare come quelli che, alla fine di una storia, cancellano tutto. Come se una fine pesasse soltanto su chi la subisce. Come se bastasse un gesto o una parola a dissolvere ogni emozione, ogni istante in cui due persone si sono volute, cercate e amate.
Sara e io ci siamo amati. Davvero. In modo diverso, con bisogni diversi. E non ho ancora capito se, in un rapporto, si debba amare allo stesso modo.
Ora, davanti al cancello, zuppo dalla testa ai piedi, sento l’ansia crescere e la nostalgia farsi strada. Il nostro addio non è più un’ipotesi: è qui. È reale. È tangibile. Premo piano il tasto del citofono accanto al suo cognome, come se quel gesto potesse incrinare il fragile equilibrio che mi porto addosso. Rimango sospeso tra l’andare e il restare, trattenuto da una codardia sottile, finché lo scatto elettrico mi riporta all’inevitabile.
Dal patio scorgo Sara schiudere la porta nella penombra. Indossa un maglione rosso a girocollo e dei leggings scuri.
Assorbo i dettagli: il naso piccolo, le labbra carnose, gli occhi nocciola, i capelli castani. Entro.
«Ciao.»
Lei risponde soltanto con un accenno, si volta, imbocca le scale e lascia a me il compito di chiudere. La seguo.
In camera si siede sul letto che ci ha ospitati centinaia di volte e attende che dica qualcosa. Il suo sguardo è eloquente. Osservo la stanza con la sensazione che non tornerò più tra queste mura. La libreria, i manga, i film, il vecchio televisore al plasma incorniciato nell’armadio a muro. Lo specchio ad angolo mi restituisce il viso stanco, tirato: la faccia di chi dorme poco e male, con i pensieri aggrovigliati come i miei capelli.
«Sta cambiando tutto», dico, più a me stesso che a lei.
Mi guarda con gli occhi arrossati e si morde le unghie. Ogni gesto, ogni respiro è stonato. Poi smette, forse soltanto per contenere la tensione, e mi fissa con una nuova intensità.
«Pensi che sia cretina? Che non sappia cosa sei venuto a fare, Mattia?»
Mi aggredisce. È inevitabile. So che mi arriveranno addosso rabbia e rancore. È sua la ferita da tamponare. È suo l’orgoglio da ricostruire.
«No. Lo so che Ico ti avrà già detto tutto. Non ho giustificazioni. So cosa pensi, vorrei soltanto…»
Non riesco a finire. È un attimo. Sara crolla in un pianto trattenuto troppo a lungo. D’istinto vorrei abbracciarla, stringerla, ma resto fermo. Cammino su un filo sottile: carnefice e martire, amico e nemico, angelo e demone, tutto e niente.
Si asciuga il viso con le mani, stropicciandosi gli occhi, e vederla così mi mortifica. So di doverle molto, ma la verità è che l’amore che ho provato per lei si è consumato fino a sparire, come un disegno sulla sabbia cancellato dall’andare della marea. Ormai i miei sentimenti rincorrono altri sogni. Altre speranze. Rincorrono Chiara.
«Come fai a non capire? Non riguarda soltanto noi due. Ho perso anche la mia migliore amica. È troppo, questo. Non me lo merito, Mattia. Non me lo merito.» La voce le cede. «Sono completamente sola per colpa vostra.»
Il trucco le sporca le dita. E ha ragione. È colpa nostra.
Vorrei mentirle, dirle che non è così, proteggerla almeno da quel senso di abbandono, ma è proprio così: come nella più banale delle fiction, mi sono innamorato della sua migliore amica.
«Non avevo programmato niente, lo sai. Però il punto in cui siamo adesso va oltre Chiara, oltre quello che provo per lei. In questi anni sono cambiate troppe cose. Noi due abbiamo esigenze diverse. Sogni diversi.»
Spero che le mie parole le arrivino. Che capisca che non la sto lasciando per scegliere Chiara. La sto lasciando perché da tempo non so più restare dentro questa storia.
«E tutte le promesse? Tutti i sogni che abbiamo costruito insieme? Dove sono, adesso?»
Il cuore mi batte irregolare, sospeso in un punto indefinito tra il petto e la gola.
«Erano solo sogni», sussurro. «E i sogni, a volte, si avverano. E quando si avverano, poi possono anche finire.»
Sara mi studia, come se si aspettasse che continui. Che trovi un modo, una strategia per lenire il suo dolore. Così provo a riprendere.
«Non è colpa di nessuno se i sentimenti cambiano. È colpa nostra il modo in cui ci siamo arrivati.»
Per la prima volta da quando sono entrato non mi guarda con ostilità. Non delusa, non fredda. Solo attonita. Abbiamo appena ventitré anni e migliaia di possibilità davanti.
«Ci vorrà tempo, ma arriveranno sogni nuovi. Ruberanno il posto a quelli sognati insieme, lo sai. E poi ne abbiamo parlato spesso. Siamo fatti male: inseguiamo sempre quello che ci manca, ma io lo so… sono sicuro che sarai di nuovo felice.»
Non dice nulla e resta assorta, come a soppesare tutto ciò che ho detto. Voglio soltanto che mi creda, perché sono certo che andrà così.
Sara fissa la moquette, come se potesse aiutarla a mettere a fuoco il senso di tutto. Al suo posto, devo ammetterlo, odierei ogni parola di quello che ho appena detto. Perché ognuno ha il diritto di soffrire per tutto il tempo che gli serve, soprattutto quando il dolore nasce da una scelta altrui.
Certe ferite non devono soltanto cicatrizzare: devono pure respirare. Sto per aggiungere qualcosa, per spezzare quello strano silenzio, ma un attimo dopo arriva la sentenza.
«Non riuscirò a perdonarvi.»
Annuisco.
Non sempre il perdono è previsto. Il suo sguardo e il respiro corto lo esprimono meglio di qualsiasi parola. Eppure, io lo so: è finita ben prima che i miei sentimenti scivolassero altrove. Negli ultimi mesi ogni cosa ha avuto priorità rispetto a noi due: le uscite con Gianluca, le partite, i videogiochi, il lavoro, le passioni. Ogni cosa mi è sembrata più urgente, più importante di noi. Mi domando quando sia successo. Quando abbia smesso di sentirmi dentro questa storia. Quando abbia iniziato a viverla come un obbligo, come un lenitivo alle sue insicurezze.
«Vorrei che non fosse andata così. Se un anno fa me l’avessero detto, non ci avrei creduto…» Il resto lo lascio sospeso. Non sembra che mi stia ancora ascoltando. «Vuoi che vada?»
Mi squadra come se avessi detto la cosa più assurda del mondo.
«No, Mattia. Vorrei cancellare l’ultimo mese.»
È impossibile, ma lei ci crede davvero.
«Non è stato l’ultimo mese a portarci qui.»
Allargo le braccia, come se il gesto potesse contenere quest’ultimo mese. Lei mi fissa con una luce diversa.
«Sai qual è la cosa incredibile?» domanda.
Non sono sicuro di volerlo sapere, ma lei continua, ignorando il mio sguardo perplesso.
«La cosa incredibile è che vorrei soltanto che restassi qui con me.»
Sospiro. Non riesco a nascondere la reticenza. È il fragile gioco dell’ultimo appello. Si alza dal letto e mi viene incontro. «Vorrei che fossi ancora mio… soltanto mio.»
Si avvicina ancora.
«Sara, le cose sono cambiate. E continueranno a cambiare.»
Provo a mediare. Non serve.
«No! Non è vero! Possiamo superare questa fase!»
La sua voce si incrina e prova a trasformare la disperazione in possibilità, in un futuro ancora praticabile.
«Insieme possiamo farcela, come sempre.»
Mi irrigidisco.
«Mi dispiace. Questa volta è diverso. Aiutami a non rendere tutto più difficile.»
Mi allontano. Non c’è più nulla da dire.
«Ti prego! Possiamo riprovarci, abbiamo superato tante cose.»
Si lancia in un abbraccio disperato. Istintivamente mi scanso. Da lei. Dal nostro passato.
È tutto finito.
Sara crolla in ginocchio. Annientata.
«Non voglio essere cattivo. Non è facile nemmeno per me», dico con la sincerità che riesco a reggere.
«Mattia, io…»
Le lacrime le rigano il viso, il trucco ormai sciolto. Si rialza e si appoggia alla scrivania, svuotata.
Non resta più nulla per cui combattere. Allora mi avvicino io. La stringo. Forte. Piangiamo insieme.
È un pianto che non aggiusta nulla, ma ci permette di crollare. Dolore vero. Paura vera. La separazione imminente, le nostre vite che prendono direzioni diverse.
«Io non riuscirò a dimenticarti. Mi mancherai da morire», mormora con voce spezzata, stringendomi fino a farmi male. E mi sento impotente. Colpevole. Responsabile di non riuscire più ad amarla.
«Qualunque cosa succeda, io per te ci sarò sempre», dico.
Singhiozziamo fuori tempo, provando a darci forza nel modo più sbagliato possibile. Nessuno, al nostro posto, potrebbe biasimarci.
Poi non so quanto tempo passa. Non voglio che mi accompagni alla porta. Ci stringiamo di nuovo, in segno di congedo, senza renderci conto di quanto lasceremo dietro di noi. La saluto con un cenno. Ho la vista appannata. Mi aggrappo al corrimano, imponendomi di non voltarmi. Devo raggiungere la porta. Varcare il cancello. In macchina cerco di respirare. Metto in moto come se non fossi io. Retromarcia, prima, via.
Mi lascio alle spalle quasi cinque anni di una vita che non riconosco più, come se non fossi stato davvero io a viverla. Eppure, sono stato io. Io a promettere, progettare, restare. Io, adesso, ad andarmene. Mentre accelero, sento il passato dissolversi e il cambiamento prendere forma.
La pioggia batte sul parabrezza, i tergicristalli impazziscono. Vorrei che ogni goccia mi cadesse addosso, lavasse via la colpa e portasse con sé la zavorra dei ricordi. Un sospiro dietro l’altro. Il diaframma contratto.
Poi arriva la voce alta e graffiata di Baglioni nello stereo, sul finale di Mille giorni di te e di me.
Chissà se esiste davvero un attimo di eterno capace di rendere un amore per sempre. Le luci si allungano e si riflettono sull’asfalto bagnato. La strada trattiene lampioni e ombre.
Continua il romanzo.
Quello che resta è disponibile nella nuova edizione, in cartaceo e in ebook Kindle.
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La storia comincia con Quello che resta e prosegue in Di questi amori, il secondo romanzo.