Sarà che iTunes mi frega spesso,

di tutte le discografie che ho esce sempre la canzone giusta nel momento giusto o sbagliata nel momento sbagliato. Se ne va un anno dall’addio con Pasticcio, dal momento in cui il complicato desiderio a lei antecedente prendeva una forma distinta, precisa. Così com’è precisa la condizione attuale, fatta di rimpianti e rimorsi da chiudere in una scatola, del non vissuto da archiviare in un armadio e scegliere di vivere lo stesso, senza privarsi del “magari prima o poi”.
Di certo ho apprezzato le risate e le battute di ieri sera, quell’intesa che dopo molto tempo – per quanto mi riguarda – era spontanea, priva di qualunque rancore o di riflessioni sottointese.
Grazie.
Tendo a voltarmi indietro poche volte, se non per analisi, nulla più, anche se adoro le mie malinconie, mi rendono produttivo, costantemente, enfatizzano quel lato di me che mi offre l’opportunità di apprezzare tutto il bello che mi capita quotidianamente: vedremo quello che succederà, tanto in un modo o in un altro ne vengo sempre a capo.
Tutto sommato sono parecchio sereno, sarà che la tempesta di questo ultimo periodo pare stia davvero passando.
Alcune teorie scientifiche, legate soprattutto alla fisica quantistica, parlano dell’eventualità che le scelte effettuate o non effettuate in questa dimensione siano, invece, realizzate in altre.
Affascinante: sarebbe curioso poter conoscere le varie ed eventuali di diverse strade.
Tuttavia il punto in cui sono non lo permette e si prosegue dall’adesso in avanti senza poter sapere e senza nemmeno averne bisogno.
Ed è stato un weekend particolare, come l’ho definito in quelle poche righe scritte ieri, quello delle prese di coscienza. Nella ragnatela della mia emotività si sono districare diverse trame e fra i tanti c’era un pensiero fermo, un pensiero che mi urtava, nell’impossibilità del potermi esporre, di quando invece di fare mi impongo di trattenermi.
Mi sono chiesto pure se le mie intuizioni non fossero sbagliate, se questa volta non avessi preso un abbaglio, se l’istinto non mi avesse tirato uno scherzo, perché venerdì mi è pesato non salutarti, molto più di quel che immaginassi sul momento. Non lo so come ci riesci, ma sai entrare e non credo che ciò avvenga per la devastazione – giocosa – del mio ego che tenti ogni volta.  Ed è proprio questo a colpirmi.
Si ricomincia, buon inizio di settimana a tutti.

Nato sotto un segno molto complicato, 
libero e diverso e intanto 
per questo contradetto: 
amato amante un po’ in difetto:
un anno senza te si sente. 
(Biagio Antonacci – Chiedimi scusa)

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