Potrei scegliere, senza dubbio,

farci una risata su mentre decido, con tanto di brusio in sottofondo e falsa mano tremante. Ma non lo farò, molto più piacevole vedere che succede. L’incanto dell’aprire porte è nella curiosità di quel che vi si trova dietro, perché non sfamarla? E intanto i giorni passano e la strada ha connotati più evidenti, gli avvenimenti, le cose che non ti aspetti, sempre lì a ridosso dell’angolo. E così, con mia grande sorpresa,  mi ritrovo la nemica di qualche post fa  sotto casa, roba di un quarto d’ora, i nodi che non si erano sciolti, non del tutto almeno, quando il rancore non è motivo di resa, ma di attaccamento. Parte imbarazzato e parte divertito. Il tempo non ha inciso su di lei, forse nemmeno su di me, trovo che tutto sommato siamo migliorati, ma ciò che conterebbe veramente, sarebbe scoprire se dentro si sente migliore come al solito mi arrogo il diritto di sentirmi io. Ma le prime parole determinano immediatamente il nostro trovarci su due piani diversi e portano direttamente al nocciolo della questione, tuttavia quanto è accaduto anni fa non si può cambiare e quanto andiamo a vivere adesso non ci può riavvicinare, quindi l’incontro stesso è una sorta di nonsense. Noto gli stessi atteggiamenti, il modo di muoversi, quelle flessioni su alcune lettere nel tono della voce. È bella come allora. Sorrido, smorzo la tensione, mi racconta gli ultimi avvenimenti, i miei li conosce fin troppo bene, questo stesso blog è meta dei suoi pellegrinaggi nel web. Ci fumiamo una sigaretta, mi viene in mente Liga col suo e così hai ripreso a fumare, a darti da fare e questa volta non capisce il motivo del mio sorridere, perché rimane un pensiero mio soltanto che leggerà qui al prossimo passaggio. Sono contento per la sua carriera, per quella laurea che è arrivata, per quel figlio che sembra ad un passo. Anni fa ne immaginavamo il nome, ora è lei col suo compagno a farlo. E non c’è malinconia in questo, c’è solo l’accorgersi dell’evoluzione individuale di entrambi e penso che sono contento di come sia andata e pure se non l’ho rimpianta, mi sono mangiato le mani per cose non dette e per le cose non fatte. Chissà, forse se ci fossimo ritrovati prima… Ed ecco l’inevitabile gioco dei forse, dei ma, dei se, dei chissà, altro sorriso, questo glielo spiego e sorride pure lei, per tutte le volte che avrebbe voluto richiamarmi e aveva paura di una mia possibile reazione ostile. Come sarebbe andato se… Ma non è andato, non è colpa di nessuno, a volte le paure ci fregano, a volte intuizioni sbagliate ci fregano. Lei pensava che la strada da seguire fosse quella giusta per poi accorgersi che non lo era. Sono fasi, momenti in cui ti auto convinci di qualcosa e quando vuoi tornare indietro hai paura. Come biasimarla? Quante volte mi sono costretto ad andare avanti? Ci abbracciamo così, tra il caldo e l’umidità, un bacio che sa dei nostri ieri, delle nostalgie del passato che non potrebbe comunque tornare e lo sguardo mentre la vedo andare via, è il commiato, insieme al sorriso che nell’ultimo giorno ci eravamo negati.

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