E’ cambiato il clima,

è cambiata l’aria, è cambiata la mia espressione durante le giornate. A tempo di record ieri sera sono rientrato a casa e in un’ora nemmeno mi sono sbarbato e docciato, e sono corso da Roberto, il mio fioraio di fiducia, una rosa per te – una delle migliori che mi abbia mai venduto tra l’altro – e un piccolo bouquet per tua mamma, per ringraziarla del pensiero dell’altra sera: d’altronde i bignè li amo, ma vederti inaspettatamente per una mezz’ora al volo mi è piaciuto molto di più. E così per le otto, dopo un aperitivo veloce, vengo a prenderti e recapiti il bouquet a mamma e torni e ci avviamo in pizzeria. Il tipo del parcheggio ti apre lo sportello, me lo ricordavo dal mio compleanno, tutto cordiale, tutto alla mano e tu “non aprire la porta!”: non ti aveva ascolta e lo aveva già fatto. Scendiamo, aspettiamo il posto, giochi con le mie guance “ma quanto sono morbide, bello lui!” e poi ci sediamo, ordiniamo – in due tempi –  e ci scambiamo tanti sguardi e tanti contatti che sono più di migliaia di parole. C’è il signore anziano che sta per spirare accanto a noi, provo a non ridere e non ci riesco, tu invece prendi piede e messaggi con Silvia, sorrido e mi piace vederti addentrata così tanto tra i miei affetti. Arriva la pizza e la mangi di gusto, buona davvero, pure io non lesino l’appetito, tuttavia non riusciamo a finirla, ci fumiamo un paio di sigarette tra una portata e l’altra e siamo coccole e progetti e voglia di fare, prospettive. Mi fai stare bene, sempre. Quella tua naturalezza di dire la cosa giusta con frequenza e la tua ironia “Non ti sei fatto la ragazza, ti sei fatto la colf” dici riferendoti a come saresti attenta nel tenere linda e pinta casa, magari davanti a mia madre che valuta l’operato con te ancora in ginocchio a pulire tra gli interstizi del pavimento. Ridi, ridiamo. Arriva il momento del conto, mi alzo per pagare e mentre torno al tavolo ti vedo scrivere col cell, io col sorriso ti chiedo a chi scrivi, per punzecchiarti un po’, alla stregua di come fai tu con me e stavi proprio inviando un messaggio a me e leggo un tuo “mio:)” che la dice lunga sul senso di possesso che hai. Usciamo e ci andiamo a godere il nostro tempo dopo una pausa in bagno, è anche piuttosto presto, di solito quando andiamo a mangiare fuori facciamo più tardi. Prima di rientrare l’ultima tappa è alla cornetteria, scendo con dei capelli assurdi e ti preoccupi del borsello, ma non vediamo che abbiamo lasciato il mio cellulare sul pannello posteriore della macchina – ci sfottiamo un po’ per la quantità e tipologia dei cornetti e dei conti che non tornano col cassiere alla frutta. Tu mi dici che “la prossima volta aspetto fuori in doppia fila” io che ti rispondo che “sempre sette sono stati”, ma è bello così, siamo due teste dure, due caratteri ben definiti, ma che si trovano, eccome se si trovano. Arriva il momento dei saluti ed è stata veramente una serata intesa. Mi tornano in mente particolari vari – sai a cosa mi riferisco – e i discorsi che abbiamo scambiato, da Dublino al tradimento, – “Amore ma quello non è un tradimento e comunque noi due siamo esclusi” – dal palazzo dell’Heineken a Mirabilandia, per poi ritrovare le parole dolci che riempiono anche le distanze fisiche in giorni come oggi in cui non possiamo viverci. Arrivo a casa e ci scambiamo qualche messaggio, tra l’uno e l’altro mi addormento e risveglio e alla fine crollo e stanotte ti ho anche sognata. E adesso, mentre riprendo lucidità, mi rendo conto di quanto davvero mi dai, di quanto sci diamo. Ci meritiamo un cazzo di “bravi davvero!”. Mi metto a dare del mio in ufficio. Buon venerdì.

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One Response to E’ cambiato il clima,

  1. utente anonimo says:

    sei incredibile!:) leggendo tutto non posso che invidiarla un pò! fortunata!

    Ciao, ale

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