Sono appena rientrato.

Dopo pranzo sono andato direttamente all’Elmi, sapevo che c’era Peppe in libera uscita dall’ospedale, vi avevo parlato di lui tempo addietro. E come sospettavo è stato massacrante. E’ tanto che non piango, da quando è venuto meno Alberto. Forse è il giusto sfogo dovuto alla mia situazione e a questa condizione umana di quest’uomo che è stato un punto di riferimento, un padre in un certo senso per un quarto di secolo della mia vita. Mi sento completamente inerme.
Sono arrivato in spiaggia e fra saluti a destra e a sinistra, sui vari “come stai?” di rito, ho raggiunto Peppe che mi ha abbracciato e mi ha chiesto di sedermi, un pò come per tutti gli anni in cui io ero a fianco a lui mentre guardava il mare. Solo che allora si parlava di progetti, di speranze, sogni e ambizioni, ricordi, risate e qualche volta malinconie. E lo stravolgimento di questi ultimi tre giorni, aggiunto al peso di sapere che forse quella era una delle ultime occasioni in cui avremmo parlato, mi hanno lacerato. Continuava a dirmi “se me la cavo, se ne esco fuori..” ed io lì, imperterrito, nel miglior sorriso di cui disponessi, a dirgli che sarebbe andato tutto bene, che era solamente una fase della vita, che i dolori che sente addosso sono solo temporanei, mentre la dolorosa verità è che i giorni sono contati e che avrei voluto solo abbracciarlo e dirgli che mi mancherà tanto. Dopo un paio d’ore non ce l’ho fatta.. Non riuscivo più a controllare la lacrimazione e mi sono inventato una scusa per andare via. Ed eccomi qui a cercare di estrapolare in qualche modo il dolore che provo dentro. Per tentare di esorcizzarlo in una qualche maniera. Ogni tanto guardo il telefono e mi chiedo se usarlo o meno.

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