Secondo giorno di lavoro romano,

secondo giorno di una vita che faccio fatica a riconoscere. Due anni e nove mesi fa, partivo per lasciare il vissuto fino ad allora e camminare una nuova strada, un nuovo percorso. Il tempo è trascorso lento e serrato, noioso ed esilarante e con un prima e un poi, sono riuscito a tornare.
Mi è pesato e molto,  vedere visi rigati da lacrime la volta che sono partito da Roma. Mi è pesato e molto, vedere visi rigati da lacrime la volta che sono partito da Milano.
Constatazione oggettiva che dovunque sono stato, qualunque cosa ho realizzato, ho lasciato un po’ di me. Gli equilibri, la chimera, l’utopia da inseguire. Ventisette anni trascorsi a cercare di dare un senso compiuto ad ogni mio gesto, scelta e azione che fosse. Mi guardo alle spalle, il bagaglio delle realizzazioni, ma non è tanto quello che ho fatto che mi rende euforico e malinconico nello stesso momento. E’ il domani. Questa incertezza mia dell’esistere, in questo navigare stretto nei tanti vorrei che camminano insieme a me. Sono felice. Durerà forse quel tanto che serve a far si che io rimpianga più avanti questo presente.
Il brivido che provo quando mi specchio nei suoi occhi, dopo che mi ha preso in giro bonariamente, per far finta di litigare e fare pace tra baci dolci e abbracci stretti.
La risata buffa che mi viene quando mi sveglio la mattina e mi rendo conto che sono ad Ostia e sto andando a lavorare a Roma e non in centro a Milano.
Mia madre e i suoi manicaretti per cena, mio padre e la sua conosciuta allegria.
La vita è fatta di piccole cose. Riesco ad apprezzarle, stupirmi come da molto tempo non mi riusciva. E se oggi sorrido sui tuoi errori e ti perdono è solo perché riesco a sorridere sui miei errori e a perdonarmi.
Ho tanti ringraziamenti da fare per tanti motivi che ora non ho davvero tempo di specificare. In particolare, vorrei sottolineare la mia famiglia, Fulvio, Luca, Nina e il resto della comitiva, Manuela, Nunzio, Federica, Silvia, Luka, Valerio, Stella, Elena, Camilla, Linda, Andrea. E vorrei ringraziare te, che non leggerai, come sempre del resto, ma che sei il sorriso più grande che ho da dare.

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