Quando ho letto

di chi era lo squillo sul cellulare stentavo a crederci.
«Hai sbagliato?» domando ironico, non appena risponde alla mia chiamata.
«Non sapevo se andare o restare, puoi scendere?» mi chiede lei come se non fosse passato abbastanza tempo per non ricordarci di noi.
«Di solito a quest’ora mi doccio, mi devi dare il tempo di vestirmi.»
«Va bene, veloce, ti aspetto davanti da Santino.»
Sorrido, si ricorda di Santino, mi incuriosisce che si faccia viva proprio ora e dopo tanto silenzio.
Mi preparo velocemente, un’occhiata allo specchio e penso che avrei voluto più cura, ma è andata così e scendo rapido le scale ignorando l’ascensore occupato.
Faccio il giro del palazzo, e la vedo parcheggiata sul passo carrabile con le quattro frecce accese.
C’è un po’ di imbarazzo, sorrido da lontano e mi guarda e sorride anche lei.
Impacciato mi avvicino e ci scambiamo due baci sulle guance.
Non so forse si aspettava un abbraccio.
«A cosa devo l’onore?» Le domando rompendo il ghiaccio. E’ evidente che non sa se dirmelo, come non aveva saputo dirmi tante cose in passato.
«Non è che ho rimosso tutto è, sono passata dal tuo blog è ho letto le novità.»
«Credevo di essere esterno alla tua vita ormai, mi fa strano che ti interessi ancora a qualcosa che mi appartiene.»
Ci pensa su, perché sa che è una risposta sconveniente e perché io so che comunque, lei non è sola.
«Il silenzio non è necessariamente sintomo di disinteresse. A volte è solo un modo per mandare avanti le cose ed aspettare il momento opportuno per farsi vivi.»
Non se la cava male, da quando la conosco sa sempre come districarsi dai miei incastri.
«E sei qui per?» Continuo io.
«Per sapere come stavi…» Risponde lei, insolitamente sincera.
«Sto come è ovvio che devo stare…»
«Quindi?»
«Quindi, come uno che ha quasi trent’anni e sa difendersi con l’esperienza…»
«Forse sei più forte, ma fa lo stesso male, R. aveva la tua età due anni fa ed ha sofferto tantissimo quando abbiamo chiuso…»
«Ma tu non sei lei ed io non sono lui». Le dico deciso e per un attimo le ritrovo un’espressione tesa, strappata al tempo in cui il mio tutto era lei.
«Non hai mai cambiato idea su di me…»
«Non ne ho mai avuto modo e motivo, ma non vuol dire che io non lo abbia superato, tutto passa e siamo passati anche noi…»
«E lei è passata?»
«Come lei stessa mi ha scritto, anche tu sai che le persone non si dimenticano da un giorno all’altro.»
«La farai passare allora o riapparirai quando si saranno calmate le acque?»
«Sto semplicemente cercando di fare quello che sento sia giusto.»
«Non l’hai cercata? Non ci credo…»
«Falle un colpo di telefono, fattelo dire…»
«Magari le farebbe piacere…»
«Neanche a me se lo facessi, era una battuta. Ci siamo scambiati solo un paio di mail. Si fa per rispetto, ma questa è una cosa che a te è spesso venuta meno.»
«Sono qui per cercare di rimediare anche a quello…»
«E’ un bel gesto…  inaspettato da parte tua.. e per cos’altro saresti qui? Sei abbastanza fidanzata, no?»
«Semplicemente, da me stiamo organizzando serate di Karaoke e piano bar e se tu volessi fare qualche serata a me farebbe piacere».
La guardo e non sono interessato. E’ un mio limite, ma nel dubbio che abbia dei doppi fini, declino l’invito. La ringrazio lo stesso e scambiamo qualche altra parola leggera, nulla da incastrare nei nostri ricordi. Almeno non nei miei.
Comprendiamo che le parole si stanno esaurendo, un po’ come fu per le nostre speranze davanti a tutto il male che eravamo riusciti a causarci tanti anni prima.
Mi viene incontro e mi abbraccia, chissà per quanto tempo non ci ritroveremo.
«Ci tieni davvero a lei?»
«Perché vuoi saperlo?»
«Perché se ci tieni davvero, allontanala.»
«Lo sto facendo.»
«Ora è stanca, magari pensi che come con me ci sia un altro tra voi, ma forse non è così, forse lei ti rispetta davvero.»
Non dico nulla, annuisco in senso di ascolto.
«Non ne ho idea e non voglio fare assolutamente nulla, ma perché fai così? Perché ti preoccupi per me?»
«Perché forse, se alla nostra prima crisi ci fossimo distaccati anche noi, forse non ci saremmo mai persi… e non ci saremmo fatti del male e non avrei combattuto tanto per avere un altro uomo in grado di amarmi come hai saputo farlo tu».
La guardo e questa volta l’abbraccio io.
«Ti auguro sia il matrimonio che desideri».
Fa cenno di si con la testa, finalmente forse ha trovato la sua dimensione.
Ci salutiamo come due vecchi amici o forse è questo quello che io voglio vederci.
Forse le persone poi davvero comprendono i propri sbagli, forse alla fine alcune di queste riescono a cambiare e a capire davvero gli errori commessi, cambiando il corso delle cose.
Mi vado a preparare.

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