Baveri alzati,

cappotti pesanti, sciarpe che abbracciano il collo.  Ci si copre dall’inverno il fiume di gente che mi accompagna ogni mattina a lavoro. Un altro confine, un altro prima e dopo. La scalata non so a che punto sia, ma di strada ne ho fatta. Mi guardo indietro e non sono tutte macerie, anzi. Qualcosa non è andato come volevo, altro invece prosegue come vorrei, altro ancora è a rilento, dell’altro è dimenticato.
Mi sento meglio, bruciano i cambi di rotta come lo è stato il mio con Manu, ma sono consapevole che questo è un processo che devo affrontare da solo. Ho bisogno di me. Ho bisogno di vivermi tutto quello che sono e mi dispiace, perché so di perdere occasione d’oro così, ma non posso altrimenti. Ragione, cuore e istinto, battaglia interna di questo presente. Dall’addio con Francesca ho preso atto di troppe cose per fare finta di nulla, in questo senso dovrei ringraziarla per essere uscita dalla mia vita.
È come avere una bustina di coriandoli dentro e doverli sistemare per colore, fattibile, ma laborioso.
È un lavoro certosino, non mi manca la pazienza né la voglia di fare, ma non posso coinvolgere altre persone, con la consapevolezza di poter mancare anche di rispetto o in alcuni casi ferire sentimenti.
Va così, ho bisogno di me. Chiedo venia per l’egoismo del discorso, ma in fondo, sarebbe da ipocriti non ammetterlo.

This entry was posted in Gianni D'Ambra, Spiegazioni and tagged , , . Bookmark the permalink.

One Response to Baveri alzati,

Rispondi