che la vita prenda un altro corso, anche se poi siamo già dentro ad un cambiamento e non ce ne capacitiamo.
Ci guardiamo sulla banchina ed il treno non passa.
È il consumato discorso del non accorgersi di quello che si ha rispetto a ciò che non c’è. La rincorsa affannata che, in questi termini, non ha mai fine.
E si consuma qualche sigaretta in più dopo qualche notte di sonno in meno, credendo, o forse almeno sperando, che le cose avvengano da sole.
Se solo ci ricordassimo che non siamo noi a tenere il cielo sulle spalle.

5 Responses

  1. Quanto amo essere fatalista, e quanto sbaglio nell’esserlo…voglio dire, non è possibile che le cose cambino da sé, sarebbe troppo facile, comodo…bisogna reinventarsi, ed esplorarsi, ma è faticoso e rischioso…ma le soddisfazioni sono tante…ne vale la pena…

  2. io sono sempre stata fatalista…..poi c’è stato un periodo duro in cui nn ho lasciato “correre” ma ho fatto di tutto perchè le cose si realizzassero..adesso penso che davvero + di tanto non possiamo fare…che un percorso davvero è già stato designato e noi possiamo solo renderlo + piacevole o meno

  3. Ieri sera ho fatto le 4. Serata insulsa. Mi chiedo come riesco a far tardi anche quando non mi diverto, trascinata dagli altri.

    E al ritorno guidando pensavo al mio treno. Vorrei già essere altrove. Vedo già paralle la mia vita. ma rimango ancorata ad alcune cose , qui.

    Voglio staccare questo cordone ombelicale. E comprendo a pieno il tuo post.

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