La frustrazione nasce dal reiterarsi

dell’impossibilità di appagare un determinato bisogno, ci combattiamo tutti, né più né meno, abbiamo mete che non possono essere immediatamente raggiunte, si frappongono degli ostacoli che impediscono di poter arrivare al fine e questo ci porta indietro condizioni di ansia, di rabbia, di malcontento generale.
Qualche volta vorremmo che fosse più semplice conseguire un obiettivo, perché nonostante l’impegno profuso sentiamo che non ci troviamo ancora a buon punto, che c’è ancora parecchio da fare. Si esce da questo stato soltanto in un modo, accettando che – per il momento – più di quanto si sta già facendo non sia possibile fare, che si tratta comunque di una condizione temporanea, che certi stati non perdurano ed ogni cosa sia destinata ad evolversi.
Nel personale, ci sono situazioni in cui è molto difficile restare sereni, ci sono pressioni – volute o non volute – che giungono da più parti ed è realmente dura mantenere il controllo generale. Un caso eclatante, è quello di trovarsi nel bel mezzo di un “vorrei” e di un “dovrei”, ci sono stati altri post inerenti a questa condizione, delle volte in cui quello che volevo non andava di pari passo con quello che dovevo. La fregatura però è che quanto si vuole alimenta lo stato di disagio, perché il vorrei nasce da un desiderio più intimo, emotivo, più interiore di quanto la ragione con il suo dovrei possa fare. L’ansia, poi, aumenta nell’istante in cui questo vorrei è prossimo e ci si impone o ci viene imposto di rimanere nell’ambito del dovere.
Immaginate di avere la casa dei vostri sogni davanti, di poterla osservare dalle porte e dalle finestre, con i pavimenti, le mura, i mobili, la cucina, i colori, il letto, la televisione che volevate, immaginate che sia praticamente tra le vostre mani, che sia vostra. Una persona vi osserva con le chiavi della stessa davanti per regalarvela: stupendo, vero? Purtroppo però non potete entrarci, non potete sedervi su quel divano, sdraiarvi su quel letto, cucinare quel piatto, camminare quel pavimento, perché siete legati contrattualmente ad un altro appartamento e non potete sostenere le spese di entrambi. E’ dura? Sì, è dura.
La guardate e vorreste poterla vivere appieno, ma non potete fino alla risoluzione dell’altro contratto, con il dubbio che quando si sarà risolto, potreste non trovarla disponibile.
Ci vuole fiducia, in alcuni momenti, la fiducia verso le proprie capacità, verso il tempo, il fato, il destino, Dio o quello che sia. In altre, invece, il saper imporsi, il pugno duro, la volontà di rescindere quel contratto, il mettersi in gioco contro tutto e tutti.

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