Caro Babbo Natale,

manca meno di un mese al giorno in cui verrai a farti un giro nelle nostre case – pure se mi domando come riuscirai ad entrare visto che il camino è roba di pochi – e volevo scriverti come facevo tanti anni fa, quando vestivo i panni del marmocchio che ero. Ti dispiace? Qui le cose vanno, a volte si sta stretti, qualche altra un po’ troppo larghi, qui nessuno ti dice come fare e la vita è una maestra paziente che ti prova a spiegare la lezione momento per momento: non ho capito se sono io lento ad imparare o il programma che è inadatto al sistema, ma tant’è.. Non ti chiederò – con la solita retorica – di curare la fame nel mondo, i malati, di far sparire le guerre, di offrire ricchezza a tutti, sicuramente richieste nobili, ma di impossibile attuazione.
Caro Babbo Natale, hanno tutti l’aria scontenta e insoddisfatta di chi attende un treno che non passa o di chi l’ha fatto passare senza accorgersene, di musi lunghi e di insoddisfazioni, di un’apnea che toglie fiato per proseguire convinti, di chi si impone di accontentarsi e di chi deve farlo dovutamente e allora, se potessi farti una richiesta, per via del bimbo che ho dentro e che sta tornando a tacere, vorrei chiederti una carezza, una carezza per tutte le persone che hanno bisogno di calore, di lasciarsi andare, di non vincolarsi più in qualcosa che non rende felici. Una carezza per come la desiderano, che sia quella di una madre, di un padre che non ci sono più, della ragazza o del ragazzo che amano. Che lo sai qual è il problema Babbo? Che i vuoti – come ho già scritto da queste parti – non si curano con chi viene dopo, ma anzi si sommano ad ogni nuova partenza e che certi rimpianti li amplificano. Certi contesti ti fanno comprendere quanto trattenere e non lasciare andare sia determinante.
Sai Babbo, mi piacerebbe tanto che esistessi, mi piacerebbe tanto che potessi toglierci qualche dolore mentre attraversi il cielo grazie alle renne e col tuo sacco pieno, ma non ci sei, le cose le dobbiamo fare noi come è giusto che sia, però per oggi, solo per oggi, fammi credere che potrai esaudire quanto ti ho chiesto, fallo per il bimbo che ho detro, che non avrà più spazio e che dovrà affidare tutto all’uomo che sono.
Buon lavoro,

Gianni

Sono scalatore intrepido
che più folle non si può:
per portare in salvo questo amore
non sai che m’inventerò.
(Renato Zero – Il coraggio delle idee)

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