Avevo perso il filo.

È stata questa la cosa che mi è pesata di più. Il non riuscire ad affrontare la situazione con la lucidità tipica della mia persona. La vita si sa, può cambiare in un momento. La tua ragazza – anche se l’hai amata più di te stesso – può lasciarti dall’oggi al domani per le più disparate e giustificabili ragioni, ma allo stesso tempo tu non puoi lasciarti andare in balia delle sensazioni di impotenza senza importi con te stesso. Non ci sono mai valide scuse. Tu devi essere più forte di quello che accade. Perché sai di esserlo, perché hai vissuto vincoli pure peggiori. Perché sei tu. Solo che io per alcuni giorni l’ho dimenticato, l’ho tralasciato, mi ero annichilito, pateticamente. Non è mai semplice quando il castello costruito insieme ti crolla addosso, ma è un castello particolare, per quanto grande e pesante sia, sai già che non uccide. Anche se annaspi sotto le macerie. Non c’è più molto da discutere al riguardo, so bene che molto spesso negli ultimi mesi mi sono aggrappato alla componente logica per cercare di sistemare particolari condizioni che si erano venute a creare nel nostro rapporto, tanto da esasperarla sul serio e finire in litigate al limite dell’isteria. Errore grossolano. Tuttavia mi sono preso le mie responsabilità per questo. Ha fatto benissimo a lasciarmi. Da ieri però anche io ho voltato pagina o forse, più espressamente, il meccanismo è scattato dopo la sua ultima chiamata. Spero di cuore che sia più serena senza di me e che sia felice proprio come merita. Magari più avanti ne potrò parlare con lei con più tranquillità. Forse non era  quello il nostro momento e forse non era pronta per una relazione così tanto impegnativa. Intanto, questa appena passata è stata la seconda notte in cui ho dormito senza svegliarmi di soprassalto, segno che il mio cervello, finalmente, lavora come dovrebbe sempre fare. Sono nei giorni dove adesso tutto è mutamento, dove ogni cosa profuma di nuovo, dove il passo in più è sempre necessario per andare a scoprire cosa c’è dopo. Un percorso fatto e rifatto decine di volte. Il bello di questo lasso di tempo è che può accadere di tutto e siccome ne sei consapevole, cerchi di sfruttarlo sino in fondo a recupero di tutte quelle volte in cui non l’hai fatto. Quindi è quasi una rincorsa contro il tempo per cercare la rimonta su te stesso. Quel film che non avevi visto, quel gioco che non avevi giocato, quella che non avevi chiamato, quell’amico che non avevi più visto, quel locale che volevi provare, quell’ora al mare che ti eri negato, quel viaggio che non avevi più fatto, quel lavoro che avevi considerato, quel libro che non avevi più scritto, quelle parole che avevi trattenuto, quelle scuse che non avevi espresso, quell’armadio che non avevi sistemato, quella scatola che non avevi aperto, quel ristorante che non avevi provato, quel tempo che non ti eri più dedicato. Sto cercando di organizzare il tutto a fronte anche di quelle scelte che – un paio di voi sanno – mi sono capitate fra capo e collo proprio durante queste folli ultime settimane. Non lo so cosa deciderò, sono davvero in fase valutativa. Da qui ad un mese, visto che dovrò arrivare ad una soluzione per metà settembre, avrò senz’altro le idee più chiare. Il fatto che coinvolga anche pensieri e stati d’animo di altre persone però, rende la scelta quantomeno delicata. Prima di prendermi questo mesetto di pausa da questo spazio, sempre che io non arrivi prima alle risposte della scadenza di questo stesso, volevo lasciarvi alla frase di un amico che mi ronza ancora in testa, perché le risposte che mi vengono in mente, non sono mai del tutto esaurienti.

Il Male che si fa, prima o dopo, si paga. La domanda è dove va a finire il Bene.

Grazie a tutti per la solita stima, ho ritrovato il filo.

Gianni


Solo un uomo
(Niccolò Fabi)

E’ solo un uomo quello di cui parlo
del suo interno come del suo intorno,
di quando scivola su se stesso,
di quando scrive come adesso.
Sulle sue guance il vento fresco
della vetta, della conquista,
sotto le unghie ha la terra
di quando striscia.

Le sue serate, le sue ferite,
le donne amate e poi dimenticate,
dell’ambizione, della speranza
le ragnatele della sua stanza,
di quando ha paura di morire
e un orgasmo lo fa tremare
quando la vita non è poi così come appare.

E’ solo un uomo quello di cui parlo,
quando inciampa nella sua ombra,
quando cammina sull’acqua e non affonda.
E’ solo un uomo quello di cui canto,
di quando sbaglia e non si perdona
il furore e il disincanto
di quell’universo a forma di persona.

Parlo di quando spara a suo fratello
o si inginocchia a un portafoglio,
quando osserva l’infinito attraverso il suo ombelico,
di quando sventola una bandiera
o ci si nasconde dietro per paura,
una menzogna è più cattiva nascosta dentro una preghiera.

E’ solo un uomo quello di cui parlo,
di una doccia dopo un tradimento,
del sorriso che ritorna dopo che ha pianto.

E’ solo un uomo quello di cui scrivo
la notte prima di un lungo viaggio
quando non sa se poi partire sia solo partire
o magari scappare.

E’ solo un uomo quello che mi commuove
che può decidere e salvare,
amare e abbandonare.

E’ solo un uomo ma lo voglio raccontare
perchè la gioia come il dolore
si deve conservare,
si deve trasformare.

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