Avevo paura del buio e avevo paura

di quei piccoli rumori che ogni casa riserva, mi ficcavo allora con la testa sotto al piumone e il cuscino stretto addosso, con le orecchie e il resto dei sensi allertati finché la stanchezza non mi spingeva in qualche sogno. Avrei voluto riconoscermi nelle stesse ansie di allora, quando tutto sarebbe stato spento, quando avrei toccato il cuscino e avrei salutato il mondo da un letto che non potevo ancora sentire mio.
Non possiamo tornare quelli che siamo stati, perché la libreria della nostra esperienza si riempie di nuovi volumi ogni giorno che assimiliamo consapevolmente e inconsapevolmente, arricchendoci (qualche volta rubandoci) questo passaggio che chiamiamo vita.
Ho riflettuto sulle ultime cose che mi avevi scritto, i rimorsi, i rimpianti, una torma a serrare le file davanti al rammarico che provi: scioglile quelle file, non ha senso affliggersi per qualcosa che non si può cambiare e goditi quel che hai, per come ce l’hai e prenditi quel che puoi, per come lo vuoi, cercando di non commettere ulteriori sbagli, che di lezioni ne hai apprese tante anche tu.
Una fierezza, per quel di buono che hai fatto e che farai, è legittima, nell’imperfezione che ci è propria, amica.
Mentre mi aggiravo fra i vari scaffali di Panorama, nel déjà vu di un me stesso di qualche anno fa e spese inevitabili, non ho potuto fare a meno di pensarti davanti al bancone del latte. C’è tanto di te nelle scelte che ho fatto in questi mesi, nella rabbia che inizialmente mi ha tenuto su, mi sentivo ridicolo, ma come uno spaventapasseri nel grano resistevo. Sono stato pure attento, accorto, nel costruirmi minuziosamente questo presente per come l’ho voluto. Il ricordo è davvero il sicofante che manifesta a gran voce una falsa verità o e l’apogeo di quell’inconscio che mi prende alle spalle durante i sogni?
Domani, avrò risposte nuove a domande vecchie.
E tu, tu hai quel senso di familiarità e quella dolcezza che io non potevo proprio supporre, giusto appena intuire, mentre mi infarcisci di aneddoti, riflessioni acute e sottili, con quel benedetto timbro di voce che al di là della facile presa in giro, rimane costante piacere del mio apparato uditivo, fra strade e luoghi che – non sai – sono un rimando ai rimandi di un tempo che ha lasciato segni, chiesto svolte, mi distrai bene, sei un pensiero bello, un pensiero bello vero, ecco. Non c’è altro da valutare, mi tengo quello che mi fa bene, perché mi fai bene, ed escludo quello che – potenzialmente – potrebbe farmi male.
Il mio sorriso domenica mattina, aprendo la porta, la diceva lunga.
Poi ho spento tutto, il Mac, la luce, c’era solo il led del display del frigo a dare un senso nel buio che la notte offre. Mi sono incastrato sulla sedia dietro al muretto e ne ho accesa una, ho chiuso gli occhi e – per la prima volta – mi sono sentito a casa, a casa mia.

Uno che sta zitto è un guitto che non sa che parte ha,
un trasvolatore o un dritto tra il coraggio e la viltà:
vivo in te ma non pago l’affitto.
A te che sei la fantasia, nell’asfissia dei cieli miei,
tu sei la sola cosa nobile dei miei giorni plebei.
(Claudio Baglioni – Hangar)

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2 Responses to Avevo paura del buio e avevo paura

  1. ale says:

    ciao gianni!
    post bellissimo! tre pensieri diversi..giusto?:) dovrebbe essere sempre così.. limitare quello che ci fa male e prendersi solo il bene.. ma mica è facile!
    com’è andata la prima spesa? solo merendine e 4 salti in padella???:):)
    bacione!

  2. Gianni Gianni says:

    Ciao Ale, si’, tre pensieri diversi, ormai hai fatto l’occhio a questi miei salti e si’, uno ci prova e tendenzialmente, con un po’ di attenzione, riesce a godersi il bene e limitare il male, ma qualche volta ci si distrae e son danni:-)
    Ammappa! Dammi fiducia: so fare la spesa!
    Un bacione a te!

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