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..e sarà cifra tonda,

di media ce ne capiteranno tra le sette e le nove volte nella vita (con un po’ di fortuna), ma queste son quelle più belle, quelle del dove tutto è ancora possibile e niente è determinato.
Non scrivo dal giorno di “Con voi” e quella sera eravamo noi, così, col sospetto di quel che sarebbe stato, del se la voce parte roca e parte squillante di un Baglioni non inedito da quasi dieci anni mi avrebbe emozionato ancora.
Ecco, io vorrei che fossi emozionata, non per il giorno in sé, non perché oggi è tuo, come ogni giorno dovrebbe esserlo, ma che tu lo fossi per tutto quello che ancora ti aspetta, per tutto l’incerto bello che ancora non conosci e che si trova in ogni domani.

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..e allora tesoro: buon oggi, buon domani, buon tutto quello che viene, ma per ora, soprattutto, buoni 30!!!!

“..una voce (sotto) sogna sottovoce,
la mia voce piano, canta piano e voce
va tutto bene..”
(Claudio Baglioni – Va tutto bene)

Con Voi

Sparare ad acqua in faccia alla malinconia,
baciarsi in bocca una bellissima buglia.

‘Sta passeggiatella che mi taglia il cuore

ed è uscita in questi giorni una raccolta – ‘Sta passeggiatella che mi taglia il cuore – di racconti brevi incentrati su Roma, la nostra Roma, per L’Erudita, curata da Alessio Dimartino amico e scrittore. Ho partecipato anche io con un racconto incentrato – chiaramente – su Ostia. Il volume è acquistabile un po’ ovunque, io ve lo consiglio

'Sta passeggiatella che mi taglia il cuore

Si snodano i titoli di coda

anche per il 2012 e – come ogni anno – pare sia sempre questo il momento giusto per stilare bilanci e proporre buoni propositi. Non che ne avverta particolarmente il bisogno o lo stacco: domani, per quanto mi riguarda, sarà soltanto il proseguimento di giorni che si inseguono. Eppure, da quel capodanno passato a casa di conoscenti che da allora ho rivisto raramente (chiedo venia), di cose ne sono cambiate molte.
Mi ricordo bene, proprio bene.
Ero lì, inchiodato al passato e sotto una coltre di vorrei che non riuscivo a definire, col cuore ansante e assediato dal peso delle assenze che – incredibilmente – diventavano compagnie e speranze. Ero lì, nell’attesa snervante di una casa che avevo già acquistato, ma che non potevo ancora rendere mia. Ero lì, nelle sere piegate sullo schermo di un Mac nello snocciolare una trama fitta per un terzo e conclusivo romanzo. Ero lì nella rabbia di chi andava, nella felicità di chi arrivava, nelle soddisfazioni che contribuivo ad offrire e conquistare.
E chiedo scusa se non da subito ho capito quel che realmente necessitavo, ferendo nei miei andirivieni. Chiedo scusa se ho posto barriere, preso distanze. Chiedo scusa se non sono più capace ad essere tollerante. Chiedo scusa se le mie scelte – direttamente od indirettamente – hanno ferito.
Chiedo scusa, ma sono contento di quel che è, di quello che – evidentemente – sarà.
E allora buon anno, buon anno a chi ha capito, a chi ha offeso, a chi ha creduto, a chi ha sbagliato, a chi se la gode, a chi soffre, a chi è arrabbiato e a chi se ne frega. Buon anno a chi c’è e a chi ha scelto di non esserci, a chi ha pagato e a chi sta ancora pagando. A chi mi ringrazia e a chi ringrazio, buon anno, soprattutto, a me e a te.

Un anno è un attimo
(Noi no – Claudio Baglioni)

Ogni tanto i confronti con il passato sono necessari,

qualche altra inaspettati, in un’osmosi lenta eppure inesorabile. Una mattina come tante ti connetti a Facebook e trovi un messaggio che ti sbatte in faccia un passato che non ricordavi, non nella sua completezza almeno, in cui credevi che gli errori commessi fossero genuini e che le azioni intraprese – a loro volta – fossero state comprese. Non era andata così, quella volta. Avevo ferito, infierito, ero mancato e chissà, forse, avevo anche sbagliato. In realtà – come la giri la giri – non puoi tornare indietro a rimediare, tutto è – semplicemente – ora.
Non sono la distanza e il silenzio a fare un addio.
Ci sono le bugie, quelle che raccontiamo a noi stessi e agli altri, quelle che coprono le verità che non vogliamo ascoltare o che non vogliamo raccontare per il bisogno di apparire migliori, di uscirne meglio.
Giustificazioni, quante?
Prendersi le proprie responsabilità è un fardello che non vogliamo portare.
Rammenti l’ultima volta che non hai dovuto mentire per vivere?
E una luce opaca, filtrata, era quella che s’insidiava nelle pieghe di una coperta pronta all’inverno, nel tuo abbraccio sempre generoso, sempre disponibile, pure quando poi vuoi tenere il punto, testarda, orgogliosa, figlia di principi che condividi, ma che non servono.
E quella telefonata di un amico lontano sei anni che, nonostante il tempo passato, ha lo stesso calore di allora.
A volte la vita è come una troia che domanda il grande amore.