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Verità

Qualcuno ieri mi aveva detto che avrebbe nevicato di nuovo,

ma evidentemente si sbagliava, pure se il freddo rimane lo stesso.
Io e il giaccone da montagna ultimamente abbiamo stretto grossa amicizia.
Stanotte mi sono addormentato vestito: quando vivi solo non passa qualcuno a svegliarti se ti abbiocchi come un idiota sul letto.
Mi piace, è una di quelle libertà che mi mancavano da quando ero rientrato con i miei nel dopo Milano.
Ora mi sento un apolide nel mio stato.
Ci sono giorni che battono più forti. Giorni che marcano più a fondo.
Le cose accadono in un istante e quando mi sono svegliato, ho pensato quali sogni facessi, lì, su di un piano, se già dormissi, come lo facessi, se R. fosse accanto a te.
Quando leggendo il foglio appiccicato sulla vetrata, ho sentito la tua voce e mi sono girato, ho strappato al tempo un fotogramma affinché il desiderio di te non invecchi mai e mi faccia compagnia durante la tua assenza
Il resto, ad ogni contatto, sono emozioni a pelle che non si possono spiegare, vanno vissute, sono proprie del momento, del nostro esistere.
La vita continua ad affascinarmi nei giri che fa, conscio che non puoi comprenderla fino in fondo mai, dove le verità rimangono scelte più o meno comode per andare bene avanti.
Ognuno si costruisce la sua.
E nel mio presente di cambiamenti totali, in cui sono rimasto – per la prima volta – squattrinato, riesco, davvero, a sentirmi felice.

Chi si nutre di sogni e illusioni, poi deve bere dolore.
(Jim Morrison)

Per questo creo una realtà all’altezza dei vorrei che ho.

Difficile che tutto vada bene a tutti:

qualunque questione si discute nel momento, ognuno dice – giustamente – la sua, questo perché veniamo da retaggi differenti, da esperienze dissimili e lo stesso comunque simili. Quello che ha perso il lavoro e ne ha trovato uno migliore cozzerà sempre con quello che ha perso il lavoro e non ne ha trovato uno migliore.
Ogni vissuto è a sé.
Vi siete mai ritrovati a guardare la stessa cosa con un amico e scoprire che le reazioni tra voi e l’altra persona non è proprio la stessa? Figuriamoci quando due persone c’è da metterle d’accordo sotto una sfera del tutto razionale partendo da due punti estremamente lontani.
Fatevi tranquillamente il segno della croce in casi del genere.
Non ce la farete.
Ho avuto un amico fino a metà estate, al quale a pelle, ho voluto istantaneamente bene e che stava attraversando le pene dell’inferno per un amore finito – per il male comune per il quale tutti gli amori finiscono, non per sbagli oggettivi che possono determinare un distacco – e che non ha ascoltato una mezza parola dei consigli offerti, perché assimilava ogni concetto credendo che volessi (e qualche volta volessimo) allontanarlo da lei.
Non so se un domani, a freddo, rivaluterà quanto ho potuto offrirgli, di certo, una volta di più, mi sono reso conto di quanto siamo distanti gli uni dagli altri.
Non credo di essere perfetto, anzi. E proprio per questo accetto – a volte a malincuore, è vero – ogni critica che posso ispirare da chi mi vive intorno. Più di una volta, anzi, sono stato io a chiedere direttamente – dato che non tutti hanno voglia o sufficiente faccia tosta per esporre un pensiero duro – cosa, dal loro punto di vista, avrei potuto migliorare di me.
Perché il mio intento, per quanto possibile, è quello di continuare a evolvermi e per quanto possa distaccarmi e guardarmi da fuori con la più sincera obiettività, gli altri riescono a farlo almeno un pochino meglio di me.
Quando parlo con voi, che sia in giro, sotto l’ufficio mentre fumiamo, piuttosto che per telefono o davanti ad un caffè o, addirittura, attraverso il blog e i messaggi privati, c’è sempre una sorta di ammirazione mista ad affetto nei miei confronti, eppure, di cazzate io ne faccio tante.
Non sto scrivendo di casi particolari, ma anche io mi ritrovo una parte di persone che proprio non mi vede di buon occhio e allora mi domando: sono io che sbaglio completamente approccio e modus operandi in alcune condizioni o parte di queste persone non si rende conto che non ha bisogno di badare agli altri perché può essere davvero in gamba?

Finché non trovi qualcosa per cui lottare ti accontenti di qualcosa contro cui lottare.”
(C. Palahniuk – Soffocare)

Probabilmente la verità si trova nel mezzo o giù di lì. Eppure le verità siamo costretti a costruircele da soli, continuano così ad essere soggettive e perciò si torna coi dubbi iniziali del post.
È un cane che si morde la coda.
Sapevo che quanto scritto giorni fa avrebbe suscitato (per le più disparate motivazioni) assenso, dissenso, sarcasmo e ironia, mai avrebbe potuto essere altrimenti, ma non ho dimenticato chi sono, quanto valgo, quanto fatto fin qui e né quanto non ho fatto, semplicemente, ci sono situazioni in cui bisogna prendersi le proprie responsabilità e rimboccarsi le maniche.
Puntare il dito non serve proprio a niente, tanto meno giustificarsi.
“Non c’è tempo da perdere”, mi ha detto una persona cara e sono portato a pensarla come lui. L’essermi appellato come “pezzo di merda” non intende che lo sono sempre stato o che lo sarò ancora o che (anche se molto probabilmente non si verificheranno nuovamente) in condizioni analoghe o simili a quelle commetterò gli stessi sbagli.
Una cosa è certa, da qualche settimana, prima di aprire bocca, ci peno miliardi di volte e pondero con attenzione ogni affermazione, così per non offendere nessuno, essere travisato e, in qualche caso, strumentalizzato.
Se vi facessi l’elenco delle cose che mi sono state riportate sgranereste gli occhi, alcune anche verosimili, tuttavia non me la prendo di certo con chi le ha espresse, ma con me stesso per aver dato modo di poterlo fare.
Chiarito, definitivamente, questo discorso, non rimane che far di meglio, ancora, e vivere al massimo quello che c’è da vivere, che tanto i palliativi sono completamente inutili.
Stasera, rincasando, dopo non so quanto, ho ritrovato la mia espressione ebete in un incontro inaspettato, è proprio vero: non c’è mai fine al viaggio anche se un sogno cade

«Io sono il tuo errore più grande» afferma Mattia, distante meno d’un passo «ma anche l’unico che una parte di te vorrebbe commettere ancora.»
(Gianni D’Ambra – Siamo proprio io e te)

Protetto: Credevo non ce ne sarebbero stati altri,

Non è disponibile alcun riassunto in quanto si tratta di un articolo protetto.

Quello che adesso non vedi,

è quello che adesso non sai, non puoi conoscere quello che non hai vissuto. Hai ascoltato parole, discorsi banali e più sofisticati, da tanti costruttori di verità assolute: verità soggettive, personalizzate e null’altro. Un mondo edificato sulle impressioni, mai niente di tangibile. Non ho ben chiaro chi sono, se un saltimbanco della vita, se un anomalo clown che racconta i turbamenti di chi l’ascolta o, semplicemente, un uomo tra gli uomini. Di certo, so di essere sempre in guerra con me stesso: faccio la guerra per trovare pace, una pace che non arriva mai, nella trincea di brividi e paure usurate e recenti. Ho un cuore necrofilo che si scopa a sangue le emozioni ormai tiepide per raggiungere un orgasmo che fa godere a metà, fra le lenzuola disfatte di un letto chiazzato, coperto da odori che non riconosco.
Dovrei milioni di grazie che ora mi sfuggono dalle mani a chi c’è senza chiedere nulla, a chi sa che presto o tardi raggiungerò l’uscita da questo fazioso labirinto comunque familiare. Il mio destino è quello dell’ingenuità, dell’edificatore di sogni per non rimpiangere nulla, perché possa affermare di aver sempre tentato. Ad ogni svolta ci sono suggeritori pronti ad indicare la via da seguire con la prerogativa di riavere qualcosa indietro, tuttavia per rimuovere ogni traccia di dolore ce n’è soltanto una. Io non ho un cazzo incapace di intendere e di volere.
Non è niente di importante, comunque, una storia fra milioni di storie di questo mondo che va troppo di corsa mentre provi a frenare schiacciando il corretto pedale. Userò il freno a mano. Gli aranci rimangono sempre lì, quasi sospesi a mezz’aria, sembra che per loro il tempo non abbia consistenza, se potessi entrare in un romanzo della Rowling però, ruberei quel fottuto giratempo per andare a trovare i miei ieri e vedere com’ero, com’era. Ho la scrivania ingombra di progetti vecchi e nuovi, cerco di fare ordine e apporre scadenze e priorità passando le mani nei capelli indomabili di un barbiere che mi rivedrà soltanto oggi. Mi tiro al lucido dopo una doccia che lava via un’altra notte troppo corta e scendo sorridendo sinceramente al pubblico. Nessuna smorfia, nonostante il fetore acido di piscio che si sente, perché le bugie non si curano con le scuse, lo sai anche tu.

la vita è vita per chi sa trovarla ora e qui,
dentro il gesto di un amico, dentro un giorno senza sole,
anche in un amore mai finito che ti fa morire,
la speranza si nasconde dove non la cerchi mai.
(Marco Masini – Fino all’ultimo minuto)

Alcune sensazioni si ramificano sotto la pelle

e poi lì restano a tenerti compagnia per non permetterti di distrarti nemmeno un secondo. Sai quel che chiedono, quello che vogliano, nonostante il tentativo inutile di ignorarle. Le cose non accadono mai per caso, impari a capire che quello che avviene – in un modo o in un altro – lo hai cercato, forse calcando la mano più su quanto non volevi avvenisse che non il contrario. Ci sono calibrazioni difficili, anche per chi nella vita è davvero navigato. D’altronde le attese disattese sono tante per tutti. Si pianificano molte strade che in seguito si percorrono a stento e nemmeno in parte. Ho sentito una moltitudine di persone dire “domani inizio questo, farò questo, cambierò quest’altro”, ma si era trattato soltanto di una serie di sproloqui per dare adito a vorrei che sarebbero rimasti tali. Io ci provo a crederti, credimi, ci provo davvero. Nei contrasti di discorsi che un senso vero non ce l’hanno. Provo ad uscire dai miei vestiti ai quali tanto sono affezionato ed entrare nei tuoi e per quanto i miei creino più o meno simpatia, sono ad ogni modo ben definiti, mentre i tuoi rimangono un collante di colori abbinati a caso e niente più. So bene che affrontare una condizione che tanto ci sta a cuore imprime del male quasi fisico, ammettere di aver sbagliato è necessariamente un dolore per l’orgoglio velleitario che ci portiamo a spasso, ma è comunque una cura per il poi, quindi prima si riconoscono limiti ed errori, prima si può andare controtendenza e uscirne fuori, smetterla di calarsi in un ruolo che esiste solo nella nostra mente e smetterla di preoccuparci per quel che pensano gli altri, quando dovremmo preoccuparci di quel che pensiamo di noi stessi. E mentre passavo sotto casa tua, tra i ninnoli di allegrie sterilizzate, sono stato contento di scorgerne i mutamenti.
Lo ascolti bene il cuore?

Quali porte avresti chiuso?
Quali fuochi avresti spento?
Che scriverai? Chi fermerai?
(Raf – Mai del tutto)