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Tu

Il messaggio che non aspettavo.

Ero stanco, di pensieri riflessi, riflessi in altri pensieri ancorato nel letto.
Non ho idea di quanto abbia impiegato a mettermi qualcosa addosso.
Non so nemmeno come ho fatto a girarla: non è stata la mia giornata fortunata col tabacco.
Mi guardavi con un punto di domanda costante al posto degli occhi ed io non avevo buone risposte.
Ne avevo di precarie e non sarebbero mai bastate.
Gli occhiali appannati e una ditatata che non ti sei risparmiata.
Quantomeno avevo guadagnato una nuova sicurezza.
Poi hai fatto quella battuta che ancora fa ridere.
Poi mi ringrazi per qualcosa che ancora devo capire.
Poi salutarsi e rubare uno scorcio di cielo prima di risalire.
Poi l’ultimo sguardo allo specchio.
Poi la sveglia, un altro giorno e la risposta che non so trovare.

E questi anni di merda
sono un livido appena.
(Negramaro – Casa 69)

La verità è che ognuno pensa a sé,

che tutto al più possiamo spendere ulteriore tempo nel riflettere a quanto ci manca quel che non abbiamo e che non possiamo avere. Qualche volta siamo talmente tanto impauriti che siamo proprio noi a limitarci per non avere quanto desideriamo, bruciando possibilità enormi che poi nel proseguo pesano come macigni per il vuoto che lasciano.
Un peccato dover imparare a conviverci: basterebbe così poco.
Sì, siamo una bella accozzaglia di egoisti che si prodiga a fare finta di amare e volere bene, come se realmente ci interessasse delle esigenze altrui.
Non è una maschera, no, nemmeno è una facciata dovuta: lo facciamo tutti.
Quante volte si compie un gesto senza aspettarsi un certo ritorno per il semplice piacere di dare?
Poche. Proprio poche.
Normale routine: mi sorprende più scoprire le facce sorprese di chi ancora si sorprende.
Che sorpresa!
E vivere giorno per giorno limita i danni, concentra i pensieri sul momento, pone nella posizione di farsi meno domande, di veicolare l’attenzione su quanto si sente davvero, su quello che si ha voglia di fare e tutto sommato mi sta riuscendo bene: se vuoi esserci ci sei, se non vuoi esserci non ci sei. Non ho alcuna esigenza di rincorrere nulla, la libertà di essere liberi e non vincolati dai timori e dai bisogni altrui.
Mi riesce un po’ meno bene con te, onestamente, non fosse altro che quando parti sulla linea del massacro, per sgattaiolare dal tuo mirino pronto a colpire – giocosamente – e ripetutamente, compio delle vere e proprie evoluzioni: se tu avessi due gambe più lunghe, probabilmente, non riuscirei a gestirla.
Rido.
E la presentazione per “Di un amore“, se i libri arriveranno durante questa settimana, sarà per il 12 marzo, altrimenti, causa il concerto di un amico, slitterà di due sabati. Chi ci ha lavorato conosce i cambi in corsa dovuti per via delle tante cose che mi sono capitate proprio in queste ultime settimane: sono convito che fra quelle righe ci troverete un po’ di voi. Chiaramente alla presentazione sarà disponibile anche la riedizione di “Tutto quello che resta” per chi non l’ha acquistato anni fa e avrà voglia di scoprire il passato dei protagonisti della trilogia, tuttavia, non è necessario leggere il primo romanzo per assimilare il secondo: la parte iniziale di quest’ultimo snoda infatti gli avvenimenti trascorsi.
Ricomincia la settimana e forse questa sarà quella che metterà la parola fine a tutti i guai che abbiamo vissuto in ufficio: ringrazio chi c’è stato costantemente prescindendo un po’ il sé di cui sopra.

Io per te avrei voluto essere
tutto l’amore che non hai provato mai,
tutti i tuoi guai,
le cose che racconterai
a chi avrà avuto il mio tempo senza di te
(Anonimo Italiano – Senza di te)

Avrei voluto mantenere la promessa.

Oggi avrei davvero voglia

di scrivere tutto quello che mi passa per la testa, in toto, ogni minuscola cosa, ma non si può, proprio non si può.

Dov’è? Dov’è?
Sta sui monti, andiamolo a prendere!
E’ sbandato! Non c’è non c’è,
questo nostro eroe santo e martire.
(Claudio Baglioni – Dov’è dov’è)

Non tanto quella di quando ti ho lasciato quell’incarto,

ma l’espressione sulla porta mentre andavo via senza dubbio rimarrà nell’album dei ricordi.
“Gestiscila” ho detto io.
Ridevi.
Ieri sera – quando sono rientrato – guardavo e riguardavo il romanzo dall’ultimo PDF preparato dall’editore e volente o nolente, ha un certo fascino, perché c’è un’enorme differenza tra l’immaginare, il pensare di fare e tra il vedere concretizzare sul serio una propria ambizione: non resta che attendere di avere le copie fisicamente tra le mani. A causa di alcuni problemi con la Boopen, sia la riedizione di “Tutto quello che resta” e sia “Di un amore”, saranno pubblicati con la Caravaggio ed è con loro che penso – a questo punto – di terminare la trilogia. Per motivi vari, il terzo romanzo sarà intitolato “Siamo proprio io e te”, che rispetto al nome che avevo pensato precedentemente, si sposa meglio con la trama che sta prendendo piede per il “gran finale”. Mattia crescerà ancora e rispetto al secondo avrà la bellezza di trentadue anni. Questo mi permetterà di avere una visione maggiormente realistica dei suoi pensieri e delle persone che gli graviteranno intorno.
E’ un giorno che conta pure questo, nel ritrovami ho ritrovato le piccole cose che mi ricordano quanto ho, quanto apprezzare quel che c’è sia importate. Nelle slide delle foto di tutta una vita – che se potessero parlerebbero – mi capacito di tutta la strada percorsa fin qui.
E mi piace che tu ci sia: con quei nostri botta e risposta siamo stati esilaranti, ma hai sulla coscienza il taglio che ho sul mento. Faremo i conti.
Avrei voluto toccare altri temi oggi, ma è stata una mattinata davvero piena e quindi ogni cosa è ridotta all’osso e salto anche gli allemaneti: roba da matti.
Per la cronaca, le varie pagine relative ai libri sono state aggiornate.
Buon proseguimento.

Il futuro è un libro ancora da scrivere,
di che cosa parli e per quante pagine
a nessuno è dato saperlo,
però vorrei che questo foglio bianco raccontasse di noi.
(Max Pezzali – Il presente)

Sarà che iTunes mi frega spesso,

di tutte le discografie che ho esce sempre la canzone giusta nel momento giusto o sbagliata nel momento sbagliato. Se ne va un anno dall’addio con Pasticcio, dal momento in cui il complicato desiderio a lei antecedente prendeva una forma distinta, precisa. Così com’è precisa la condizione attuale, fatta di rimpianti e rimorsi da chiudere in una scatola, del non vissuto da archiviare in un armadio e scegliere di vivere lo stesso, senza privarsi del “magari prima o poi”.
Di certo ho apprezzato le risate e le battute di ieri sera, quell’intesa che dopo molto tempo – per quanto mi riguarda – era spontanea, priva di qualunque rancore o di riflessioni sottointese.
Grazie.
Tendo a voltarmi indietro poche volte, se non per analisi, nulla più, anche se adoro le mie malinconie, mi rendono produttivo, costantemente, enfatizzano quel lato di me che mi offre l’opportunità di apprezzare tutto il bello che mi capita quotidianamente: vedremo quello che succederà, tanto in un modo o in un altro ne vengo sempre a capo.
Tutto sommato sono parecchio sereno, sarà che la tempesta di questo ultimo periodo pare stia davvero passando.
Alcune teorie scientifiche, legate soprattutto alla fisica quantistica, parlano dell’eventualità che le scelte effettuate o non effettuate in questa dimensione siano, invece, realizzate in altre.
Affascinante: sarebbe curioso poter conoscere le varie ed eventuali di diverse strade.
Tuttavia il punto in cui sono non lo permette e si prosegue dall’adesso in avanti senza poter sapere e senza nemmeno averne bisogno.
Ed è stato un weekend particolare, come l’ho definito in quelle poche righe scritte ieri, quello delle prese di coscienza. Nella ragnatela della mia emotività si sono districare diverse trame e fra i tanti c’era un pensiero fermo, un pensiero che mi urtava, nell’impossibilità del potermi esporre, di quando invece di fare mi impongo di trattenermi.
Mi sono chiesto pure se le mie intuizioni non fossero sbagliate, se questa volta non avessi preso un abbaglio, se l’istinto non mi avesse tirato uno scherzo, perché venerdì mi è pesato non salutarti, molto più di quel che immaginassi sul momento. Non lo so come ci riesci, ma sai entrare e non credo che ciò avvenga per la devastazione – giocosa – del mio ego che tenti ogni volta.  Ed è proprio questo a colpirmi.
Si ricomincia, buon inizio di settimana a tutti.

Nato sotto un segno molto complicato, 
libero e diverso e intanto 
per questo contradetto: 
amato amante un po’ in difetto:
un anno senza te si sente. 
(Biagio Antonacci – Chiedimi scusa)