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Manuela

Ottobre e l’autunno, si lasciano alle spalle

un’estate che per quanto mi riguarda non ho mai assaporato fino in fondo, preso dalle cose che per me contavano davvero, raramente mi sono abbandonato al viverla con un po’ di semplicità.
Si ripopolano le strade col traffico per andare a lavoro, i mezzi fra giovani studenti e impiegati malconci del weekend trascorso troppo in fretta, nei vagoni di cuori di storie nelle storie da portare avanti e tutte da scrivere.
In pochi giorni ci sono state milioni di evoluzioni e cambiamenti, alcuni dovuti, altri del tutti inaspettati, ma non è detto che da un male non ne nasca poi un bene.
Faccio un conto alla rovescia, anzi i conti alla rovescia sono due.
Cerco di non perdere nulla di vista, ci vorrebbero giornate doppie o forse un clone, un’ubiquità che purtroppo non esiste se non nella fantasia.
E l’augurio più grande va a quei due amici che ora sono alla volta dell’America: buon amore!

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Lunedì. Pronti, partenza, via.

Eppure non sono stanco come in altre occasioni, sarà che ieri sera verso mezzanotte e mezza camminavo già il mondo dei sogni. Sarà che ho trovato un equilibrio in una qualche maniera nel disequilibrio che c’è stato prima di questa nuova vita. Sarà che quando le cose prendono il loro corso, non si può fare altro che viverle. È stato come salire per quasi due anni una scala sdruccevole e una volta arrivato, tu eri lì ad aspettarmi. Hai la testa dura, ma sei coerente e hai quel modo di amarmi che io proprio non immaginavo. Ti incastri perfettamente tra i miei pregi e i miei difetti e questa cosa a volte mi fa paura. Una paura bella, ovviamente. E così nell’intensità di tutto quello che abbiamo, Giovedì sera è arrivato il momento delle fedine, eri di un emozionato e di un felice disarmante e allo stesso tempo lo ero anche io, tanto da scatenare la reazione inaspettata e sentita di Manuela quando Sabato sera l’ha vista. Non ci credeva, non ci avrei creduto nemmeno io se non ti conoscessi, vivessi, respirassi e scoprissi così incredibile ogni giorno di più. Non sei una persona semplice, assolutamente, devo convenire con i discorsi fatti mesi fa. Non è facile starti dietro, come immagino non sia facile con me, ma ti stimo dapprima individualmente e non posso che essere fiero di averti accanto. Il naturale corso degli eventi. Anche quando discutiamo hai quel modo di tenermi testa che mi fa incazzare di più, ma quando è la fine ci capiamo e ci troviamo, perché la base rimane solida su noi due. E ho capito che è inutile arrabbiarsi, scazzarsi se qualcosa non gira esattamente come vorremmo, d’altronde c’è troppo in ballo per rovinarlo, troppo di bello, troppo di appagante, felice. Gli abbracci, il dialogo, le sorprese, le tenerezza, il cazzeggio, le risate, quel nostro modo unico di stare insieme e tutto quello che è nostro e soltanto nostro. Grazie per esserci, grazie per ogni attimo, per tutto l’impegno che ci metti: buon inizio di settimana, Amore.

Non piove,

il che è già positivo considerando quanta acqua ho preso (abbiamo preso?) nelle ultime settimane. Ad un passo dal Natale dunque e probabilmente questo sarà l’ultimo post prima di quello della vigilia. Con i regali ho finito: dopo giorni di missioni varie nei centri commerciali, outlet e nei negozi principali su internet e di Ostia e Roma, abbiamo: due pensieri per Eleonora, anche se uno è ancora in viaggio e dovrebbe arrivarmi tra le mani lunedì. Uno per Silvia, uno per Manuela (che sono certo la renderà contentissima), un altro per Agnese con degli extra, due per Bibby (le devo anche quello del compleanno), due per Luca piccolo, due per Valeria e anche per Giulio e Alessia e Mia è tutto sotto controllo. Per i miei ho già dato, non hanno aspettato il 25 come o peggio dei bambini. Con la comitiva dei “grandi” invece, non siamo soliti farci regali e ci scambieremo solamente gli auguri. Com’è intuibile, con Eleonora. le cose vanno discretamente: i sentimenti che condividiamo sono spontanei e il rapporto si sta assestando su buoni livelli di comprensione e supporto reciproci. In fondo il problema sono sempre e solo io, che rimugino, penso, relaziono. Anche se in questo periodo lo faccio meno e provo a godermela di più, viceversa non terrei fede al mio processo di voler vivere il presente relegando il futuro e il passato ai loro rispettivi ruoli. E quindi stiamo bene, inoltre per più motivi ci vediamo nei ritagli di tempo e nei weekend dove, soprattutto io, sono più libero e posso muovermi meglio. Un post soft dunque, senza fili moralistici, botte di filosofia spicciola o grandi commenti di cronaca. Vi auguro un buon weekend.

Il weekend è scivolato via in fretta,

tanto che mi è sembrato di non aver mai staccato la spina. Di solito preferisco subire un po’ la lentezza delle giornate per avere davvero la sensazione di essermi fermato.
Di Venerdì sera non ho ricordi (?) mentre Sabato sera dopo una mangiata d’altri tempi abbiamo fatto chiusura al John Bull anche con mio fratello col quale sono rimasto a parlare fino alle quattro e passa sotto casa. Poco prima di cadere (sfinito) sul letto trovo il messaggio che più di altri attendevo e che mi ha regalato sogni sereni. Domenica a mezzogiorno ho aperto gli occhi e superato un pranzo fatto di mezzo piatto di pasta, mezzo piatto d’insalata e mezzo bicchiere d’acqua (una giornata di mezze porzioni) mi sono ripreso con una buona doccia e avviato con Manu e Nunzio (sì proprio la coppia perfetta citata nel mio libro) a parco Leonardo/Da Vinci. Completato il giro per negozi, abbiamo cenato da McDonald’s e siamo tornati a casa. Ed eccoci al Lunedì, croce e delizia dei lavoratori non turnisti di tutto il mondo. Ci sentiamo con un attimo in più di calma, oggi non è giornata da scaldare la sedia e basta. Per la cronaca, su Facebook, se mi cercate sono iscritto come Gianni D’ambra, ovviamente. Buon inizio di settimana a tutti.

Il weekend se ne è andato in fretta,

portandosi via le aspettative e i momenti di calma vera che generalmente durante la settimana vengono meno. Si ricomincia da dove ci eravamo lasciati, gli oggi passati agli ieri e i domani passati agli oggi. Che poi la mia polemica col tempo che passa non credo cesserà mai. Sarà che quando sei un ragazzino non ci fai proprio caso, che in adolescenza sei così preso dal cazzeggio generico dell’età che ti sembra servi solamente per scappare via dalle lezioni, chissà come e quando mi sono accorto che il tempo invece ha un senso e che non è procrastinabile. Ma tant’è. Sabato mi ha fatto piacere passare qualche ora in compagnia di Manuela e Nunzio, era almeno un mese che per i motivi più disparati non ci vedevamo e siamo finiti a  mangiarci una pizza da “Fratelli la  bufala” che ho scoperto essere un franchising. Ieri poi in un momento di pigrizia bradipesca – come non coniare nuovi termini – ho passato il pomeriggio a vedermi su Steel la trilogia di Ritorno al futuro: nonostante siano passati tantissimi anni dalla prima volta che ho avuto modo di vederli, rimango ancora incollato allo schermo come un bambino. Infine questa mattina sono riuscito a dare il romanzo alla ragazza della metro per avere un giudizio non fazioso su Tutto quello che resta: staremo a vedere cosa ne uscirà fuori. Intanto prosegue la stesura di “Di un amore”, la situazione si fa ingarbugliata e perché rispetto al primo sto utilizzando tutt’altro stile (sicuramente più maturo, graffiante, anche per via dell’età dei protagonisti) e perché sono molte storie da portare avanti e far intrecciare fra loro. Speriamo che entro il 2049 riesca a completarlo. Concludo ripensando agli attimi di disagio provati sempre sabato sera in serata. Mi spiace sempre quando succede, perché stare dall’altra parte e prendersi un “no, grazie” anche se detto nella maniera migliore, è sempre un colpo. Buon inizio di settimana a tutti. È tempo di cominciare.