Archivio dei post

Categorie

Ligabue

Ho ancora la forza

Ho ancora la forza

Ho ancora la forza che serve a camminare,
picchiare ancora contro e non lasciarmi stare,
ho ancora quella forza che ti serve
quando dici: “Si comincia!”

Ho ancora la forza di guardarmi attorno
mischiando le parole con due o tre vizi al giorno,
di farmi trovar lì da chi mi vuole
sempre nella mia camicia.

Abito sempre qui da me,
fra chi c’è sempre stato e chi non sai se c’è,
al mondo sono andato,
dal mondo son tornato sempre vivo.

Ho ancora la forza di starvi a raccontare
le storie che ho già visto e quelle da vedere
e tutti quegli sbagli che per un
motivo o l’altro so rifare.

Ho ancora la forza di chiedere anche scusa
e fare la partita giocando fuori casa
e dirvi che comunque la mia parte
me la voglio garantire.

Abito sempre qui da me,
fra chi c’è sempre stato e chi non sai se c’è,
nel mondo sono andato,
dal mondo son tornato sempre vivo.

Ho ancora la forza e guarda che ne serve,
per rendere leggero il peso dei ricordi,
e far la conta degli amici andati e dire:
“Ci vediam più tardi, più tardi…”

Abito sempre qui da me,
fra chi c’è sempre stato e chi non sai se c’è,
col mondo sono andato,
col mondo son tornato sempre vivo.

Forse,

la cosa che mi auguro in maniera del tutto ingenua, è che ci sia un paradiso per gli amori sbagliati, quelli appena assaggiati o sprecati, in cui possano riscattarsi.

Un conto è svegliarti e sentirti già stanco,
un conto è trovarla di fianco.
(Ligabue – Ora e allora)

C’è una linea sottile,

canta Ligabue in uno dei brani più riusciti del suo ultimo album, una linea sottile che scinde un atteggiamento piuttosto che un altro, un concetto da un altro, che qualche volta sfugge proprio all’occhio. Ci ho fatto caso in più momenti, come quando si dice che una parola è poco e due sono troppe: qual è il giusto modo di porsi allora?
Non lo so.
Ci sono situazioni in cui la spontaneità e il non tatticismo aiutino a fare la cosa giusta, altre, invece, in cui tutta la naturalezza che ci metti non è abbastanza o è tanta e si ottiene il risultato contrario.
Verrebbe da dire che allora sia meglio tenersi le cose per sé, non dire, non fare, eppure, d’altro canto, in questa maniera si potrebbe affermare che lo stesso si assume un comportamento falsato.
Bella gatta da pelare.
Se dai, perché hai dato? Se non hai dato, perché non hai dato?
Io vorrei, ad esempio, essere istintivo in qualunque circostanza, ma l’impulsività – che nello specifico non s’intende come banale sinonimo di aggressività – può essere apprezzata o detestata a seconda del quadro, della persona o dello stato d’animo della stessa.
Va da sé che quasi tutto è rimediabile, ma non sarebbe più piacevole se si facesse una cosa giusta dall’inizio?
Tutto qui, era un concetto che mi girava in testa per più ragioni e volevo esporlo: buon piovoso mercoledì.

Vuoi vedere che non era niente?
Vuoi vedere che era già tutto lì?
Vuoi vedere che è venuto il tempo e che è facile cosi?
(Ligabue – La linea sottile)

Sotto pressione.

In alcuni momenti le condizioni provano a metterti alle corde, picchiare dove possono fare più male, sorprenderti e colpire ancora, nel tentativo ultimo di annichilire. È in momenti del genere che si pesano i valori reali che abbiamo, la capacità di resistere all’urto, al non mollare e lasciarsi andare al tappeto. Non e un post dei lamenti, ci mancherebbe, ma è il focalizzare l’incredibile susseguirsi di eventi che inficiano nel mio quotidiano attuale.
Il lavoro, la casa, il romanzo e, ovviamente, l’amore.
Sperare che Mubarak lasci, è il pensiero più intenso del momento, d’altronde – oltre che per la mia condizione professionale – ci sono tantissime cose in ballo e vedere qualche collega in particolare con certe espressioni, bene non può farmi. In questo caso, posso soltanto attendere l’evolversi delle cose.
Mai, invece, mi sarei aspettato che ci fossero tante varie ed eventuali in una compravendita per un appartamento: quanto più sembra che si sia trovato l’accordo, quanto più escono cavilli e condizioni che dilatano i tempi o che domandano di guardare altrove.
Il fatto è che ormai non posso fare a meno di volere un mio rifugio e in un modo o in un altro, nei prossimi giorni, concluderò la cosa.
Di un amore, invece, si trova alla stretta finale, accompagnato dalla riedizione di Tutto quello che resta, non rimane che decidere tempo e luogo per la presentazione, sicuro che, l’immediatezza dello stile usato e trame che lo compongono, possano appassionarvi e toccarvi come credo possano fare.
E Follia, croce e delizia, confetti e lacrime, veleno e zucchero, è il punto fermo di questo presente, l’unica cosa che nell’andare dei giorni è rimasto inviolabile. Non ho mai avuto tanta fermezza in ambito sentimentale, segno innegabile che io faccia sul serio.
D’altronde le cose che ho capito, i cambiamenti e le evoluzioni che sono arrivate, le devo soprattutto a lei.
Ad ogni modo scherzavo quando dicevo che compiendo trentatre anni, ero pronto alla mia Via Crucis personale! Qualcuno lassù deve avermi preso sul serio.
A presto, vi abbraccio.

E ho ancora la forza di chiedere anche scusa
o di fare la partita giocando fuori casa
e dirvi che comunque la mia parte
ve la voglio garantire.
(Ligabue – Ho ancora la forza)

Ci saluteremo come farai con gli altri,

in un avvicendamento fra vecchio e nuovo e brinderò alla tua con in mano un bicchiere o una bottiglia fra visi conosciuti e non e ti ringrazierò, perché pure quando è stata particolarmente dura, hai saputo darmi tanto davvero.
Te lo ricordi come ci siamo conosciuti, no?
In quella rincorsa folle sul Ponte della Scafa a sperare di fare in tempo per posare la macchina di Pasticcio e darti il benvenuto con un bacio tra asfalto e botti indispensabili.
È stato bello, sì. Ma mi hai offerto ancora di più. A partire dal mio compleanno, in quella sorpresa da mascella a terra, per poi passare a tutte le assurde e incredibili situazioni che mi hanno permesso di vivere le risate, le notti, gli stati d’animo che non pensavo fossero concretizzabili. Le riunioni da delirio in ufficio, le discussioni con gli amici per poi ritrovarsi, i magoni e l’allegria devastante di quando ogni cosa è perfetta proprio come la desideravo. E quella benedetta volta che Follia si è finalmente lasciata andare? Solo a ripensarci mi ritorna in faccia quel sorriso ebete: ridevo da solo quando all’alba, dallo specchietto, la guardavo rientrare in casa.
E dunque grazie per tutto il tempo pieno, per quei brividi incredibili, per l’amore assurdo che ho provato e che a tratti provo ancora – si può amare un’assenza tanto quanto una presenza – e per quello che mi hai insegnato, anche per quando mi hai privato di qualcosa e non ne capivo la ragione. Grazie per ogni giorno in cui sono migliorato, per quando mi hai palesato dei limiti e mi hai spronato a superarli. Grazie per le persone che hai fatto arrivare e andare e tornare, grazie per tutte le volte che mi sono svegliato con la voglia addosso di fare di più e meglio: sei stato un anno davvero sopra le aspettative.
E grazie a voi, che mi ascoltate, leggete, cercate, supportate, amate e odiate con tanta intensià. Grazie per ogni scambio che abbiamo avuto, anche il più infinitesimale e scusatemi per quando sono mancato.
Ci sono sorprese in arrivo e vi voglio ancora tutti intorno.
Buon 2011, buon quello che viene, ma soprattutto, buon quello che è: grazie per saper sopportare tanto bene questo tizio un po’ strano, che prova sul serio a metterci qualcosa di suo dentro.
Un abbraccio,

Gianni

Sono qui per l’amore,
per riempire col secchio il tuo mare
con la barca di carta,
che non vuole affondare
(Ligabue – Sono qui per l’amore)