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Amore

Forse l’amore è passato di moda,

ma sa colpire ancora con le follie che propone.



Sarei impazzito nel ritrovarmi la macchina così!

L’amore è così, non lo cerchi, ti trova da sé,

in un modo o in un altro ti scova sempre. Qualche volta ti prende impreparato, qualche altra lo intuisci, ma tutto quel che conta è che presto o tardi arriva.
Abbiamo un rapporto del cazzo io e lui, perché so che è a causa sua se mi sono spinto a credere di raggiungere e superare gli ostacoli peggiori che mi si sono parati davanti.
L’amore costruisce e distrugge speranze.
Ho vissuto relazioni molto diverse fra loro lungo il mio percorso e di sbagli ne ho fatti tanti: si potessero collezionare come in un concorso ritirerei il primo premio.
Qualche errore avrebbe potuto essere evitato, qualcuno glissato, qualche altro, invece, mi ha inchiodato e ha fatto sì che tutto l’incanto che stringevo fra le mani scivolasse via senza poterlo trattenere.
Non sono stato mai capace ad arrendermi e questo è forse il mio peggior limite.
Ma a volte la tenacia diventa sinonimo di stupidità.
Non vorrei mollare nemmeno ora, ho ancora fiato nei polmoni, legna da ardere nel fuoco di sentimenti e passione che provo dentro per un sogno spezzato troppo presto, ma arriva un momento, un determinato punto, in cui nonostante il credere fermamente in qualcosa, resti l’unico a farlo e ogni gesto viene malamente interpretato, portandoti a scontrare con un muro di silenzio e sguardi di diniego intorno.
Tutto il bello trascorso non serve più.
Tutti i brividi, le carezze, gli sguardi, le risate, le sorprese, non servono più.
Ti viene domandato soltanto di metterti da parte.
Niente altro, devi metterti da parte e devi accettarlo.
Dimenticare ogni emozione.
Allora raccogli il tuo dolore, annuisci colpevole e ti metti via, conscio che tutto quello che potresti fare adesso è inutile, dannoso.
Tu sei la causa dei risultati che ottieni, nessun altro.
Non puoi puntare il dito.
Non puoi chiedere ulteriore tolleranza, non puoi chiedere ulteriore dialogo, non puoi chiedere ulteriori occasioni.
È così e basta.
E devi fartela prendere bene, e i ricordi sono lì, dolci e spietati, e si infilano e urlano nel cuore per rammentarti quanto hai perso.
Ci vuole tempo, a volte tanto e a volte meno.
Giorni onesti che si alternano a giorni impossibili e ai quali si sommano gli altri guai che stai vivendo.
Ti crei un’agenda fitta fitta di impegni, così da pensare il meno possibile e la cosa funziona anche per un per un certo lasso di tempo, ma presto o tardi arriva il momento in cui devi affrontare il più grande mostro di tutti: te stesso.
E un uomo è un uomo se ammette le proprie mancanze, se si prende le proprie responsabilità, se paga a fondo, paga tutto e rinasce quando pronto.
E in questa seconda fase del processo, in cui sto offrendo tutto quello che ho per saldare il conto, mi aggrappo a quelle riflessioni che ieri, grazie a due amici, mi hanno aperto gli occhi.

Se le parole sono tutto,
questo silenzio è un cielo muto,
un sole nero messo a lutto,
un bel romanzo che è ormai compiuto.
(Claudio Baglioni – Un po’ d’aiuto)

Eravamo davvero piccoli,

dei minuscoli concetti d’uomo. Ricordo i banchi singoli di angoli sbucciati, le linee serrate di sedie inverosimili scoperchiate, le lettere dell’alfabeto attaccate al muro sopra la lavagna con le puntine da disegno. Per ogni lettera c’era un oggetto o un animale corrispondente, ad esempio alla “S” c’era un serpente, allora quando tornavo a casa, dopo mangiato, mi interrogavo su quella parola cercando di scindere il singolo suono della lettera e per non dimenticarlo disegnavo e ridisegnavo il serpente.
Le lezioni della vita, per me, sono cominciate lì. Quando ero a casa, purtroppo, per via degli impegni che avevano i miei genitori, mi trovavo spesso a dover badare a me stesso – controllato dalla vicina del piano di sopra – e finché non sono cresciuto un po’, il mio mondo era tutto nei cento metri quadrati che componevano il nostro appartamento. È stato allora che ho iniziato a dare sfogo alla mia fantasia: tra pupazzi di Pongo, Lego e i robot del momento, costruivo scenari complicatissimi per non sentirmi solo. Inseguimenti, sparatorie e voli spaziali!
Ero comunque un bambino tranquillo, c’è una foto che amo e che mi fece mio padre senza che me ne accorgessi, dove si vede tutta l’attenzione che ci metto nel costruire un castello medievale di piccoli mattoncini colorati.
Non mi hanno mai viziato, comunque. Cercavano di recuperare il tempo insieme in altra maniera, provando ad essere costruttivi, insegnandomi e spiegandomi quello che per me era del tutto sconosciuto, mostrandomi i valori imprescindibili che nella vita non devono mai essere dimenticati. Persino Babbo Natale, se non adempivo determinati compiti, non sarebbe stato di manica larga e avrebbe omesso le mie richieste. C’è stato un Natale, infatti, dove mia mamma, dopo avermi mostrato il carbone sotto l’albero, mi spiegava i motivi per i quali era tutto lì quello che meritavo. Ero chiuso piangente sulla sedia dentro al mio pigiama, tuttavia comprese le ragioni, non è più successo.
Anni dopo, nell’era despota della mia adolescenza, quando ero convinto di essere diventato chissà cosa e che tutto mi fosse dovuto, mio padre mi spiegò di quanto mi stessi soltanto illudendo che fosse così, che tutto in una maniera o in un’altra avrei dovuto sudarlo per apprezzarlo veramente. Soltanto più tardi, quando mi sono ritrovato a scaricare e caricare bagagli alle cinque di mattina, con le mani spaccate dal freddo, ho capito che cosa intendeva.
Credo poi di essere divenuto maggiormente equilibrato, più accorto, tornando un po’ quel bambino che ingenuamente si costruiva un mondo, con la non lieve differenza che io quel mondo non volevo restasse una fantasia, ma che si concretizzasse.
Nei limiti del rispetto altrui, ho fatto tutto quello che era in mio possesso per riuscirci muovendo il culo costantemente, non rimamendo mai con le mani in mano. Acquisendo un’urgenza di fare, di fare e continuare a fare e soltanto raramente sono riuscito a starmene buono buono.
Qualcuno è riuscito a capirmi veramente ed è anche riuscito ad apprezzare questa mia necessità rimanendomi accanto, qualcun altro, invece, non ha retto e l’ho perduto strada facendo.
Mi mancano tanti di loro, perché chi è andato non può essere mai sostituito da chi viene dopo, chi pensa che sia così afferma una stronzata.
Ho amato per come sono riuscito ad amare, vivendo amori travagliati che in alcuni frangenti mi sono stati troppo stretti e ho scalciato e ho lasciato e sono stato lasciato per questo.
Ogni storia un’emozione diversa e una lezione diversa.
Il mio quaderno degli appunti, pur pieno, è ben lontano dall’ultima pagina.
Poi sei arrivata tu e mi hai mostrato delle deficienze comportamentali che io non vedevo, ma sottolineando in maniera convincente tutto il buono che ho.
Ho rifondato principi e sensazioni per averti accanto, maturato aspetti del tutto nuovi, avallando cose che mai in passato avrei preso in considerazione, superando prove durissime sicuro ne valesse sempre la pena, fino ad inebriarmi, completamente, della tua presenza tangibile nella mia vita. Un lavoro enorme sulla mia persona, ho cambiato tante cose, tante che in quello sciocco schemino che tengo nascosto nella scrivania, quasi non me ne capacito, eppure sono riuscito a sbagliare di nuovo.
Non ci sono giustificazioni, io ho sbagliato e tu hai ragione. Evidentemente per apprendere l’ultima triste lezione, dovevo sbagliare per ben tre volte.
Che cosa resta? La consapevolezza di aver capito la falla ultima? Sì, ma a quale prezzo? Quello di non poter condividere il raggiungimento di questo traguardo con te?
Chi è causa del suo male pianga se stesso, dicono, ma non ho ulteriore intenzione di piangere, anzi, io ho voglia di ringraziarti, ieri, oggi, domani, perché è attraverso il tuo sacrificio che ci sono arrivato.
Io non so se sarai mai in grado di perdonare i miei sbagli, se riuscirai mai ad accettare che per apprendere quest’ultima lezione ho dovuto sbatterci la testa tre volte, se i brividi che costituiamo insieme non contino più, se non vorrai mai riscuotere cassa per quello che hai speso, ma so che non ho mai apprezzato tanto una persona come ho apprezzato te, che, per quanto mi riguarda, è oltre il concetto stesso di amore, perché è soltanto grazie a te che che negli ultimi due anni la mia persona è cresciuta in questo modo.
Non ho chiuso occhio, stanotte, ovviamente, e sono andato a riprendere il nostro libro, ritrovato i passi, tramite i post-it in mezzo, di quelle frasi che tanto hanno inciso, per questo stamattina non ho potuto far altro che inviarti quel messaggio, tu sai cosa ha significato per noi. Al solito, soltanto tu puoi capirmi.
Ora il bambino che era seduto al suo posto, su quel banchetto di angoli sbucciati a seguire la lezione, si è diplomato ed è profondamente commosso, perché non poteva esistere insegnante migliore di te.
Mi mancherai sempre tantissimo.

Ho fatto cose di cui non vado fiero,

non posso cambiare il passato e sono costretto a prenderne atto. Prima ancora per l’effetto che queste determinano, soffro nel vedermi come non mi aspetterei mai dalla mia persona. È in questi momenti che comprendo quanto ci sia ancora da fare. Mi è stato detto che potevo scegliere, intraprendere una strada piuttosto che un’altra, tuttavia la ragione mal si sposa col cuore e al tempo il cuore era predominante su tutto. Col senno di poi sarebbe tutt’altra cosa, ma il livello di cecità al quale arriva una persona innamorata non è nemmeno descrivibile e si diventa deboli, insicuri. Avrei voluto cose che non sono successe, molte altre sono accadute, altre ancora nemmeno pensate e comunque realizzate. La vita è un bel gioco in fondo, a poco a poco inizi a capirne i meccanismi, qualche persona ci arriva ad intuito, qualcuno con l’esperienza: una via che è personale e soggettiva al massimo. La cosa assurda, che forse non riesci a concepire, è quando fai qualcosa in buonafede e non arrivi lo stesso, sbagli.
Pesa, pesa davvero tanto.
Oggi è stata una giornata brutta, non c’è che dire, io sono stato brutto, nei gesti, nelle parole e inevitabilmente anche cattivo. Deludere chi ha stima di te ha un valore ben specifico e queste righe non servono per giustificarmi o chissà che, semplicemente voglio ricordarmi di questo giorno per i giorni a venire e rileggerle perché non avvenga ancora di trovarmi in situazioni analoghe.
E nonostante tutto, tra le domande e le risposte di un amico teso ad ascoltare, qualcosa mi ha sorpreso ancora.

Se ne è andato Steve Jobs,

portando via con sé il rammarico di milioni di appassionati delle gesta di un rivoluzionario atipico. Se ne va portandosi dietro tante idee che probabilmente avrebbe voluto vedere realizzate, ma anche lasciando molto davanti ai nostri occhi che sia su uno schermo LED o nei palmi delle nostre mani grazie a device di diverse dimensioni.
Se ne vanno tante persone però (e questo post non vuole essere la sagra dell’ovvio, sono stato fra i primi a dispiacermi per la sua scomparsa), persone che forse non hanno avuto il suo acume, la sua fortuna o determinazione, ma che magari hanno dovuto impegnarsi molto, molto di più per quel poco che hanno ricavato nelle loro vite.
Ho letto molte considerazioni dopo questo lutto, gente che addirittura ha detto di non riuscire a mangiare e dormire dopo il triste annuncio: non è un po’ troppo?
È giusto offrire un tributo ad uno dei maggiori innovatori del nostro secolo, ma è altrettanto giusto non perdere di vista il senso delle cose.
Ok, lo so che il senso delle cose è soggettivo, ma ci sarà pure qualche punto dove in linea generale saremo d’accordo, non è vero?
Girando pagina, in questi giorni, sono tornato a rivalutare alcuni aspetti delle dinamiche uomo-donna, di come certe interazioni creino o meno quel filo invisibile che attrae gli uni alle altre, di quanto sia spesso vero che la sessualità femminile richiami tratti cinestesici, mentre quella maschile si soffermi maggiormente su quelli visivi. Potrei produrre diversi esempi, ma finirei col tediarvi e nello sfociare nel personale, ciò che mi lascia perplesso sull’argomento, è il non limite che tutto ciò impone, ed è lì che secondo me il buon senso deve essere prioritario e sopperire all’istinto delle situazioni.
Così come ho rivalutato l’insicurezza e le conseguenze che questa determina nel vivere quotidiano, portando ad esasperare concetti micragnosi e frenando il normale fluire.
Per quanto mi riguarda sto bene e sono relativamente sereno, attendo il tempo necessario per mettere piede nella mia prima casa, faccio i conti con le prossime spese e vivo un privato che emotivamente mi appaga parecchio.
Buona quello che viene.