In questa storia che è la mia

..a sette anni dall’ultimo lavoro di inediti, Claudio Baglioni torna con In questa storia che è la mia, un’opera densa, complessa e strutturata. Questa analisi arriva dopo circa trenta ascolti approfonditi, a seguito di un primo approccio notturno interrotto quasi subito: il bisogno di isolare l’emozione e assimilare il disco con la dovuta attenzione ha richiesto il silenzio delle cuffie e una predisposizione all’ascolto analitico.

Ecco l’esame dettagliato della tracklist.

Altrove e qui

Un’apertura che convince sul piano testuale, mentre dal punto di vista melodico si assesta su territori familiari. Vi si rintraccia una fusione corale e quasi folk-popolare che richiama soluzioni già esplorate in Crescendo e cercando, Arrivederci o addio, Le vie dei colori e In cammino. Funziona perfettamente nell’economia dell’album, pur senza graffiare per novità.

Gli anni più belli

Un brano ormai storicizzato dal successo cinematografico dell’omonimo film di Muccino, che mantiene intatta la sua solidità strutturale.

Quello che sarà di noi

Uno dei vertici del disco. Il ritornello è sopraffino, ideale evoluzione armonica di La piana dei cavalli bradi. Intenso, melodico e d’impatto immediato, non ha bisogno di variazioni di tonalità forzate per colpire il segno.

Un mondo nuovo

Le strofe mostrano una pura maestria della scrittura. Il brano sembra germogliare dalle intuizioni del finale di Un mondo a forma di te: «Ma ci pensi com’è un mondo senza dolore / un mondo a forma di te, sulla rotta del cuore», confermando una cifra stilistica di altissimo livello.

Come ti dirò

Pura lirica prestata al pop nobile. Il testo rasenta il sublime, confermandosi come uno dei momenti più emotivamente carichi dell’intera opera.

Uno e due / Mentre il fiume va

Uno e due risulta al momento l’episodio meno incisivo, penalizzato dal confronto diretto con la traccia successiva e troppo vicina alle atmosfere di Sulla via di casa mia. Al contrario, Mentre il fiume va si impone con un inciso potente e di immediata assimilazione, capace di farsi cantare sin dal primo ascolto.

Pioggia blu

Uno dei brani cardine dell’album. È un’istantanea nitida e dolorosa di un amore vivo ma in via di disgregazione. Il testo è eccelso, sorretto da un ritornello che stringe il cuore. Ha la stoffa del singolo da classifica.

Mal d’amore

Baglioni ribadisce la sua assoluta caparbietà nel fotografare la fine dei rapporti. È la sintesi perfetta della sua produzione sentimentale: in questo brano, come nel resto del disco, la costruzione dei ritornelli è impeccabile e dal potenziale radiofonico immediato.

Reo confesso

Un pezzo straordinario. Prende la spinta rock ed energetica di classici come Via, Dagli il via, L’ultima cosa che farò o Hangar, e la sposa a un testo magistrale incentrato sul senso di colpa. L’arrangiamento è potente, dominato da una sezione ritmica serrata e da una batteria d’impatto. Il climax sul verso «Sono stato io…» è una scarica di pura adrenalina.

Io non sono lì

Rappresenta la Mille giorni di te e di me di questo album. Non solo per alcune reminiscenze melodiche, ma perché è il momento esatto in cui l’addio si fa consapevolezza interiore.

Lei lei lei lei

Una traccia ossessiva che evoca le atmosfere di Opere e omissioni. Descrive perfettamente lo smarrimento e la convalescenza emotiva che segue la fine di una storia importante.

Dodici note

Un grido d’aiuto rivolto alla donna amata, ma anche una metafora del rapporto complesso, viscerale e a tratti disperato dell’artista con il suo pubblico, con la musica e con la critica alla ricerca di una definitiva pacificazione artistica. Incantevole.

Uomo di varie età

Il congedo perfetto. La coda del brano spezza il cuore: c’è la lucida presa di coscienza del tempo che passa, di un futuro che si accorcia e di un passato immenso che l’artista tenta di affiancare a se stesso per non lasciarlo svanire.

Produzione e direzione musicale

La coesione sonora del disco è eccellente. Il lavoro di Paolo Gianolio non sfigura affatto accanto a quello dei grandi arrangiatori che hanno segnato la storia discografica di Baglioni. Nonostante la diversità stilistica dei musicisti coinvolti, l’album mantiene un’omogeneità sorprendente. Questo dimostra come la regia artistica di Baglioni sia ancora totale, ferrea e capace di imporre la propria visione musicale sopra ogni cosa.

Il verdetto e la collocazione discografica

In questa storia che è la mia si colloca nettamente al di sopra del precedente Con voi. Si posiziona su un piano analogo — seppur con le dovute differenze di epoche e intenzioni — a una pietra miliare come Io sono qui.

Un album da acquistare senza riserve, un’opera da assaporare con lentezza e continuità, per apprezzarne ogni singola sfumatura nota dopo nota, parola dopo parola.

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