dalle frasi al romanzo
Se ti riconosci nelle mie frasi,
sei solo all’inizio della strada.
Una frase ti colpisce, anche forte, ma è un’emozione veloce, ridotta. Una storia no, un romanzo no. Di questi amori comincia esattamente da lì: dove una ferita è troppo profonda per restare chiusa in poche righe e diventa reazione, colpa, scelta e una verità che non puoi più fare a meno di non vedere.
il ponte
La frase è il colpo.
Il romanzo è il conto.
Le mie frasi nascono spesso dai bocconi amari che abbiamo dovuto ingoiare per restare in piedi. Da quello che abbiamo capito un attimo dopo aver perso tutto. Sono riflessioni, graffi, colpi bassi.
Ma le ferite, quelle profonde, pretendono dettagli, hanno bisogno di respirare, di centinaia di pagine per scuoiare il cuore e mostrare l’anatomia esatta del crollo.
riconoscimento
Di questi amori è per te se
Hai dovuto accettare compromessi, creduto che il dolore fosse il male necessario per meritare qualche carezza.
Hai provato a cambiare vita, abitudini, per poi scoprire che certe ferite vivono dentro di te, non puoi seminarle in nessun modo.
Non cerchi una storia che ti consoli, un canonico romanzo d’amore, ma uno specchio che abbia il coraggio di urlarti perché hai smesso di difenderti.
Hai capito che voltare pagina non serve a niente se tanto quella successiva racconta sempre la stessa storia
Le recensioni Amazon dicono:
“Da iniziare e finire tutto d’un fiato.”
il romanzo
Non è una storia d’amore.
È il verbale della resa dei conti.
Di questi amori scava tra i detriti di quello che resta. È il punto esatto in cui i compromessi saltano in aria e restano solo legami ambigui, nodi irrisolti e scelte sbagliate che sfondano le porte dellla nostra emotività senza chiedere il permesso.
Questo libro racconta la verità che si nasconde dietro i silenzi, un’immersione violenta dentro le dipendenze affettive, le verità mai sepolte e quei ritorni che ti squarciano la vita a metà proprio quando pensavi di essere in salvo.
L’amore qui non è una cura: è la complicazione finale, la trappola che spoglia di ogni difesa quando ci lascia nudi e inermi davanti alle nostre colpe peggiori.
che cosa stai leggendo
Stile del romanzo
Di questi amori è un romanzo sentimentale adulto, attraversato da tensione psicologica e da un giallo emotivo che non resta dentro le regole comode del genere.
Non è rosa. Non è thriller puro.
Non cerca la scorciatoia della consolazione.
Ci inchioda in una stanza e ci costringe a guardare in faccia la
domanda più scomoda:
Qual è il prezzo che si paga per aver desiderato la felicità?
La storia inizia dove gli altri libri di solito finiscono. L’amore è il punto di partenza; subito dopo arrivano la manipolazione, la colpa e tutto quello che torna a galla a notte fonda, proprio quando pensavi di aver chiuso i conti e sbarrato la porta.
tensione
Perché giri pagina
Nessuna tregua, non c’è tempo per riprendere fiato.
Ogni personaggio si porta dietro un errore che si rifiuta di restare sepolto. Nessuna porta rimane chiusa a chiave. La domanda che tutti stringono tra i denti è una sola:
perché non posso fare a meno di qualcosa che mi ha consumato?
Il bisogno di sapere, il bisogno di sentire, spinge a leggere una pagina dopo l’altra.
Lo leggi perché riconosci la ferita.
Continui perché vuoi sapere quanto è profonda.
forze in gioco
I personaggi che raccontano la ferita
Dimentica le comparse da romanzo classico. Questi non sono nomi scritti per fare volume o riempire i capitoli. Sono le forme esatte che prende il passato quando smette di marcire in silenzio e pretende di tornare a fare male.
Mattia
Ha ridisegnato la sua vita convinto di salvarsi: abitudini nuove, ma stessa identica condanna. Scappare è stato inutile.
Chiara
Il centro di gravità del vecchio disastro. Ha passato anni a salvarsi da sola, convinta che non avrebbe mai pagato. Ora ha capito che l’egoismo, prima o poi, ti sbrana.
Luna
Il punto di rottura, il presente che sfocia nel passato, la frattura che spezza in due i compromessi.
Virginia, Gianluca, Ico e tutti gli altri
Nessun dettaglio di contorno. Ognuno di loro stringe in mano un pezzo esatto dello stesso disastro, ha firmato un pezzo del conto finale.
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Leggi il primo capitolo del romanzo
Non un semplice estratto. Subito dopo il prologo, ogni cosa comincia con Luna.
Luna guarda davanti a sé senza realmente vedere, interessata solo a quello che pensa, come se la vita non fosse lì fuori, tangibile, bensì persa dietro agli angoli di quanto non c’è, magari perché scappato via o non ancora arrivato.
I suoi occhi scuri lanciano sguardi veloci che non si fermano mai troppo a lungo, giusto brevi istanti, come se farlo potesse concretizzare le emotività custodite dentro. Quando si esprime, muove le mani in una gestualità eloquente, quasi fossero un aiuto, un sostegno a lavare via la timidezza, a sottolineare concetti e parole che si perdono appena un attimo dopo.
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Luna ha un sorriso che incanta, una fossetta su una guancia, la destra; l’altra è nell’immaginazione di chi ha la fortuna di vederla sorridere. Capelli neri e ricci fino alle spalle, a raccoglierle il viso: la giusta cornice per un’incantevole tela. Ha un lavoro part-time in aeroporto, nel ramo ristorazione, che, però, la tiene occupata molto più di quanto vorrebbe.
Cammina lungo la strada che la separa dal parcheggio, cerca le chiavi della 208 nella borsa ancora prima di raggiungerla e si guarda intorno, con aria circospetta, perché a quest’ora non si sa mai. Sale in auto, indossa la cintura e mette in moto.
È la seconda auto che guida, la prima era di sua madre. Questa, invece, è stata scelta e pagata da lei: a ventiquattro anni è stata sì una responsabilità, ma anche un segno d’indipendenza. Non che i suoi genitori le stiano troppo addosso, però distaccarsi dal contesto, capacitarsi delle proprie possibilità, per lei, ha un valore importante.
Con la radio accesa, avvia la sua Peugeot superando la barra che demarca l’uscita dal parcheggio. Dalle casse, lo speaker con voce calda e familiare annuncia un nuovo blocco di canzoni a richiesta. La prima — note lente e blues — è una vecchia ballata di Ligabue, Seduto in riva al fosso. Luna la canticchia immettendosi nel leggero traffico senza molta convinzione, non ricordando tutte le parole di quel testo.
Davanti alla seconda canzone ha un breve sussulto, quando già dal primo accordo ne riconosce la melodia. È A Domani, di Claudio Baglioni. Un pezzo laterale, uno di quelli che non ti vengono incontro: ti attraversano.
La voce mette in scena un “domani” che non è solo un giorno. È un nome, una persona, una promessa che, a sentirla, sembra già un rimorso.
Come ipnotizzata dalle luci degli stop accesi davanti a sé, Luna ricorda la prima volta in cui ha ascoltato quelle parole; anzi, la prima volta in cui ne ha sentito parlare, e ritrova così immagini, frasi, impressioni, odori, sguardi, situazioni, parole non dette, paure, malinconie.
Perché c’è un filo che la lega per sempre nella concreta incertezza dei mai. Ricorda, allora, la sofferenza per quelle discussioni, per quelle distanze, per le realtà di quel presente ancora troppo dissimili.
Il punto più crudele arriva sempre nello stesso modo: quando il futuro smette di essere futuro. Quando “Domani” scivola nel passato e diventa “Ieri”, e tu ti ostini a chiamarlo “Oggi” solo per costringerlo a restare o per costringerti a tornare.
«Oddio, Mattia…» sussurra, ed è quasi una mezza preghiera, un desiderio, una realizzazione nitida. Vorrebbe che fosse vicino, che quel sentire che ancora li unisce non fosse allentato, ma più serrato, a portata di mano e di sguardo, e stringe il volante con la stessa intensità con la quale vorrebbe stringere lui.
Prova a scansare il velo di nostalgia che le appanna gli occhi, s’impone di guardare la strada, ma finisce lo stesso per ricadere in quel limbo, in quella sua confusione perenne che la trattiene nei ricordi degli amori sperati, delle storie spezzate e di quelle appena assaggiate.
«Se solo si potesse tornare indietro…» dice, ma sa benissimo che non si può e che quel che è fatto è fatto. L’unica opportunità che ha è quella di andare avanti provando a vedere se lo ritroverà dopo.
La canzone sfuma, ma Luna non può farsene una ragione. L’immagine di Mattia rimane costante. A seguire, parte il terzo pezzo della scaletta: Infinito di Raf.
«Oh! Ma ce l’avete con me stasera?» esclama irritata, o forse solamente colpita da quel ritorno di suggestioni. Tira un sospiro e strizza gli occhi, come se questi due gesti concatenati fra loro potessero aiutarla a dimenticare, almeno per il momento, i tasselli mancanti e i vuoti accumulati fino a questo punto.
Lascia l’aeroporto, e quindi il lavoro, e ripensa all’ultimo anno, cantando il ritornello della canzone con la sua voce non troppo intonata, di cui a volte si vergogna.
È tempo di scoprire il resto.
recensioni
Non lo dico solo io.
Le prime recensioni Amazon sono tutte a 5 stelle.
“Da iniziare e finire tutto d’un fiato.”
“Non aspettarti eroi. Aspettati persone rotte che cercano disperatamente di restare in piedi.”
“Una storia che lascia il segno proprio per la sua disarmante onestà.”
domande frequenti
Tutto quello che c’è da sapere
No, nondevi aver letto Quello che resta.
Di questi amori si legge anche da solo. Chi ha letto il mio primo romanzo riconoscerà alcune ferite prima degli altri, certo, ma non è un obbligo. È solo un modo per riconoscere la cicatrice.
No, non è una storia d’amore.
Parla anche d’amore, ma quando l’amore diventa dipendenza, abitudine, colpa, manipolazione, memoria.
Non è un thriller di genere.
Ma vive di una tensione emotiva continua: quella di chi sa che nulla accade per caso.
No, non è una collezione delle mie frasi.
Si tratta di un libro vero, scritto in maniera certosina e che sta già appassionando centinaia di persone che hanno scelto di acquistarlo due mesi fa in esclusiva sul sito dell’editore.
adesso
Adesso prenditi il rischio di leggerlo fino in fondo.
Se una frase ti ha portato fin qui, questo romanzo è il passo successivo:
sa già dove toccarti.
Di questi amori è il punto esatto, dove ogni ferita diventa storia.