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Silvia

Il cielo è un mantello di velluto scuro tenuto su dalle stelle,

quasi come le puntine da disegno che mantenevano cartelloni e cartine sui muri delle classi.
In questa vigilia dell’ultimo dell’anno, viene naturale osservare quello che è andato, quello che sarà, quello che è, come se davvero vi fosse una frattura netta fra prima e dopo, fra oggi e domani: stronzate.
Guardami, guardati e ora dimmi: perché sei qui? Perché mi stai leggendo? Che cosa ti aspetti? È curiosità, è nostalgia, è affetto, è stima, è rabbia, è amore, è malinconia? Io non sono tutto il male e non sono tutto il bene. Se vuoi fare qualcosa, devi farlo concretamente: c’è differenza fra un pensiero e un gesto, fra esserci e non esserci. Credi davvero di aver fatto abbastanza, di aver espresso il tuo meglio ancora e ancora? O c’è un tarlo, un fottutissimo tarlo che non riesci a zittire?
Io non sono come te, ma nemmeno migliore di te, chiunque tu sia, semplicemente muovo i miei passi qualunque cosa accade, non lascio che le cose facciano banalmente il loro corso, anche sbagliando e non ne rendo conto a nessuno.
L’orgoglio e il rancore sono una limitazione all’esistere, non so più come cazzo spiegarlo.

Corri e fottitene dell’orgoglio, ne ha rovinati più lui che il petrolio
(Vasco Rossi – Giocala)

Il riverbero del display del Mac rifrange la luce tutta intorno sui mobili laccati di bianco ed ipnotizza come qualche immagine che strappo fuori e che – forse – ho sepolto troppo repentinamente: un bacio, un sorriso, una carezza, un orgasmo, uno sguardo, un silenzio, un dolore, un assenso. Trecentosessantacinque giorni sembrano un’infinità, ma a voltarsi ora e guardarli lì, così, tutti in fila dietro alle spalle, sembrano molti di meno. La sicumera dell’ultimo, che se ne va festante nell’avvicendamento fra il vecchio e il nuovo, quasi mi infastidisce, ma in fondo rimarrà un bel ricordo anche di lui, come di tutti quelli prima di lui che per più di trent’anni ho immortalato tra spumante e pandoro (no, non mi piace il panettone). Quando leggerai queste righe, sarò fra persone sconosciute in un ambiente mai visto, per via di una esigenza mia nata proprio nelle ultime ore.
A discapito di quanto potresti credere, è stato un anno ricco, fondamentale anche, cosciente che avrei potuto fare di meglio, ma pure parecchio di peggio.

Il vero casino della vita, pensò, era dover fare i conti con i problemi altrui
(Charles Bukowski – Un universo poco accomodante)

Ho conosciuto lati della mia persona che ignoravo completamente e che a loro volta mi hanno spinto a rimuovere diverse limitazioni che mi autoimponevo per via di qualche latitante, inconscia, insicurezza.

Ora sono libero, un uomo, oltre
(Claudio Baglioni – Pace)

Ho avuto la capacità di combattere – testa bassa e cuore oltre l’ostacolo – per avere accanto una persona che ho amato disperatamente, nonostante tutto e tutti e di godermi ogni sfumatura del bello che abbiamo potuto, errori o non errori, bugie o non bugie, scuse o non scuse e non rimpiango proprio un cazzo di niente.

A me resta il colore del grano
(Antoine de Saint-Exupéry – Il piccolo principe)

Ho firmato un salato atto notarile per l’acquisto di una casa che mi terrà compagnia per diversi anni e diventerà inevitabilmente il nido dal quale ripartire ogni giorno e nel quale chiudere ogni notte: la mia oasi nel mondo. Ho comprato una macchina che ho scelto esattamente per come la volevo, nessun compromesso, come nessuna rata. Ho ritrovato persone abbandonate negli ieri e che ora sono cosciente saranno presenti anche nei miei domani; ho conosciuto il sapore e l’odore di nuove vite lungo il percorso e ho consolidato affetti che sono imprescindibili e senza alcun secondo fine.
Ho riscoperto alcuni valori, dimenticati o occultati per comodità, ma verso i quali – per il mio benessere – non potrò più andare contro. Sono uscito dalla zona di comfort ed ho lottato con alcune paure che tentennavo ad affrontare e compiuto gesti che pensavo avrei posposto. Per via del suo assurdo atteggiamento, c’è una ragazza che ogni tanto s’infila nei pensieri e che sa farmi ridere e scuotere la testa come un cretino davanti alle staffette che propone; due genitori e due fratelli che – anche se non gli riesce bene – provano ad essere una famiglia, ma, soprattutto, ho me, ho Gianni.
Gianni che si prende la briga di rialzarsi dalla merda quando ci cade dentro con tutte le scarpe per via delle puttanate che sa commettere. Gianni che conosce il prezzo dell’abbandono, della sconfitta, ma che ha i coglioni per saldare ogni cosa e rimettersi in corsa. Gianni che ha quella cazzo di passione che gli impone di non arrendersi mai e progettare e realizzare. Gianni che saltuariamente ha di nuovo gli occhi di un bambino e momenti da cucciolone, che ci mette ancora la faccia. Gianni che ha la rabbia e la testa per ricordarsi che c’è ancora tanto, tanto da fare, senza dimenticare.

Un uomo forte crea la fortuna da solo
(Gregory David Roberts – Shantaram)

Nessuna atarassia per me, niente da fare e nessuna autocelebrazione, so semplicemente bene chi sono adesso e al solito ti ringrazio, di cuore, per il supporto costante, preciso, puntuale, a tratti ingombrante, esagerato, pure se allo stesso modo so che non offro mai abbastanza per ripagarti come sarebbe giusto o come forse egoisticamente vorresti.
Ogni giorno costituiamo legami e alcuni di essi vanno oltre il tempo, lo spazio e i cambiamenti imposti: non li vincerai, farai prima ad arrenderti.

Non gridò. Cadde dolcemente come cade un albero. Non fece neppure rumore sulla sabbia
(Antoine de Saint-Exupéry – Il piccolo principe)

Ciò che ti auguro, e non soltanto per oggi, bensì per ogni giorno a venire, è che tu possa vivere costantemente quello che senti nel profondo e non di certo quello che devi, perché seguire e appagare quella parte di noi – purtroppo nascosta da strati di contesti sociali utili solo per piacere agli altri – è l’unica cosa per cui vale la pena esistere a questo mondo.

Finché non trovi qualcosa per cui lottare ti accontenti di qualcosa contro cui lottare
(Chuck Palahniuk – Soffocare)

Ora l’onestà d’intenti tocca a te, perché dire “ci provo” è una cosa, provarci sul serio è un’altra.

Buon anno davvero, buona vita e, soprattutto, buon coraggio.

Gianni

E il cielo lascia intravedere un po’ di tutto,

qualche volta di buono, qualche volta di cattivo. È stato un periodo strano – tutto sommato credo stia volgendo al termine – vissuto costantemente con l’aria di chi non ha nulla di definito tra le mani, con la vaghezza di condizioni sempre in bilico e la volontà di non fermarmi: nessuna certezza. Anzi no, mentivo involontariamente, una l’ho avuta, ero sicuro che con te si fosse chiusa definitivamente la mia ricerca emotiva, che saresti stata l’ultima, ma gli esiti sono stati altri: non sarò l’uomo gestibile e controllabile per eccellenza, ma ci avevo messo il cuore a garanzia della mia onestà. Magari un giorno riuscirò a vivere una vita più stantia, più da Playstation e sogni ridimensionati, visto che le persone di carattere intimoriscono.
E a volte un passo in più può fare la differenza, un passo in meno la stessa identica cosa, anche se di mio, tra il fare e il non fare – sarà l’irrequietezza del mio essere come sono – preferisco il fare.
Non ho la capacità di aspettare che le cose accadono, non sono mai stato in grado di vivere passivamente gli eventi, né di puntare il dito e accusare questo o quello per qualcosa andato storto: ciò che va o non va è merito o colpa mia.
Faccio ancora rumore, nonostante tutto, vero? E chiaramente ne fai tu.
Brutte storia le facciate razionali.
E’ una vita particolare, ogni tanto mi trovo ad offrire attenzioni alle attese degli altri, molto più spesso devo combattere con le mie, ma se accontentare gli altri è quasi un automatismo caratteriale della mia persona, accontentare me è un autentico conflitto tra logiche e sentimento, anche se sfiancante e intrigante allo stesso tempo.
E poi ci sei tu impiegata nella demolizione del mio ego, che da settimane distruggi con naturalezza ogni mia presunta o reale qualità: ieri sera ero piegato dalle risate, non me ne hai fatta passare una. Tornerei dall’analista se dovessi vederti tutti i giorni, in preda a chissà quali complessi riusciresti a mettere in discussione ogni punto fermo di questi miei trentatré. Se fossi stato meno sicuro di me, sarei rimasto chiuso in casa in atteggiamenti autistici: te lo dicevo che avevi la capacità di farmi staccare (mi prenderai per il culo anche per questo post, sicuro). Sei parte integrante della mia allegria attuale.
E si riparte, acqua fredda per anestetizzare i rimasugli della notte, tra il lavoro ingestibile, con il secondo romanzo da presentare – a breve vi darò luogo e data di pubblicazione – con il terzo che già ha raggiunto le 15 pagine – commovente – e con tutte le varie ed eventuali che caratterizzano questo presente.
E l’amore si sa, ha una strada tutta sua.
Ringrazio Silvia, Fausta e Nicoletta per le ulteriori dritte dell’ultimo editing dopo le nuove modifiche apportate.
Bob… ehm il Deca, Luchino e Valerio per altre ovvie ragioni.

P.S. Deca, ci vediamo davanti ai distinti sud! XD

…si vede sempre dove strappi via una pagina,
come ti fissa una fotografia di ieri…
(Claudio Baglioni – Mai più come te)

Protetto: Due parole:

Non è disponibile alcun riassunto in quanto si tratta di un articolo protetto.

Protetto: Le prese di coscienza,

Non è disponibile alcun riassunto in quanto si tratta di un articolo protetto.

Vorrei ci fossi sempre,

vorrei che non fossero momenti, perché avrei bisogno della tua presenza costantemente.
Sei ancora più donna di quando ci eravamo salutati l’estate scorsa, sulla porta di casa tua: il tuo quarto di secolo è il migliore che abbia mai incontrato.
Quante cose son successe, eh Silvie’?
Se non avessi avuto te durante quei giorni non lo so come l’avrei vissuta ed è singolare che tu ci sia ogni volta che mi trovo di fronte a dei cambiamenti importanti.
Quanto ti parlo, quanto mi ascolti.
Ho st’immagine di noi due in terrazza, con te che sei lì a registrare tutto quello che snocciolo, a sintetizzare i miei pensieri, per poi rivalutare le cose, considerare altri aspetti che – nonostante la mia solita capacità analitica – riuscivo a perdere comunque.
E ieri sapere che ti avrei vista – anche se il tempo è stato tiranno – ha fatto la differenza sulle ultime, senza che praticamente ci dicessimo nulla.
Poche righe, dunque, solo per dirti di nuovo grazie.
Ti voglio un bene dell’anima.