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Riflessioni

Quasi un secolo o poco più?

Il tempo si è rubato il tempo. In un giorno come un altro ho smesso di scrivere e in un giorno come un altro mi è tornata voglia di farlo. Non ho idea del niente, di chi passa – sporadici ricercatori di termini chiave su Google a parte – ancora (?) da qui.
Spero comunque che tutte quelle parole gettate e rigettate su queste pagine virtuali, siano servite anche a voi oltre che – ovviamente – a me.
A presto (?).

Si snodano i titoli di coda

anche per il 2012 e – come ogni anno – pare sia sempre questo il momento giusto per stilare bilanci e proporre buoni propositi. Non che ne avverta particolarmente il bisogno o lo stacco: domani, per quanto mi riguarda, sarà soltanto il proseguimento di giorni che si inseguono. Eppure, da quel capodanno passato a casa di conoscenti che da allora ho rivisto raramente (chiedo venia), di cose ne sono cambiate molte.
Mi ricordo bene, proprio bene.
Ero lì, inchiodato al passato e sotto una coltre di vorrei che non riuscivo a definire, col cuore ansante e assediato dal peso delle assenze che – incredibilmente – diventavano compagnie e speranze. Ero lì, nell’attesa snervante di una casa che avevo già acquistato, ma che non potevo ancora rendere mia. Ero lì, nelle sere piegate sullo schermo di un Mac nello snocciolare una trama fitta per un terzo e conclusivo romanzo. Ero lì nella rabbia di chi andava, nella felicità di chi arrivava, nelle soddisfazioni che contribuivo ad offrire e conquistare.
E chiedo scusa se non da subito ho capito quel che realmente necessitavo, ferendo nei miei andirivieni. Chiedo scusa se ho posto barriere, preso distanze. Chiedo scusa se non sono più capace ad essere tollerante. Chiedo scusa se le mie scelte – direttamente od indirettamente – hanno ferito.
Chiedo scusa, ma sono contento di quel che è, di quello che – evidentemente – sarà.
E allora buon anno, buon anno a chi ha capito, a chi ha offeso, a chi ha creduto, a chi ha sbagliato, a chi se la gode, a chi soffre, a chi è arrabbiato e a chi se ne frega. Buon anno a chi c’è e a chi ha scelto di non esserci, a chi ha pagato e a chi sta ancora pagando. A chi mi ringrazia e a chi ringrazio, buon anno, soprattutto, a me e a te.

Un anno è un attimo
(Noi no – Claudio Baglioni)

Ogni tanto i confronti con il passato sono necessari,

qualche altra inaspettati, in un’osmosi lenta eppure inesorabile. Una mattina come tante ti connetti a Facebook e trovi un messaggio che ti sbatte in faccia un passato che non ricordavi, non nella sua completezza almeno, in cui credevi che gli errori commessi fossero genuini e che le azioni intraprese – a loro volta – fossero state comprese. Non era andata così, quella volta. Avevo ferito, infierito, ero mancato e chissà, forse, avevo anche sbagliato. In realtà – come la giri la giri – non puoi tornare indietro a rimediare, tutto è – semplicemente – ora.
Non sono la distanza e il silenzio a fare un addio.
Ci sono le bugie, quelle che raccontiamo a noi stessi e agli altri, quelle che coprono le verità che non vogliamo ascoltare o che non vogliamo raccontare per il bisogno di apparire migliori, di uscirne meglio.
Giustificazioni, quante?
Prendersi le proprie responsabilità è un fardello che non vogliamo portare.
Rammenti l’ultima volta che non hai dovuto mentire per vivere?
E una luce opaca, filtrata, era quella che s’insidiava nelle pieghe di una coperta pronta all’inverno, nel tuo abbraccio sempre generoso, sempre disponibile, pure quando poi vuoi tenere il punto, testarda, orgogliosa, figlia di principi che condividi, ma che non servono.
E quella telefonata di un amico lontano sei anni che, nonostante il tempo passato, ha lo stesso calore di allora.
A volte la vita è come una troia che domanda il grande amore.

Le domande più intense e le risposte più vere,

fanno capolino sempre di notte, quasi che di notte vi sia una maggiore possibilità di sincerità verso se stessi e la vita. Non ho idea di quanto abbiamo impiegato ad addormentarci venerdì, ma sorridevo del fatto che sarebbe stato estremamente poco, tra incroci e braccia private della circolazione, i rumori di fuori e il ronzio di messaggi e notifiche varie, un film splatter che girava nella play, la mia digestione indomita.
Alzarsi, roba da audaci. Sarei rimasto a sognare i sogni che non ricordo per giorni e giorni. E tutto questo per dire che non so bene come e quando sia successo, tuttavia mi sono innamorato della tua espressione stropicciata del risveglio. È così e me la vivo per quello che è.
Spesso mi sento di rincorsa nel tentativo effimero di riuscire a portare avanti tutto, quando poi riesco a finire sul divano, dopo un’intensa giornata, penso che dopo non molto arriverai tu, felice come una ragazzina di vedermi.
Anche l’amore si evolve, il mio modo di amare almeno, e la violenza sentimentale che provavo in passato si specchia nella ricerca di una serenità che nella frenesia di questo tempo è un vero e proprio colpo di fortuna.
In fondo abbiamo tutti bisogno di nasconderci dal mondo.
Io mi nascondo con te, magari davanti ad un caffè, quando i doveri e le espressioni d’occasione non servono più.

Qualche volta ci salutiamo senza scambiarci una parola,

tutto è affidato al pensiero e alle naturali emozioni, nessun gesto, nessun tiro di fiato, sguardo. Si va perché si deve andare. Noi eravamo già andati incontro a chi insegnare quello che noi due imparammo insieme (cit.), ma oggi è un andare diverso e per questo diverso ecco queste poche righe. Spero ogni sogno tuo si concretizzi nella maniera migliore possibile, e, soprattutto, ti auguro di non provare mai più quella sensazione di non completo appagamento che ti porti dietro da che ti conosco. Siamo stati un bel pezzo di passione travolgente, bugie inenarrabili, rancori, ossessioni e frustrazioni, tuttavia belli come nessuno nel nostro passato ha potuto capire: qualcosa deve pur aver contato, no? Fai buon viaggio, in bocca al lupo.