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Milano

Domani a quest’ora sarò in Lombardia

dopo quasi tre anni di assenza dalle scene. Dopo altrettanti anni vissuti lì tra momenti di felicità esagerate e alcune malinconie. Ne sono successe di cose tra quelle quattro mura che mi hanno ospitato e se in passato scalpitavo per scappare e tornare a Roma, meglio ancora Ostia, oggi mi fa veramente piacere tornare sul luogo. Ricordo i primi giorni: difficili, traumatici, per me che ero abituato ad essere il “cucciolo di casa”, non l’uomo che sarei diventato poi, contando su me stesso e gestendo tutto in maniera efficace come sono riuscito. D’altronde cucinare non era il mio forte, anche se ho sempre avuto in compenso un senso della pulizia molto sviluppato. Inizialmente il mio miglior amico era stato McDonald’s, vuoi o non vuoi, l’averlo sotto casa, è stato un aiuto. Poi ho imparato ad avventurarmi tra gli scaffali della GS senza comprare cazzate e puntando a ciò che realmente necessitavo per consumare pasti umani. Poi c’era anche il discorso mobili, gestito alla meglio – dopo un prestito chiesto alla banca – nei piani dell’Ikea. E tutte le persone conosciute sui treni che mi portavano al centro di Milano, quegli aperitivi che non ero mai riuscito a capire, i colleghi e i contrasti, gli amori, gli amori a distanza, le notti che diventavano giorno. Le giornate passate solo con me, lo stress, la voglia di evadere, la consapevolezza del mio cambiamento, i nervi tesi, le allegrie brevi, le notti al telefono, le nostalgie per un passato che tornava a farmi visita, i weekend a Roma o a Firenze, le discussioni a casa, il giorno del definitivo rientro che non arrivava mai. Vorrei a volte rivivere tutto per riassaporare quelle sensazioni ed emozioni che mi hanno accompagnato fin qui oggi. Ci sentiamo al ritorno per raccontarvi come è andata. C’è da preparare la valigia. Buon weekend a tutti.

C’era una foschia strana

questa mattina per le vie del centro. Per un attimo ho avuto la stessa sensazione di quando sbucavo dalla metro davanti al Duomo Milanese.
Strani sono anche i giorni che sto vivendo, pieni allo spasimo, ma pieni di tutto, anche di quello che non vorrei. Però vorrei avere la capacità di poter pensare in maniera selettiva escludendo ciò che nel contesto non è determinante. Ma non è fattibile un discorso di questo tipo, ogni cosa avviene in random.
È che siamo fatti così, vorremmo sempre poter catalogare, gestire, condizionare e in realtà quello che possiamo, all’atto pratico, è davvero molto poco. La vita va da sé. Per quanto impegno, volontà, desiderio ci spingiamo dentro, qualche evento, qualche situazione, entra in scena all’improvviso senza che noi possiamo farci nulla e del tutto inaspettatamente.
È un po’ come un serial USA, dove tutto viene stravolto nello snodarsi della trama.
Domani, è ancora tutto da scrivere, tutto al più possiamo apprendere qualcosa dagli ieri andati.
Negli episodi precedenti..

Roma grigia, Roma silenziosa,

Roma che sembra dormire, ma non lo fa, tra meno di un’ora si risveglierà con i pendolari che dopo il lavoro la calpesteranno e l’attraverseranno per tornare a casa.
Baglioni in sottofondo, ogni tanto ci perdiamo di vista, sono cresciuto anche attraverso di lui e in un certo senso per me è una persona cara. Mi domando cosa fate voi, se tutto va, almeno in parte, come vorreste, se c’è un minimo di appagamento da questa giornata. Potessi andrei già via, per il semplice desiderio di andare. In un certo senso invidio Silvia, che domani camminerà incontro ad una nuova svolta, un po’ come fu per me quando mi ritrovai a vivere Milano. Ne abbiamo già parlato tante volte e qui ci sono post, quelli iniziali, che da la erano scritti. Quante aspettative sia nell’andare, sia nel tornare e quante cose sono andate come speravo o come credevo.
Pensieri sparsi ammucchiati, in fondo, appunti di vita, rappresenta proprio questo, un contenitore di tutto e niente, di riassunti, di riflessioni su quello che mi accade, su quello che mi succede.
Ci sono giorni che mi sento solo, ma non di un solo fisico, ma di un solo interiore, quell’essere se stessi che solo in pochi possono capire, però mi piace tanto la mia vita, sincero. Ho vissuto situazioni più belle e intense che nei migliori romanzi che mi è capitato di leggere e non cambierei quello che ho avuto con quello che non ho avuto. Non so quanti farebbero a cambio con me, ma io non farei a cambio con nessuno.
Il problema è l’adesso, vorrei che fosse di più. Vorrei un amore che mi stramazzasse il cuore, che mi convincesse che non avevo raggiunto il massimo negli amori passati, ma che sia, se possibile ancora più intenso e allo stesso tempo lo temo, perché non voglio più perdere la mia individualità, quella libertà che ho riottenuto inaspettatamente, la capacità di bastarmi da solo, il non dover dipendere dagli altri.
Vorrei avere il tempo per comporre, stare in studio con calma con Giacomo e finire quest’album che ora si, è maggiormente tangibile che mesi fa, quando era solo una fantasia, quando non avevo nemmeno rispolverato i quaderni con le mie prime canzoni, intuizioni.
E il libro che non riesco a chiudere, con il finale che mi gira in testa da giorni, ma che non riesco a stendere.
Tempo, sempre il tempo, troppo veloce, si prende un po’ troppo, troppo pretenzioso. Di buono c’è che a lavoro riesco ad averne molto per me e mi sembra quindi di sprecarne di meno.
C’è che ogni sera è una sera diversa e ci divertiamo come non mi succedeva da anni.

Lo so, dovrei lavorare…

ma non mi va, non ho voglia. Guardo i voli senza davvero guardarli, non ho idea di cosa devo chiedere o non chiedere: è un momento autistico. Silvia è andata in segreteria, pare abbiano trovato casa a Parigi o giù di lì, Ilaria studia con Chiara in cucina. Gli altri contatti di MSN non li ho ancora salutati, ma ho qualche finestra che lampeggia di arancione sulla barra delle applicazioni.
Il cielo di Roma è di un grigio intenso, mi ricorda la Milano dei giorni migliori, quella che ancora dovevo scoprire, amare e odiare.
Qualche volta si, mi domando come sarebbe stato se invece di scegliere di tornare, avessi scelto di rimanere su. Non so quante cose sarebbero cambiate. Senza dubbio avrei avuto più risorse economiche. I soldi non fanno la felicità dicono, ma forse lo dice chi deve sopperirne alla mancanza. Non sono fondamentali chiaramente. Non ho bisogno di lusso sfarzoso per vivere anche se né i miei prima né io oggi, abbiamo fatto realmente a meno di qualcosa. In realtà però ho un’idea molto povera della vita. La persona giusta accanto, una casa adeguata alla coppia più eventuali figli, uno stipendio discreto a fine mese, una vacanzetta all’anno, una macchina che mi piaccia, qualche soluzione high-tech. Ma non ho chiesto Ferrari, case sparse per il mondo, una vita da re o condizioni similari.
Per gradi, sto arrivando a tutto. Lo stipendio non è male e la macchina che mi piace c’è, di case mi capita di guardarne, presto o tardi mi farò questo mutuo e la persona giusta, arriverà.
A Milano però il discorso economico non lo contemplavo davvero, ricordo quando entravo nei locali e pagavo da bere a Tizio o a Caio, senza problemi o quando entravo nel Mondadori Informatica e prendevo quello che volevo con una strisciata di carta. Sesso occasionale, nessun legame. Ma ero felice? No, non lo ero. Ero stato felice quando avevo conosciuto Elena e l’avevo vissuta e i soldi erano solo un mezzo per poter stare insieme, non per riempire il vuoto che mi aveva lasciato. E mi viene in mente Renato e la “Pace sia con te” e forse si, ho bisogno di un attimo di pace. Sono in continua, costante evoluzione e anche quando punto i piedi le cose cambiano a prescindere. Lanciare su una monetina in cielo e scegliere oggi: Milano o Roma?
Potrei si, tornare li e in barba alle persone ritrovate, alle nuove persone incontrate, a quelle appena perdute, tornare su. Ma sarebbe giusto? O sarebbe una fuga? Un evitare di vivere coerentemente quello che viene? E mentre Rocco mi ha appena portato il mio decaffeinato (l’abbiamo in comune questa cosa Ila) vi lascio queste righe e guardo il via vai di vita per le strade.
Stay tuned.

E Dio se la mandava giù a dirotto..

E’ stato un weekend intenso,

situazioni, condizioni, divertimenti, riflessioni, di ore piccole, di pensieri grandi e non.
Venerdì sera o forse notte (cosa cambia?) sono passato al volo al John bull e mi ha fatto strano, tra le altre, rivedere Giulia che guarda caso “oh buonasera eh!”. “Oh buonasera eh”, un cazzo! Smetti di fare quella che ancora se la tira e che hai scoperto che sto con quelli “fighi” e allora vieni a fare la gattina morta. Mi ti farei solo per sfregio, ma tanto non te ne fregherebbe nulla di essere usata da me con tutti quelli che hai avuto prima e allora meglio stare dall’altra parte, tra quelli che non ti sei fatta.
Scusate lo sfogo, ma odio l’opportunismo e le persone false. Ieri pome sono stato da Stefano, in studio, a sentire e capire dove non mi piaceva la canzone, abbiamo effettuato delle correzioni e aggiunto un coro sotto con Manuela, ma è ancora da sistemare, secondo me i volumi possono essere gestiti meglio e un passaggio mio proprio non mi è piaciuto.
La notte bianca, l’occasione per vivere quando per vivere non dovrebbe esserci un’occasione, ma dovrebbe essere una costante farlo. Abbiamo cenato all’Elmi, quando di corsa siamo scappati dalla sala d’incisione e tralasciando Rosa e le sue mille sfumature, ci siamo sbranati avidamente gli antipasti di Nunzio, una pizza e i suoi dolci. Il punto poi era: restare ad Ostia o andare a Roma? Per quanto Proietti sia uno delle mie icone personali, arrivati al centro del pontile, un audio pessimo e la ressa intorno al palco, ci hanno fatto scegliere di correre a Roma. E allora via, sulla Roma – Fiumicino, strada quasi libera, Piramide e la metro B. Quest’ultima diversa da quando la prendo la mattina, solo ragazze e ragazzi in tiro, pronti alla nottata che tutto dovrebbe travolgere. Sarebbe bello se si andasse a lavoro con lo stesso spirito. Termini, Piazza della Repubblica, Via Nazionale e poi giù fino a via del corso. Un fiume di persone in due sensi di marcia. Urla, strilli, schiamazzi, risate, saltimbanco e poi ancora visi, occhi, mani, sorrisi, sguardi, contatti e i piedi che fanno male “oh ma cazzo che giro!” “oh ma hai visto quella?” “Si merita!” Si, merita una vita con me” e ancora giù risate. Poi incontri gente di Ostia che ha pensato di “seguirci”, ho incontrato anche Bibby con le amiche “che ne pensi della mia amica?” mi ha chiesto, “grazie lo stesso” ho risposto, perché no, non era per me, perché oggi nessuna può essere per me. Ancora poi spintoni, una che mi si butta addosso, “scusa” ed il mio “fai, fai”. E si ride, perché i pensieri sono lontani, nascosti da un presente che ti chiede tutto, che vuole tutto. Poi la stanchezza “Lu’, comprami due piedi nuovi” e il panico per tornare a Piramide, niente metro, no, da via del corso a Piramide in una lunga camminata, con altre persone che come noi erano stremate. Poi lo senti, la festa è finita e si esce un po’ malconci, seduto sui gradini a riflettere tra quello che non c’è e quello che c’è, manca tanto, manca tutto, perché poi è riuscito fuori il discorso Camilla e tutte quello che c’è stato dopo e il ricordo va a quando quelle prime notti mi voleva, ma non potevamo, non sarebbe stato giusto nei confronti della persona che stava con lei, ma poi non ce l’avevamo fatta e mi aveva aperto la porta e gli occhi a incastrarsi negli occhi, baciarsi lunghe le scalle, respiri affannossi di gradini e voglie. Lo studio di suo padre, le mattonelle fredde, l’aversi e non riuscire a fermarsi. Poi i pensieri scappano via, “dai che siamo a Circo Massimo” ” Ah si?” “Si” “Ma quanto cazzo è grande Roma?” Troppo grande e allora ci cadi, inciampi sul pensiero di Francesca quando sento “allora andiamo da Peroni a far colazione”. Cazzo Peroni, le prime nottate insieme a far colazione e all’epoca tutto era ancora una speranza, un desiderio di far diventare quei suoi occhi tristi, allegri e per me. E la via del Mare deserta, quattro gatti a far colazione, il letto finalmente. E finisce la notte bianca, vissuta allo spasimo. E’ tempo di riprendersi e iniziare questa giornata. Vorrei fare una lista di ringraziamenti veloci, ma ho paura di mancare qualcuno, se dovesse succedere perdonatemi.
Bibby e Manu che mi sopportano quotidianamente, grazie :-)
Luca si sa, ma anche Emanuele, anche se lo vedo di meno, ma nel tempo ho saputo apprezzarlo ancora di più.
Silvia perché sarebbe la donna della mia vita se non le volessi così bene e che è l’unica persona che riesce a farmi razionalizzare sempre e comunque.
Diana, che è l’unico vero affetto che mi sono tenuto da Milano e che “sfido che esista qualcuna che non ti vuole” la troveremo Dianè, vedrai la prossima che mi piacerà mi darà il due di picche ^^
Rita, perché cmq c’è costantemente, problemi di mare.
Stella con le sue paranoie e Linda con il suo affetto da chioccia.
Hilly, perché mi piace come ragiona e magari un giorno sarà davvero un’amica in più.
Alice, perché esistono anche nelle nuove conoscenze persone non banali.
Dio, perché anche se sono credente a cazzo di cane, sto cmq qui e me la godo, perché io mi sento davvero fortunato per quello che ho avuto finora e per quello che inevitabilmente avrò.